Dom 26 Settembre 2021 — 02:28

Francesco Guido (Carige) ottimista su ritorno in Borsa e fusione



L’amministratore delegato fiducioso alla vigilia della riammissione del titolo a un prezzo che sarà deciso dal mercato

carige guido

Francesco Guido, numero uno di Carige, si è detto fiducioso in un’intervista rilasciata alla vigilia della riammissione delle azioni in Borsa e in vista di una prossima fusione.

Francesco Guido (Carige) positivo su ritorno in Borsa e fusione

L’amministratore delegato di Carige in un’intervista pubblicata sulle pagine di Genova di Repubblica ha sottolineato come il ritorno alle contrattazioni sia una tappa “importante nella strategia di crescita”. Quanto alle nozze, queste sarebbero pressoché certe grazie alle
“convenienze fiscali e industriali”.

Il ritorno della banca ligure in Borsa è atteso dai soci con una certa trepidazione, due anni e mezzo dopo lo stop, in concomitanza con il commissariamento Bce. Il successivo riassetto ha consegnato il controllo al Fondo interbancario, mentre l’ex socio forte Malacalza ha intentato una causa da centinaia di milioni.

Il prezzo lo farà il mercato, incrociando domanda e offerta. Sul mercato finisce l’11% del capitale, circa 80 milioni di pezzi post raggruppamento nel rapporto di 1 nuova azione ogni 1.000 vecchie. Il titolo è sottile e quindi esposto a potenziali oscillazioni.

“Intanto è importante nella nostra strategia di crescita la riammissione” spiega l’ad di Carige Francesco Guido. “Sul valore, però, tutto dipenderà dai comportamenti di domanda e offerta. Ci sono tantissime variabili, la valorizzazione a bilancio differente fra i due soci, il fatto che sul listino andrà poco più del 10% del capitale, possibili manovre speculative. C’è un dato però interessante. In fase di raggruppamento mille azioni vecchie per una nuova, si sono formate delle spezzature che immaginavamo invendute. Invece sono andate a ruba, segno che l’interesse c’è”.

Guido: Carige torna a normalità

Ma con questo passaggio “non si parla solo di riammissione del titolo. Il ritorno equivale a una normalizzazione, è il completamento di un percorso dopo una situazione confusa che vedeva il capitale formato da 755 miliardi di azioni del valore di un millesimo di euro l’una. E poi questo ci consente di tornare alla quotazione degli strumenti finanziari, titoli obbligazionari e certificati di investimento attraverso la Cesare Ponti, uno dei pilastri su cui poggia il nostro rilancio commerciale”.

“Diciamo così – precisa il manager napoletano – non ci esalteremo se il prezzo sarà interessante, non ci deprimeremo se non lo sarà. Rispetto al nostro piano industriale, infatti, il valore dell’azione è neutro. Ha rilievo ovviamente nell’ipotesi di business combination, per chi compra”.

Carige, aumento di capitale e business combination

Quanto all’ipotesi di un possibile futuro aumento di capitale svelato da Carige alla Consob, Guido spiega: “Se avessimo un piano industriale costruito sul ricorso al mercato per il rafforzamento patrimoniale, allora la quotazione del titolo avrebbe un significato maggiore. Noi potremmo andare a un nuovo aumento a fine 2022, se non dovessimo completare la business combination, proseguendo stand alone. Ma con un azionista che ha l’80% del capitale sarebbe comunque un aumento diverso dagli altri. Diciamo allora che questo ritorno in Borsa consente un riposizionamento sui mercati finanziari. E poi, se posso aggiungere, il ritorno in Borsa è anche un segnale che incontro alle esigenze dei piccoli azionisti che potranno ritornare a scegliere se tenersi le azioni o venderle. Sono stati una componente fondamentale nella storia della banca ed è giusto che decidano in autonomia se rimanere ancora azionisti”, sottolinea.

Nel prospetto presentato per la riammissione “ho parlato di incertezze e indicato ogni tipo di rischio fin nelle condizioni più estreme. Non ci sfugga che la banca ha vissuto un commissariamento che poteva anche preludere a una liquidazione. Non è stato così, siamo ripartiti, ma a questo punto bisogna delimitare il campo di gioco, parlando chiaramente di incertezze, ma anche di certezze”.

Fitd cerca partner per la fusione

Tra le certezze Guido cita “l’avere come primo azionista, titolare dell’80% del capitale, Fitd, il più solido degli azionisti che si possa immaginare e dimostrare nel 2020, con risultati commerciali che nessun altro ha avuto, la propria forza”.

Tuttavia si registrano ritardi nel processo che dovrebbe portare alla cessione di Carige. Guido precisa che
“l’incertezza è legata al fatto di chi sarà il partner e quando si realizzerà, perché non è in discussione il “se” avverrà” perchè “ci sono convenienze fiscali schiaccianti (1,3 miliardi di dta, i crediti d’imposta di cui potrà beneficiare il partner). C’è però un altro aspetto che non bisogna nascondere. Al fatto che qui si sta giocando una partita a scacchi fra banche, regolatori e governo. Nelle condizioni di oggi non credo che Carige sarà la prima mossa, ma se cambia il quadro normativo, con i benefici fiscali a cui facevo riferimento, allora si potrebbe accelerare. Noi nel prospetto informativo e negli stress test che usciranno nei prossimi giorni saremo valutati negli scenari estremi, che impattano su tutte le banche e che potrebbero essere ancor più significativi per noi. Ma il valore dello stress test è segnaletico da un punto di vista tecnico, noi vogliamo ragionare non solo su ipotesi estreme, ma plausibili. E allora da questo punto di vista il futuro di Carige è affidato alla prospettiva di recupere della redditività”.

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