Ven 19 Aprile 2019 — 06:48

Unicredit tra accuse sul Cet1 e attesa trimestrale



Un hedge fund punta il dito contro gli strumenti cashes del 2008. Nuove indiscrezioni intanto su una cessione di Npl per 1 miliardo

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) – Unicredit in rosso a Piazza Affari nella vigilia del Cda che dovrà approvare i conti del primo trimestre. A pesare però non sono le attese (i risultati si conosceranno comunque giovedì mattina), ma l’attacco subito dalla banca milanese da parte di un hedge fund, che secondo quanto riporta il Financial Times contesta la correttezza del requisito patrimoniale Cet1 dell’istituto guidato da Jean Pierre Mustier.

Secondo quanto scrive l’edizione online del quotidiano della City, il fondo Caius Capital ha scritto all’Eba mettendo in discussione il Cet 1 di Unicredit in quanto non risulterebbe corretto sulla base delle regole Ue. Per il fondo insomma si configura una violazione, a meno che non siano convertiti in titoli ordinari i quasi 3 miliardi di strumenti finanziari complessi emessi nel 2008 (cashes).

Unicredit, replicando, ha spiegato che il trattamento regolatorio dei cashes è stato pienamente comunicato al mercato e confermato e rivisto dai regolatori competenti e che l’attuale contributo di questi strumenti alla situazione patrimoniale della banca non ha sostanziale impatto sui ratios.

In una nota Unicredit ha ribadito che il trattamento patrimoniale dei cashes è in linea con l’attuale regolamentazione, aggiungendo che esistono previsioni contrattuali per far fronte a qualsiasi evoluzione della normativa e preservare la posizione patrimoniale anche attraverso la conversione automatica dei cashes in azioni ordinarie.

A fine 2017, Unicredit mostrava un Cet1 ratio al 13,6%. Secondo il fondo Caius se l’Eba accogliesse la sua richiesta, il Cet1 di UniCredit si ridurrebbe a meno del 5%, quindi sotto i minimi regolamentari. Il Ft sottolinea che Caius potrebbe trarre un profitto dalla conversione dei cashes in quanto ha assunto una posizione che scommette contro questi strumenti finanziari. Per contro le perdite per gli investitori in questo strumento sarebbero consistenti poiché le azioni sottostanti rappresenterebbero oggi meno del
10% del nominale.

Il mercato intanto è nervoso e il titolo perde quota. Le azioni Unicredit nel finale segnano -3,2% a 17,32 euro, con il Ftse Mib a sua volta pesante (1,64%).



Non sono bastate finora a sostenere il titolo nemmeno le indiscrezioni di stampa sulla ulteriore pulizia di bilancio, con la possibile cessione di 1 miliardo di Npl. Un’operazione che si andrebbe ad aggiungere alla riapertura del progetto Sandokan per smaltire 3 miliardi di crediti deteriorati, in gran parte inadempienze probabili in campo immobiliare.

Quanto alla trimestrale, il consensus degli analisti fornito dalla stessa Unicredit indica per i primi tre mesi del 2018 un utile netto a 766 milioni, in calo rispetto ai 907 milioni del pari periodo 2017, su ricavi per 4.956 milioni (da 4.833 milioni un anno fa).

Da segnalare che la controllata Fineco Bank ha riportato oggi risultati in linea con le attese, fra cui un utile netto di 59 milioni su ricaviper 155,4 milioni mentre i costi operativi del 4,8% a 63,6 milioni. Da inizio anno la raccolta netta è aumentata del 13%, attestandosi, al 30 aprile, a 2.236 milioni (di cui 577 milioni ad aprile). Il totale delle attività finanziarie è salito del 10% a 69,3 miliardi mentre i clienti del 7% a circa 1,225 milioni.

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