Mer 29 Gennaio 2020 — 14:02

Massiah (Ubi): non tutte le fusioni sono di successo



La banca al centro del dossier M&A assieme a Banco Bpm, Bper e Mps, ma l’ad preferisce restare cauto. Il nuovo piano nel primo trimestre

ubi massiah

Ubi Banca resta una pedina chiave del futuro consolidamento fra banche italiane di medie dimensioni, che vede coinvolte nel dossier anche banco Bpm, Bper e Mps. Tuttavia il ceo di Ubi, Victor Massiah, preferisce rimanere cauto su una possibile fusione, come ha spiegato in un’ampia intervista rilasciata al Sole 24 Ore.

Ubi e la fusione, il ceo Massiah è cauto

Ubi, si ricorda, è la principale candidata a una fusione con Banco Bpm, mentre di recente è stata accostata anche a Bper.

Quanto a Mps, tutto dipende da come e quando il Tesoro si riuscirà a disimpegnare dal capitale dell’istituto di cui detiene una quota di oltre il 68%. I negoziati con la Ue sarebbero alle battute finali.

Massiah spiega comunque al Sole 24 Ore che le fusioni tra banche “non si improvvisano. Servono analisi serie perché la storia ci dimostra che non tutte le aggregazioni sono state di successo”.

Viene confermato che la banca conta di presentare il nuovo piano industriale nel primo trimestre del 2020. Quanto al tema del risiko, il manager invita a valutare almeno due elementi di cui si parla poco. Il primo: i nuovi principi contabili internazionali impongono
di spesare interamente all’inizio i costi di fusione, che riguardano soprattutto gli esuberi di personale. Il secondo: la attenta valutazione dei modelli interni di rating delle banche coinvolte e l’impatto della loro armonizzazione sugli indici di capitalizzazione”.

Ma Ubi non chiude a un matrimonio

Due elementi che, precisa Massiah, non sono di impedimento nell’immediato alle fusioni? “Ma richiedono un attento esame sia per valutare quale sia l’opportunità migliore sia, addirittura, per decidere di non procedere ad aggregazioni in questa fase”.

Gli analisti però, come ammette il numero uno di Ubi Banca, evidenziano che due buoni motivi per procedere alle fusioni sono
i tassi negativi, che frenano la redditività delle banche, e gli investimenti digitali da sostenere: “Ogni banca in Europa e nel mondo sta annunciando miliardi di investimenti pluriennali nel digitale. Non sarebbe meglio unire gli sforzi?”.

Nell’intervista, Massiah ridimensiona poi i timori sulla concorrenza agli istituti di credito da parte del fintech bancario e dei colossi come Google. Infine conferma che la banca non applicherà tassi negativi alla clientela.

In Borsa alle ore 11,06 le azioni Ubi Banca segnano +1,27% a 2,792 euro, in una giornata positiva per il comparto e gli indici di Piazza Affari.

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