Mer 23 Settembre 2020 — 02:14

Intesa-Ubi: ok antitrust, ora parola ai soci



Via libera con cessione di oltre 500 sportelli. Il pronunciamento rimuove un macigno dal percorso dell’offerta, che dal 6 luglio a oggi ha intanto raccolto adesioni al 3,106%. In ogni caso resta da vedere come si comporteranno i soci storici di Ubi

intesa ubi banca

Luce verde dell’antitrust all’ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. Il via libera è condizionato alla cessione di oltre 500 filiali, del resto ciò è previsto dall’accordo siglato con Bper, che dovrebbe rilevare 532 sportelli.

Intesa, antitrust autorizza l’ops su Ubi

Il pronunciamento rimuove un macigno dal percorso dell’offerta, che dal 6 luglio a oggi ha intanto raccolto adesioni al 3,106%. In ogni caso resta da vedere come si comporteranno i soci storici di Ubi, in primis le fondazioni. Un piccolo apporto, per la cronaca, è arrivato nel frattempo da Fondazione Cr Firenze, che detiene l’1,84% di Intesa Sanpaolo ma anche un pacchetto di 2.050.000 azioni Ubi pari allo 0,179% del suo capitale.

Venendo al verdetto dell’antitrust, l’Agcm precisa che “l’operazione di concentrazione è idonea a produrre la costituzione e/o il rafforzamento della posizione dominante di Intesa SanPaolo in alcuni mercati locali della raccolta bancaria, degli impieghi alle famiglie consumatrici e degli impieghi alle famiglie produttrici-piccole imprese”. Analogamente, l’Autorità ha ritenuto che “l’operazione possa costituire e/o rafforzare la posizione dominante di Intesa SanPaolo nei mercati del risparmio amministrato, dei fondi comuni di investimento e della gestione su base individuale di patrimoni mobiliari e in fondi, nonchè nei mercati degli impieghi alle imprese di medie e grandi dimensioni e della distribuzione dei prodotti assicurativi rami vita, così da pregiudicare in modo sostanziale e durevole la concorrenza”.

Oltre 500 sportelli

Pertanto l’authority ha disposto alcune “misure di carattere strutturale per risolvere le preoccupazioni emerse in corso d’istruttoria riguardo ai possibili effetti anticoncorrenziali da essa derivanti”. In particolare, Intesa Sanpaolo dovrà cedere oltre 500 sportelli bancari, numero “ben superiore a quanto offerto originariamente”.

Le cessioni, secondo quanto rende noto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, si dovranno realizzare nelle “aree geografiche in cui si registrano le maggiori criticità concorrenziali e saranno rivolte a uno o più operatori indipendenti in grado di disciplinare la nuova entità post merger”.

E le misure correttive proposte da Intesa Sanpaolo risultano “idonee a rispondere alle criticità concorrenziali analizzate”. In ogni caso, qualora Intesa Sanpaolo non riesca a cedere tutti o alcuni degli sportelli di Ubi, si prevede, rileva ancora l’Antitrust, la “cessione di sportelli di Intesa Sanpaolo idonea a produrre, nei mercati interessati, effetti almeno equivalenti a quelli derivanti dalla cessione degli sportelli di Ubi proposta da Intesa”.

Ubi e il terzo polo

Agli atti dell’istruttoria avviata dall’Antitrust sull’ops lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, e in particolare dalla documentazione fornita dalle parti coinvolte nel procedimento non sono emerse “evidenze, né certe né univoche, in merito alla reale possibilità di Ubi di costituire un terzo polo bancario – diventando il soggetto aggregatore di medie realtà bancarie italiane quali ad esempio Bper, Mps, Bpm“, rileva ancora l’authority.

Gli elementi forniti dalle parti si limitano a “mere ipotesi di lavoro relative a fasi molto preliminari di progetti di aggregazione di Ubi con altri operatori, non condivise o presentate né a livello di cda, né di assemblea”.

Concorrenza

Pertanto nell’assenza di “elementi sufficienti a caratterizzare Ubi come un operatore che esercita una pressione concorrenziale – prosegue l’Antitrust – suscettibile di condizionare le dinamiche di mercato e le scelte degli altri concorrenti, l’acquisizione dello stesso non risulta idonea ad alterare gli assetti di mercato, limitando il livello di concorrenza esistente a livello sistemico”. Anche in considerazione sia della “presenza – conclude l’autorità – di altri operatori in grado di esercitare analoga pressione concorrenziale, sia, più in particolare, della circostanza fattuale per cui – a seguito dell’implementazione delle misure correttive proposte da Intesa Sanpaolo – si potrebbe assistere ad una importante crescita dimensionale del nuovo acquirente che potrebbe raggiungere dimensioni paragonabili a quelle attualmente detenute da Ubi”.

Soddisfatto il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che esprime “vivo apprezzamento per l’operato dell’Autorità e per i tempi con cui ha concluso l’istruttoria: gli azionisti di Ubi, infatti, sono ora in possesso di tutte le informazioni necessarie per poter valutare al meglio la nostra
offerta ed effettuare la loro scelta”.

Domani, fra i soci di Ubi, dovrebbe riunirsi la Fondazione Banca Monte di Lombardia, assistita dall’advisor Société Générale, mentre Cr Cuneo dovrebbe aggiornarsi la prossima settimana. Si attendono anche le decisioni dei soci bresciani. L’ops termina il 28 luglio.

In Borsa oggi, prima del comunicato antitrust, le azioni Intesa Sanpaolo hanno chiuso in rialzo del +1,38% a 1,8394 euro; Ubi +1,54% a 3,23 euro.

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