Mer 28 Settembre 2022 — 02:27

Salvataggio Ferrarini, il clima torna “caldo”



I dipendenti in piazza davanti alla Regione puntano il dito contro la cordata Bonterre-Gsi-Opas

Torna sotto i riflettori la lunga vicenda del salvataggio Ferrarini: prosegue infatti il braccio di ferro tra il gruppo Pini, la cordata Bonterre-Gsi-Opas e i dipendenti dello storico gruppo alimentare di Reggio Emilia.

L’ultimo episodio di questa storia complicata, scrive oggi MF-Milano Finanza, è la protesta dei lavoratori, che si terrà oggi davanti alla Regione, contro “l’accanimento ingiustificato della cordata Gsi-Bonterre-Opas che da circa 4 anni, con continui ricorsi e opposizioni, mette in difficoltà dipendenti e famiglie; facendo rimandare l’adunanza dei creditori che porterebbe all’omologa della proposta concordataria presentata da Ferrarini”.

Questo è quanto si legge nella lettera dei promotori della protesta, però non veicolata dai sindacati, che lascerebbe intendere come i dipendenti siano schierati con la famiglia Ferrarini e quindi con la proposta del gruppo Pini,
prosegue il giornale finanziario.

A maggio la cordata Bonterre-Gsi-Opas aveva presentato una nuova proposta di salvataggio, poi bocciata a fine giugno dal Tribunale per dubbi circa l’onorabilità dei debiti verso i creditori (il debito di Ferrarini Spa risulta superiore ai 250 milioni di euro). Il tutto mentre si sarebbero sfilati sia Intesa Sanpaolo sia Unicredit (che avrebbe ceduto il proprio credito).

Ieri la cordata Re-New Holding (questo il nome esatto), in merito all’ultima proposta di salvataggio, ha voluto sottolineare come “quando alla fine di aprile di quest’ anno abbiamo presentato la nostra proposta concorrente per il salvataggio della Ferrarini, abbiamo scoperto che già in data 20 aprile 2022, con una memoria firmata dall’avvocato Sido Bonfatti, era stata la stessa Ferrarini Spa a richiedere lo spostamento dell’adunanza dei creditori del 12 maggio, con motivazioni che comportavano almeno 6 mesi di differimento (20 ottobre 2022)”.

Inoltre, hanno sottolineato dalla cordata a proposito del salvataggio, “è stata la Ferrarini Spa, nel maggio 2020, con un atto a firma Lisa Ferrarini, a ritirare il primo concordato richiesto nel luglio 2018 e già ammesso nel febbraio 2019, per ricominciare tutto da capo, per il timore del deposito di una nostra proposta concorrente, che avrebbe dato maggiori opportunità ai creditori e, soprattutto, ai lavoratori”.

La cordata guidata da Bonterre ha poi sottolineato come “la proposta Ferrarini attualmente depositata e il relativo piano industriale risalgono a oltre due anni fa (maggio 2020)” per cui non tiene conto di alcuni eventi, come il caro-energia. Dal canto loro, invece, i gruppi racchiusi in Re-New Holding ribadiscono i punti del loro progetto per il salvataggio Ferrarini: investimento di 37 milioni in equity e 45 milioni di finanza; mantenimento dell’unità e autonomia di Ferrarini, con importanti sinergie rispetto a Bonterre/Gsi e con valorizzazione del brand Ferrarini e dei segmenti di mercato occupati; continuità occupazionale; sostituzione della sede di Rivaltella con una nuova a 5,9 km da Reggio e in uno stabilimento comprensivo anche di uffici per gli impiegati; rilancio di Vismara.

Il fronte, insomma, è di nuovo aperto ma quasi certamente – secondo il giornale
– all’adunanza dei creditori del 20 ottobre vi sarà la sola offerta del Gruppo Pini.

tim cvc 27-09-2022 — 11:02

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