Unicredit-Bpm, la sentenza del Tar. Focus anche su Mps, Mediobanca, Agricole, Bper, Sondrio
Redazione FR
12-07-2025 — 21:54
Il ricorso di Orcel accolto parzialmente, resta fra l’altro invariata la condizione che prevede l’uscita di Unicredit dalla Russia. Intanto Mps avvia l’offerta su Piazzetta Cuccia. E Modena conclude con successo l’opa su Popolare Sondrio

Unicredit ha salutato con favore la sentenza del Tar del Lazio che oggi ha accolto parzialmente il ricorso presentato dalla banca guidata da Andrea Orcel. Il Tribunale ha annullato parte dei paletti imposti dal governo, appellandosi al golden power, sull’acquisizione di Banco Bpm. Lo stesso Orcel tuttavia aveva affermato nei giorni scorsi che, a fronte di un accoglimento parziale del ricorso, “rimarremmo comunque in una situazione di incertezza”. Resta fra l’altro invariata la condizione che prevede l’uscita di Unicredit dalla Russia. L’offerta di Unicredit su Banco Bpm termina il 23 luglio.
Unicredit-Bpm, Tar del Lazio accoglie parzialmente il ricorso
Il Tar del Lazio ha accolto parzialmente il ricorso con il quale Unicredit contestava la legittimità del golden power esercitato dal governo per l’Ops su Banco Bpm.
Il Tribunale amministrativo ha annullato la richiesta di mantenere invariato per cinque anni il rapporto tra prestiti e depositi di Banco Bpm, così come quella di mantenere in Italia i portafogli di project finance sia propri sia di Banco Bpm. E’ stata inoltre resa non vincolante la prescrizione secondo cui Unicredit dovrebbe mantenere gli investimenti in titoli italiani di Anima Holding, controllata da Bpm.
Secondo i giudici invece “non può esserci alcun dubbio sulla legittimità” della richiesta a Unicredit di lasciare la Russia, argomenta la sentenza del Tar.
Tar: Unicredit, Banco Bpm e Mef cantano tutti vittoria
Fonti del Mef citate dall’Ansa affermano che “il governo accoglie con favore la sentenza che conferma in larga parte la legittimità e dunque l’impianto del Golden Power in particolare nei suoi punti qualificanti: l’obbligo per Unicredit della dismissione degli asset in Russia entro 9 mesi e il mantenimento dei titoli italiani in Anima”. Verrebbe infatti “riconosciuta la sicurezza economica come elemento di sicurezza nazionale: un principio fondamentale che è alla base del golden power in questione e che sarà sempre più importante anche in futuro”. Da parte sua Unicredit “accoglie con favore la decisione odierna del Tar che ha accolto il suo ricorso, ritenendo illegittimo l’uso del Golden Power e richiedendo l’emissione di un nuovo decreto”, afferma un portavoce della banca dopo la sentenza del Tar del Lazio. “UniCredit continua a valutare l’evolversi della situazione e prenderà tempestivamente tutte le decisioni necessarie”. Unicredit intanto non molla la presa su Commerzbank, nonostante il muro del governo di Berlino e dei sindacati bancari tedeschi.
In seguito al verdetto odierno sembra esultare il Banco Bpm, che “prende atto della sentenza del Tar Lazio con la quale viene riconosciuto il corretto operato del Governo e, in particolare, viene confermata la sostanziale legittimità delle prescrizioni contenute” nel Dpcm. “La sentenza è infatti intervenuta esclusivamente in merito al profilo temporale della prescrizione sul rapporto impieghi/depositi e ha richiesto che venga fissato un orizzonte temporale rispetto alla prescrizione relativa al mantenimento del livello di portafoglio di project finance, confermando integralmente le prescrizioni relative al peso degli investimenti di Anima Holding e alla cessazione di tutte le attività in Russia”, aggiunge la banca guidata da Giuseppe Castagna. “Alla luce della suddetta sentenza, Banco Bpm auspica che UniCredit faccia chiarezza sulle proprie intenzioni in merito a un’Ops la quale, per effetto della passivity rule, ha limitato fortemente la flessibilità strategica della Banca in un momento chiave per il settore del credito nazionale, generando grave incertezza per azionisti, clienti e dipendenti”.
Banco Bpm, torna in auge Mps?
Da vedere se gli ultimi sviluppi riporteranno in auge una potenziale fusione Mps Banco Bpm. Siena intanto si appresta ad avviare lunedì 14 aprile la sua Ops su Mediobanca. E intanto venerdì il cda di Piazzetta Cuccia in un comunicato ha ribadito di ritenere l’offerta del Monte dei Paschi “ostile e non concordata” nonché “priva di razionale industriale e di convenienza per gli azionisti”. Inoltre secondo Mediobanca la previsione, di una doppia soglia nell’ops di Mps – l’una fissata al 66,67% (quale quorum idoneo a consentire di controllare l’assemblea straordinaria), l’altra fissata invece al ben più basso livello del 35% – “denota opacità in ordine alle reali finalità dell’offerta”.
La mossa di Agricole
In un weekend fitto di novità sul fronte delle potenziali fusioni/acquisizioni fra banche italiane, da registrare anche l’annuncio del Crédit Agricole che ha chiesto alla Bce di portarsi sopra il 20% di Banco Bpm. In questo modo la banca francese potrebbe “qualificare la partecipazione nell’ambito della ‘influenza significativa’ e contabilizzarla secondo il metodo del patrimonio netto, in coerenza con la posizione di Credit Agricole come azionista di lungo periodo e partner industriale di Banco Bpm”, ha spiegato la Banque Verte, che ha ribadito di non avere intenzione di lanciare un’opa o esercitare il controllo su Banco Bpm.
Bper conclude l’opas su Sondrio
Non c’è dunque solo il caso Unicredit e la sentenza del Tar ad arricchire il dossier M&A bancario. Bper ha peraltro concluso venerdì con successo l’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria su Banca Popolare di Sondrio, raggiungendo una quota del 58,49% che le garantisce il pieno controllo dell’istituto valtellinese.



