Mar 07 Febbraio 2023 — 01:54

Tlc, indagine Mediobanca: mercato resiste, Tim leader Italia ma rincorre in Europa



In Italia il giro d’affari del comparto si è contratto di 14 miliardi di euro tra il 2010 e il 2021, con un calo medio annuo del 3,7% e la rete mobile in maggior affanno (-5%) rispetto a quella fissa (-2,5%)

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In un contesto geopolitico in peggioramento, nel primo semestre 2022 il comparto delle telco si è mostrato resiliente, secondo l’indagine annuale sulle tlc dell‘Area Studi Mediobanca.

Nel semestre il giro d’affari aggregato dei principali 30 gruppi mondiali tlc risulta in crescita del 3,6% sul primo semestre 2021, trainato dalle società cinesi (+10,7%). Bene anche gli operatori delle Americhe (+1,5%) e dell’Emea (+1,1%), dove però l’Europa è ancora al palo (+0,5%).

Nel Vecchio Continente, rivela il report annuale sulle tlc dell’Area Studi Mediobanca sui maggiori gruppi mondiali e italiani, Deutsche Telekom domina la classifica con ricavi pari a 56,2 miliardi di euro (+1,5%), seguita da Vodafone (22,7 miliardi, +1,8%), Orange (21,3 miliardi, +2,1%), Telefonica (19,5 miliardi, -4,2%), BT Group (12 miliardi, -0,5%), Altice (7,9 miliardi, +6%) mentre Tim segna il passo, con una flessione del 2,9% dei ricavi e 7,6 miliardi di fatturato.

Il trend del primo semestre conferma la crescita dei ricavi realizzata nel 2021 dai 30 big mondiali (+3,7% sul 2020), grazie al rimbalzo delle vendite di dispositivi (+17,2%) e delle divisioni Media&Entertainment (+18,4%), con i ricavi da servizi cresciuti del 2,4%. A trainare il comparto ancora una volta le telco asiatiche (+7,2%), che hanno staccato quelle americane (+1%) e dell’Emea (+2%). Nella classifica mondiale per ricavi, svettano le statunitensi AT&T (149,1 miliardi) e Verizon (118 miliardi), seguite da China Mobile (117,9 miliardi) che ha superato Deutsche Telekom (108,8 miliardi). Con 15,1 miliardi Tim è scesa alla 19esima posizione, scalzata dalla canadese BCE.

In Italia il giro d’affari del comparto delle tlc si è contratto di 14 miliardi di euro tra il 2010 e il 2021, con un calo medio annuo del 3,7% e la rete mobile in maggior affanno (-5%) rispetto a quella fissa (-2,5%). Gli introiti da SMS sono diminuiti di 2 miliardi e si sono quasi azzerati, i ricavi voce sono scesi di 5,6 miliardi nel fisso e 6,3 nel mobile.

A pesare, secondo Piazzetta Cuccia, sono state le pressioni competitive, esercitate anche dagli ‘over the top‘, che nel nostro Paese hanno causato una più marcata contrazione delle tariffe telefoniche, il 20,5% rispetto a una riduzione media europea del 4,9% medio nel quinquennio 2017-2021.

Il trend è proseguito nel primo semestre 2022, con i ricavi dei principali operatori italiani scesi del 4,6% (-3,1% il comparto mobile e -5,8% il fisso), con i primi tre operatori a farne le spese: il fatturato della ‘domestic unit’ di Tim è sceso del 7,5%, quello di Wind Tre del 6,1% e quello di Vodafone del 2,5%, con una diminuzione cumulata di €258mln. Continua la crescita di Iliad (+15,4%), tengono bene anche PosteMobile (+3,3%) e Fastweb (+1,5%).

Nel 2021 Tim (attività italiane) è prima per fatturato (12,5 mld; -3,1% sul 2020) davanti a Vodafone (5,0 mld; -2,5%), Wind Tre (4,5 mld; -7,9%) e Fastweb (2,4 miliardi; +3,7%), con Iliad in 5° posizione (0,8 mld; +18,9%).

Escludendo le start-up (Iliad e Open Fiber) e le più piccole Poste Mobile ,Eolo e Linkem, nel quinquennio 2017-2021 Fastweb è l’unica a crescere (+22,6%).
In uno scenario di generale ridimensionamento dei margini, Wind Tre è l’operatore con l’ebit margin più elevato nel 2021 (10,7%), seguito da Fastweb (8,9%) e TIM (6,5%), la cui redditività si è quasi dimezzata rispetto al 2020 per effetto dell’incremento dei costi operativi conseguente l’avvio di nuovi business (calcio, cloud, ICT e digital companies). Fastweb segna il migliore risultato netto normalizzato in rapporto ai ricavi (7,2%).

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