Dom 26 Settembre 2021 — 02:49

Private Equity, 2021 anno record: operazioni verso quota 1 trilione di dollari (Bain & Company)



Nei primi sei mesi del 2021, a livello globale, il settore ha generato deal da 539 miliardi di dollari

Per il private equity il 2021 – in base all’andamento del primo semestre – si avvia ad essere di gran lunga il miglior anno nella storia.

E’ quanto emerge dall’aggiornamento di metà anno del Report annuale Private Equity di Bain & Company, secondo cui il valore complessivo dei deal potrebbe raggiungere 1.000 miliardi di dollari entro la fine dell’anno.

Se ciò dovesse verificarsi, vorrebbe dire che il settore avrebbe essenzialmente triplicato le sue dimensioni in 10 anni.

Nei primi sei mesi del 2021, a livello globale, il Private Equity ha generato deal da 539 miliardi di dollari: basti pensare che la media dell’intero periodo 2016-2020 si è attestata a 543 mld di dollari. Se il trend dovesse continuare e il valore, sull’intero 2021, dovesse toccare quota 1.000 miliardi di dollari, il mercato supererebbe nettamente il precedente record di 804 miliardi di dollari, stabilito nel 2006, quando il settore ha raggiunto il picco, prima della crisi finanziaria globale.

Hugh MacArthur, responsabile a livello globale dell’attività di Private Equity di Bain & Company, spiega che “il sovradimensionamento del mercato ha generato fondi sempre più grandi, che chiudono operazioni sempre più significative. E dato che al 30 giugno la potenza di fuoco ancora inespressa del settore (dry powder) ha toccato un nuovo record a 3.300 miliardi di dollari di cui circa 1.000 solo nei fondi di buyout, è evidente che ci sia ancora molto margine di crescita per le attività di Private Equity”.

“Un altro elemento interessante da sottolineare in questo scenario è che il boom del mercato è dovuto non tanto al numero delle singole operazioni – che è comunque in crescita – quanto al valore medio dei deal. La dimensione media degli accordi, infatti, è aumentata del 48%, passando da 718 milioni di dollari a 1,1 miliardi di dollari”, prosegue MacArthur.

La forza del mercato è stata evidente su tutti i settori merceologici, ma il comparto tecnologico ha continuato – anche in questo periodo – ad essere protagonista. In particolare, un accordo di buyout su tre, nella prima metà dell’anno, ha coinvolto un’azienda tech (soprattutto nel software). Questo numero – già significativo – tende comunque a sottostimare l’appetito degli investitori di Private Equity per la tecnologia, spiega il report di Bain, dato che non comprende sottosettori legati ad essa come il fintech, i servizi tech enabled e l’IT sanitario.

Complessivamente, la raccolta di fondi è salita a 631 miliardi di dollari nel primo semestre, un ritmo che porterebbe il totale di fine anno vicino ai 1.300 miliardi di dollari. I fondi di buyout, venture e growth hanno visto gli incrementi maggiori rispetto al 2020, mentre i fondi secondari, distressed e immobiliari sono diminuiti. La concentrazione è stata evidente: al 30 giugno, nove fondi “mega” (fondi con oltre 5 miliardi di dollari di asset) hanno raccolto da soli 120,4 miliardi di dollari, più della metà di tutto il capitale di buyout raccolto. La maggior parte di loro erano nomi noti – EQT, KKR, CD&R, Bain Capital – e hanno raccolto in media il 17% in più del loro obiettivo.

azioni Carige 24-09-2021 — 10:04

Carige, la Bce torna in pressing ma Genova ora punta su fusione a tre

Francoforte avrebbe chiesto al Fitd un piano alternativo alla ricerca di un partner

continua la lettura