Ven 18 Giugno 2021 — 10:33

Profumo (Acri): la Cdp snodo del Recovery, dialogo tra pubblico e privato



In un’intervista il presidente della Compagnia di San Paolo ha commentato le sfide per la Cassa dopo il passaggio del timone a Scannapieco e in vista del Pnrr

CDP

Per Francesco Profumo la Cdp deve “contribuire in modo decisivo a mettere a terra il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ponte verso l’Italia del futuro”. Così il presidente della Compagnia di San Paolo e dell’Acri, che riunisce le 62 Fondazioni bancarie azioniste al 16% in Cassa depositi e prestiti, in un’intervista a Repubblica.

Profumo ha commentato le sfide per la Cdp dopo il passaggio del timone a Dario Scannapieco, considerato un fedelissimo del premier Mario Draghi, e in vista del Recovery plan.

Secondo il manager serve “una Cdp nuova, più congruente al Pnrr, e arricchita di competenze digitali, ecologiche, sociali, decisive per attuarlo”. Non servono rivoluzioni: anzi le due collaborazioni tra Cdp e Fondazioni su edilizia sociale e sedi territoriali sono “due modelli su cui basare nuove forme di dialogo tra pubblico, privato e terzo settore per un’efficiente messa a terra del Pnrr, in effetto leva con gli altri finanziamenti e sostegni che istituzioni europee, enti pubblici, privati e banche affiancheranno al Piano”.

E’ necessario, commenta Profumo parlando della Cdp, “connettere pubblico, privato e terzo settore per consentire che centro, periferia, territori e persone collaborino nel modo migliore. È l’unica via possibile se si vuole che il Pnrr non crei cattedrali nel deserto che lasceranno il conto ai posteri, ma sia invece un perno degli aiuti e delle azioni che possono trasformare l’Italia. Faccio due esempi, tratti dalla nostra ventennale esperienza di soci e operatori sinergici con il Tesoro in Cdp. Il primo è l’edilizia sociale, nata con la Fondazione Cariplo nel 2004 e adottata su scala nazionale nel 2009 tramite il fondo Abitare della Cdp, che ha permesso di ottimizzarne i finanziamenti e accrescerne la risposta alle esigenze abitative sul territorio”, ha precisato Profumo.

Il secondo esempio è “il protocollo d’intesa Acri-Cdp, appena rinnovato, che ha consentito a un’istituzione piuttosto accentrata come Cdp di aprire dodici sedi nelle grandi città italiane, e di appoggiarsi alle sedi delle Fondazioni in altre città minori. Con questa iniziativa, lanciata a fine 2019, in un anno e mezzo Cdp ha quintuplicato le interazioni con le aziende, da 20 mila alle attuali 100 mila. Una sinergia ottenuta grazie alla conoscenza del tessuto locale delle Fondazioni. Solo replicando modelli e approcci simili si potrà far dialogare Pnrr, fondi strutturali Ue, fondi Bei, piano Invest Eu, i 200 miliardi di cofinanziamenti bancari al Pnrr, e il resto che porterà questa fase eccezionale”, ha continuato il presidente dell’Acri.

Francesco Profumo

Francesco Profumo

In merito alla possibilità che la Cassa guidata da Scannapieco sarà più orientata ai debiti del Pnrr e quindi anche meno interventista sul capitale delle aziende italiane, “mi sembra prematuro parlarne – ha risposto -. La Cdp dovrà fare il nuovo piano industriale verso fine anno, sarà quello il momento in cui saranno definite le priorità e ci sarà una visione comune, che il nuovo ad e il presidente Giovanni Gorno Tempini redigeranno nei prossimi mesi. Tra l’altro è una tempistica coerente con quella del Pnrr, che influirà molto nella declinazione del piano Cdp”.

Alla domanda se Cdp è intervenuta troppo nel capitale delle aziende italiane, “mi pare presto per pensarlo, o per temere eccessi di interventismo. Siamo in una fase storica di cambiamenti enormi: disegnare un nuovo Paese è un’opportunità nuova e diversa, non va letta con le lenti passate. Certo il Pnrr avrà un grande ruolo, come piattaforma a cinque anni che porti l’Italia al “dopo””.

La strategia e l’azione di Cassa Depositi e Prestiti, di cui le Fondazioni sono “investitori e stakeholder ben più che quinquennali”, dovranno tendere a “non ingolfare il Paese nel breve termine, bensì a costruire ponti e sistemi per cui ogni euro investito amplifichi la crescita nel futuro, quando peraltro i debiti andranno ripagati”.

Per Francesco Profumo la Cdp, “già in trasformazione (anche riducendo l’età media delle prime linee a 45 anni), dovrà completarla dotandosi di competenze non solo di tipo finanziario, per accompagnare le tre trasformazioni sui crinali stabiliti dall’Europa, e preminenti per ogni Paese membro: la transizione digitale con sempre più bisogno di dati, cybersicurezza, intelligenza artificiale; la transizione ecologica, di processo e di prodotto, con nuove forme di energia, materiali ed economia circolare; infine la resilienza sociale, in un’ottica ben più moderna in cui non solo il profitto conta ma c’è grande attenzione alla persona. La prossima Cdp dovrà intonarsi al quadro”.

“Ai tre temi l’Italia deve aggiungere le riforme della Pubblica amministrazione e della giustizia, e una revisione di scuola e formazione che porti a una stretta interazione tra discipline e saperi diversi”.

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