Lun 08 Agosto 2022 — 02:52

Orcel (Unicredit): recessione riaprirebbe molte partite fusioni



Il manager: nostro istituto al sicuro grazie a conti solidi, in caso di M&A saremmo compratori e guardiamo anche a Centro Est Europa

Andrea Orcel mps fusione unicredit mediobanca

Una potenziale recessione vedrebbe Unicredit al sicuro dopo i solidi risultati riportati nel semestre e sul fronte M&A aprirebbe molte partite. Così Andrea Orcel amministratore delegato di Unicredit, in un’intervista a Repubblica.

“Nella dislocazione dell’economia in corso credo ci possa essere una differenziazione tra banche più solide, con capitale e modelli efficienti, e altre che lo sono meno. Noi continuiamo, come da un anno, a ritenere le fusioni un modo per accelerare la crescita. Se entreremo davvero in recessione, molte partite credo si apriranno. Unicredit è e continua a sentirsi compratrice, alle giuste condizioni. Anche all’estero, ad esempio nei Paesi del Centro ed Est Europa dove già siamo presenti”.

In merito alla perdita di valore del titolo, sceso del 40% dal blitz ucraino, l’ad osserva che “ci sono tre cause. Una, i mercati in questi mesi sono molto preocccupati e agiscono anche d’impulso, vendendo le banche perchè più cicliche. Due, chi investe guarda la resilienza dei titoli nelle crisi passate, e Unicredit non ha performato bene dal 2008 in poi. Tre, siamo percepiti come banca molto dipendente dall’Italia: e in questi anni, anche per motivi macro, non è mai stato facile convincere gli stranieri a comprare banche italiane nelle crisi. Non credo che i timori degli investitori siano del tutto giustificati, è più un tema di percezione: l’Italia ha fondamentali robusti. E quanto a Unicredit, i conti mostrano che abbiamo livelli massimi di solidità, qualità dei rischi e redditività”.

Orcel ribadisce poi che “l’impegno preso mesi fa” da Unicredit “di minimizzare l’impatto della Russia sul gruppo e ridurre l’esposizione, resta fermo. Ma la nostra politica di accantonamenti, ben conservativa nel primo trimestre, ha permesso il rilascio di riserve, e la dinamica dei cambi ha rafforzato il capitale. Abbiamo 1.250 imprese europee clienti, molte italiane, ben contente di essere in Russia con noi. Il lavoro fatto per sterilizzare i rischi ha inoltre contribuito ad ampliare le opzioni a nostra disposizione: fino a pochi mesi fa le banche estere in Russia si potevano solo svendere a controparti russe, oggi si vanno aggiungendo candidati di Paesi non ostili a Mosca. Abbiamo avuto varie manifestazioni di interesse, anche se ci vuole tempo per identificare il partner giusto, fare due diligence, ottenere le autorizzazioni”.

Tornando alla congiuntura economica, “la fase è drammatica, anche economicamente perchè tutte le catene del valore vanno ricostruite. E il rischio maggiore è che la situazione degeneri, e le economie frenino molto più delle attese: anche se finora tutti gli indicatori non segnalano recessione”; se la recessione arrivasse, Unicredit “ci entrerà nel miglior modo possibile, con un modello che macina il 10% di redditività, è sempre più efficiente da sei trimestri, contro le attese di molti, riesce a creare capitale oltre che utili sostenibili”.

Interpellato da Repubblica sulla caduta del governo Draghi, Orcel afferma che “il timing non è stato ideale. Inoltre Mario Draghi ha una credibilità enorme, e capacità enorme di fare le cose. Detto questo, si va alle elezioni, che restano l’essenza della democrazia. Ritengo che qualunque sia il prossimo governo non potrà deviare troppo dalla direzione di marcia attuale. A guidarlo in tal senso sarà la situazione economica, i fondi del Pnrr, i rischi di frammentazione finanziaria nell’Ue”.

In Borsa alle ore 9,28 le azioni Unicredit segnano +0.54% a 9,44 euro dopo il +9% circa della vigilia.

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