Mer 17 Luglio 2019 — 15:52

II marketing che nasce dall’interno: curare l’employee advocacy



Obiettivo della strategia è la promozione del brand attraverso i dipendenti stessi dell’azienda, che diventano dei veri e propri ambasciatori

Spesso le aziende focalizzano tutte le proprie strategie di marketing verso una direzione esterna: non si tratta di una procedura scorretta, vista l’importanza della comunicazione del brand aziendale verso il proprio pubblico.

Tuttavia, questa non può rappresentare l’unica soluzione per un piano promozionale che possa dirsi completo e sfaccettato. Anche la comunicazione interna, richiede l’implementazione di strategie votate alla promozione del marchio. Qui entra in gioco una tecnica nota come employee advocacy, che ha come obiettivo la promozione del brand attraverso i dipendenti stessi dell’azienda, che diventano dei veri e propri ambasciatori.

Si tratta di un argomento che richiede senza alcun dubbio un approfondimento, dato che investire nella propria identità aziendale si dimostra particolarmente efficace.

Employee Advocacy: cos’è e perché curarla

Come anticipato poco sopra, l’employe advocacy è una strategia di promozione che porta in primo piano i dipendenti dell’azienda.

Se ben utilizzata, infatti, i collaboratori diventeranno dei veri e propri ambasciatori del marchio, promuovendolo in prima persona attraverso i propri profili social e non solo.

Si parla di una strategia di marketing fondamentale per un’impresa, in quanto è in grado di regalare al marchio una credibilità altrimenti molto difficile da raggiungere.

Questo per via del fatto che è lo stesso dipendente a diventare il promotore dell’azienda per la quale lavora, dunque si tratta di una forma di promozione che parte dall’interno: ovvero da chi vive nel quotidiano quella realtà professionale. Altri vantaggi di questa forma di marketing sono l’aumento della loyalty dei dipendenti e la conseguente creazione di un clima più piacevole e coeso in cui si è felici di lavorare
e dare il meglio di sé.

Anche il marchio ne giova consolidando la propria reputazione e la propria identità: non a caso si parla di due fattori che consentono alle aziende di differenziarsi dai propri competitor diretti, acquisendo maggiore gradimento da parte del proprio pubblico.

Il vantaggio del dipendente come ambassador

Trasformare un dipendente in un ambasciatore del proprio business porta innegabili vantaggi al brand: sia in termini di reputazione, che in termini di rendimento del dipendente stesso. In quest'ultimo caso ciò viene reso possibile da un sistema di lavoro più gratificante, che possa incitare il lavoratore ad entrare un circolo virtuoso che lo spinge a mettercela tutta per raggiungere determinati obiettivi.

Per quanto concerne la reputazione che dall'interno della nostra azienda entra in circolo verso l'esterno basta fare l'esempio di un dipendente che incontra incontra un cliente.

Quando succede questo è possibile far leva, oltre che su una salda fedeltà all'azienda, anche su dettagli quali i gadget personalizzati con il logo dell’azienda: se ad esempio facciamo realizzare dei portamine personalizzate ( magari ordinandoli direttamente online ) un dipendente che va ad un incontro con il cliente prenderà appunti con un oggetto personale e particolare, invece che con una semplice biro anonima.

Poi è ovvio che il dettaglio deve andare sempre ad incastrarsi in un insieme di cose: in sintesi, il dipendente dovrà farsi promotore anche dei valori propri dell’azienda che in quel momento incarna e rappresenta. Questo insieme, se curato con attenzione, consente al cliente di entrare in contatto con i veri valori dell'azienda.

Curare l’employer branding, dunque, significa sfruttare una forma di marketing che proviene dall’interno e che può diventare un ottimo veicolo di promozione e fidelizzazione.

carige news piano 17-07-2019 — 10:09

Carige, arriva nuovo piano: utile nel 2022, banca più leggera

Prevista una forte riduzione dei crediti deteriorati, al punto che l’Npe ratio lordo crollerebbe sotto il 5%

continua la lettura