Mer 23 Settembre 2020 — 03:29

Ubi Banca, si insedia il patto ma è incognita fusione



La Fondazione CariCuneo, capofila del gruppo di soci, studia i vari dossier. Intanto il piano che sarà svelato il prossimo 17 febbraio sarà stand alone

Ubi banco bpm

Con il via libera della Bce è diventato efficace il patto di consultazione che vincola circa il 18% del capitale di Ubi Banca. Le sfide non mancano, a partire dal nuovo piano industriale che sarà presentato il prossimo 17 febbraio e che si intreccia inevitabilmente con il dossier fusioni (in prima fila Banco Bpm, Bper e Mps).

Ubi, patto ottiene il via libera Bce

Ubi è corteggiatissima ma la scelta del partner sarà presa con grande attenzione. E, secondo alcuni, non è nemmeno detto che si arrivi al matrimonio. Intanto il nuovo piano sarà scritto su basi stand alone, ma questo non significa che Ubi voglia ballare da sola.

E’ in questo contesto che prende avvio, ottenuto l’avallo di Francoforte, il patto dei soci denominato Car, “una sede di confronto tra significativi soci istituzionali e industriali di Ubi Banca – spiega una nota -, anche in relazione a future scelte strategiche, disciplinato facendo riferimento ai modelli elaborati dalla miglior prassi internazionale”.

Cuneo e le famiglie lombarde

Gli aderenti al patto di consultazione, sottoscritto il 19 settembre 2019, hanno avuto conferma lo scorso 27 gennaio dell’intervenuta efficacia del Patto con decorrenza dalla medesima data.

Al patto aderiscono le fondazioni e alcune grandi famiglie imprenditoriali bergamasche e bresciane. Il Car schiera infatti la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Banca del Monte di Lombardia, Polifin Spa e Famiglia Bosatelli, Next Investment Srl (Famiglia Bombassei), P4P Int e Famiglia Pilenga, Radici Group e Famiglia Gianni Radici, Scame Spa e Famiglia Andreoletti e UPIFRA SA (Famiglia Beretta).

Ubi Banca: il dossier fusione

I riflettori sono ora puntati sul piano e sui possibili sviluppi del risiko tra banche di medie dimensioni che vedono Ubi al centro di diverse possibili combinazioni. Se una possibile fusione con Banco Bpm resta l’ipotesi più gettonata, non mancano indiscrezioni su Bper, che corteggia Ubi dopo uno studio sul tema commissionato a Citigroup.

E resta da accasare banca Mps una volta che si sarà liberata dal fardello dei crediti deteriorati: i colloqui tra il Tesoro e la Ue su questo fronte dovrebbero essere agli sgoccioli.

Le incognite

Le indiscrezioni però sono contrastanti. Giandomenico Genta, presidente delle Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, che è capofila del patto con il 5,9%, ha detto ieri alla Reuters che Ubi potrebbe “fare una valutazione sull’M&A nel 2020”. Genta, secondo l’agenzia, sarebbe tiepido però sull’ipotesi Banco Bpm, a causa delle forti sovrapposizioni e di un possibile aumento di capitale che gli analisti stimano intorno ai 2 miliardi.

Il patto, secondo quanto scrive invece oggi il Messaggero, avrebbe perplessità sulle altre due ipotesi. E cioè Bper e Mps.

Bancassurance

Quanto al ceo Victor Massiah, in un intervento lo scorso novembre aveva detto che “non tutte le fusioni sono di successo”, a conferma della grande prudenza con cui sarà affrontato il dossier fusioni.

Intanto Massiah ha commentato ieri sera le indiscrezioni di stampa relative ad un’estensione dell’accordo di bancassicurazione con Cattolica. L’istituto, ha detto il manager, ha aperto un tavolo sul riassetto delle attività assicurative con “diverse opzioni e diversi attori”.

Intanto in Borsa alle ore 10,55 le azioni Ubi Banca segnano -0,77% a 2,846 euro.

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