Mer 08 Dicembre 2021 — 13:43

Unicredit-Mps, l’operazione è saltata



Siena evita lo spezzatino ma deve comunque affrontare un aumento di capitale fino a 3 miliardi. E c’è chi rispolvera l’ipotesi burden sharing

unicredit mps

Unicredit-Mps, l’acquisizione non va in porto. Le trattative tra la banca guidata da Andrea Orcel e il Tesoro (al 64% del Monte dei Paschi di Siena) sono arrivate a una rottura nella impossibilità di raggiungere un compromesso che facesse sopravvivere la lettera di intenti del 29 luglio e consentisse la privatizzazione dell’istituto senese sotto le insegne di Unicredit. Lo rendono noto le parti interessate, in uno scarno comunicato congiunto, confermando le indiscrezioni di stampa.

Unicredit-Mps, operazione saltata

“Nonostante l’impegno profuso da entrambe le parti, UniCredit e il Ministero dell’Economia e delle Finanze comunicano l’interruzione dei negoziati relativi alla potenziale acquisizione di un perimetro definito di Banca Monte dei Paschi di Siena”, si legge nella nota.

Unicredit può ora guardare altrove in materia di fusioni/acquisizioni. Mps evita lo spezzatino (Unicredit infatti era interessata solo a un perimetro di asset della banca senese) e resta in mano allo Stato, che dovrà comunque mettere mano nuovamente al portafogli, visto che serve un aumento di capitale fino a 3 miliardi. Da parte sua Repubblica rilancia l’ipotesi del burden sharing ossia la condivisione delle perdite per azionisti e obbligazionisti titolari di bond subordinati.

Unicredit e Tesoro su posizioni inconciliabili

Non solo: i dipendenti di Rocca Salimbeni non sono al riparo da esuberi, poiché la Ue fisserà rigide condizioni per concedere una proroga della privatizzazione. I sindacati sono già in allerta.

Pur tuttavia, secondo quanto riporta il Messaggero, le posizioni si sono rivelate “inconciliabili”. Unicredit, ricordiamo, aveva aperto dopo le pressioni del Mef a un’operazione con impatto neutro sul capitale; ma questo per il Tesoro avrebbe comportato un aumento da 7 miliardi. Tale ricapitalizzazione si sarebbe resa necessaria per equiparare il Cet1 di Mps (10,6%) a quello di Unicredit (15,1%), spesare i costi di 7mila esuberi e coprire svalutazioni su crediti.

Mps, cosa succede ora

Il piano B del Tesoro per Mps poggia invece innanzitutto su uno slittamento di almeno un anno della scadenza di fine 2021 per la privatizzazione della banca di Siena. Secondo le indiscrezioni sia la Commissione Ue sia la Vigilanza Bce potrebbero chiedere in cambio discontinuità nella gestione e un piano di tagli “lacrime e sangue”.

Resterebbero comunque in scena Mediocredito Centrale e Amco, con le due controllate del Tesoro pronte ad agire per sostenere Siena.

Unicredit era interessata alla banca online Widiba ma non Capital services, Factoring, Leasing, Consorzio operativo di Mps. La rottura sarebbe maturata sabato scorso 16 ottobre quando il Mef ha provato a infilare nel pacchetto i 2.100 dipendenti della direzione generale di Rocca Salimbeni che da subito Orcel avrebbe detto di non volere.

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