Mer 29 Giugno 2022 — 00:37

Orcel (Unicredit) non vede “nessuna ragione di cambiare la guidance al momento”



Per il manager, intervenuto alla Ceo Conference di Mediobanca, “siamo in grado di rispettare il piano in uno scenario di frenata”

andrea orcel unicredit

Unicredit è in grado di rispettare il piano in uno scenario di frenata. Così Andrea Orcel, numero uno di Unicredit, intervenendo alla Ceo Conference, evento annuale organizzato da Mediobanca.

Per il manager non c’è “nessuna ragione di cambiare la guidance al momento” e restano validi gli assunti macro comunicati con i conti del primo trimestre. “Questa aspettativa non cambia – ha spiegato Orcel -. Al momento non abbiamo motivo di cambiare, anzi sembra sempre meno probabile avere una pesante recessione nel corso dell’anno – ha sottolineato -. I dati potrebbero essere un po’ migliori di quanto stimato alla fine del primo trimestre”.

L’anno più complicato, ha notato il banchiere internazionale, “sarà il 2023”, ma “pensiamo comunque che ci sarà un rallentamento e non una pesante recessione, anche se avremo un’idea migliore col passare dei mesi”.

Più in dettaglio, Orcel ha spiegato che Unicredit vede “un rallentamento nell’asset management e nelle decisioni di investimento di famiglie e imprese”, ma “complessivamente come commissioni prevediamo ancora un lieve incremento su base annua”.

Quanto al margine di interesse, ha aggiunto, “ci sarà un impatto positivo dall’aumento tassi, soprattutto l’anno prossimo e questo compenserà una riduzione dei volumi”. Sul fronte della qualità del credito, Orcel ha spiegato di non vedere “al momento un peggioramento delle condizioni creditizie, anche se ci stiamo comunque preparando”.

“Un update sull’esposizione alla Russia verrà dato alla fine del secondo trimestre”, ha inoltre spiegato il numero uno di Unicredit. Del resto, “alla fine del primo trimestre abbiamo deciso di avvicinarci il più possibile a quello che riteniamo il peggior scenario possibile e abbiamo coperto il 70% dello shock che potremmo subire e il 100% dell’esposizione diretta della controllata locale – ha aggiunto -. Pensiamo di essere stati prudenti e di essere ben coperti per ogni eventualità”.

E ancora: “Abbiamo detto che commenteremo sulla seconda tranche del buyback” da 1 miliardo su 2,6 miliardi totali “alla fine del secondo trimestre. Al momento stiamo ancora seguendo il piano e siamo ottimisti che raggiungeremo gli obiettivi e quindi potremo chiedere l’autorizzazione per distribuire l’altro miliardo”.

Per quanto riguarda possibili fusioni/acquisizioni, “vista la valutazione delle nostre azioni in questo momento i buyback sono molto più attraenti che fare M&A a prezzi gonfiati”. Detto questo – ha aggiunto – “se in alcuni Paesi, per non dire tutti, potessi avere quattro, cinque sei punti di quota di mercato in più alle condizioni giuste potremmo costruire per il futuro e lo faremmo. Non siamo ancora stati in grado di farlo”.

Orcel ha spiegato che “se dovessi comprare una banca dove tutto quello che ottengo sono sportelli e prodotti con bassa redditività perché dovrei farlo?”. Le filiali “non sono più un indicatore di quota di mercato, bisogna guardare alla quota di mercato che conta”.

“Bisogna vedere – ha spiegato – quello che sto comprando dal punto di vista del numero di clienti e di cosa posso vendere a quei clienti nei mercati che ci interessano”. Oppure “il costo deve essere davvero molto attraente”. L’altra cosa che Unicredit guarda è se il potenziale target “ha una tecnologia che può accelerare la nostra trasformazione”.

In Borsa alle ore 15,49 le azioni Unicredit segnano +0,82% a 10,32 euro, con il ftse Mib poco sopra la parità.

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