Lun 18 Febbraio 2019 — 02:03

Etruria, pm denuncia “stranezze” di Bankitalia



Il procuratore di Arezzo sentito in commissione banche: “strano” che Via Nazionale spingesse per una fusione con la Popolare di Vicenza

Per la Banca d’Italia la Popolare di Vicenza era potenzialmente “un partner di elevato standing” per Banca Etruria, un giudizio che il Procuratore Capo di Arezzo, Roberto Rossi, ascoltato oggi in Commissione Banche, definisce “strano”.

La mancata operazione portò poi Bankitalia a censurare e sanzionare i vertici di Etruria e al commissariamento dell’istituto a febbraio 2015.

Il magistrato, il cui seguito della deposizione è stato poi secretato, ha definito la circostanza come “singolare” dopo aver appreso “da fonti aperte”, e cioè dalle audizioni di Banca d’Italia alla stessa Commissione banche, la situazione critica in cui versava la Popolare di Vicenza già nel 2012. “Sembrava di leggere la stessa relazione ispettiva di Banca Etruria”, ha affermato Rossi, anzi peggio visto che i finanziamenti baciati ad Arezzo non ci sono stati.

Il procuratore di Arezzo ha ricordato come la Banca d’Italia chiese nel dicembre 2013, a seguito di ispezioni e azioni di vigilanza, “ad Etruria di integrarsi in gruppo di elevato standing con ‘le necessarie risorse patrimoniali e professionali’. E qui abbiamo tracce documentali di tentativi di ricerca di un gruppo che possa risollevare le sorti di Etruria, vengono investiti diversi organi e advisor come Mediobanca per un’operazione che Bankitalia definisce operazione ‘prioritaria’. Bankitalia ci dà notizia di alcuni contatti, fra cui una banca israeliana, ma nessuno concreto. L’unica trattativa concreta fu quella con Bpvi che aveva fatto un’ offerta da 1 euro per azione”.

La deposizione è stata poi secretata per decisione del presidente, Pier Ferdinando Casini, mentre il magistrato stava rispondendo sul fatto che la Procura non sta indagando sulla Vigilanza di Bankitalia: “Non ne avremmo alcuna competenza”, ha detto.

In seguito fonti ufficiose di Bankitalia hanno tenuto a precisare di avere “contestato a Etruria non la mancata aggregazione con Vicenza ma il fatto che l’unica proposta di aggregazione ricevuta, che era proprio quella di Vicenza, non fosse stata portata a conoscenza dell’Assemblea, unico organismo cui spettava la decisione”.

Rossi si è inoltre soffermato sulle operazioni più azzardate di Banca Etruria, spiegando che furono condotte dai vertici soprattutto nel periodo 2008-2010 quando si finanziano grandi gruppi nazionali con esiti disastrosi. Il procuratore ha citato il caso del finanziamento “dello yacht più grande del mondo realizzato in un bacino senza sbocco al mare, situato a 500 metri dalla banchina”. L’ex vicepresidente di Etruria Pierluigi Boschi, che entrò nella banca nel 2011, non partecipò alle riunioni che hanno deliberarono finanziamenti finiti poi in sofferenza e che costituiscono “il reato di bancarotta”, ha risposto il procuratore a una domanda del deputato Carlo Sibilia (M5S) che gli chiedeva del ruolo del padre di Maria Elena Boschi.


Intanto c’è anche attesa per vedere se sarò chiamato in commissione anche l’ex Ad di Unicredit, Federico Ghizzoni.
L’ex numero uno della banca milanese in tal caso dovrebbe intervenire sul caso delle presunte pressioni ricevute dal ministro Maria Elena Boschi perché salvasse Banca Etruria, di cui il padre Pierluigi era appunto vicepresidente.
“Sentire Ghizzoni? Deciderà l’ufficio di presidenza, e la stessa cosa vale per la Boschi. Ma la nostra non è la sede per fare spot elettorali”, ha detto Casini ieri sera ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7.

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