Ven 23 Aprile 2021 — 06:15

Diamanti da investimento, oltre 100 richieste di giudizio



Chiesto il processo anche per quattro banche in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti

diamanti mps

La Procura di Milano chiede il pugno di ferro per il caso dei diamanti da investimento venduti in banca. Il pm Grazia Colacicco ha chiesto il rinvio a giudizio per 105 persone e 5 società, tra cui Banco Bpm, Unicredit, Mps e Banca Aletti.

Diamanti da investimento, 110 richieste di giudizio

I reati contestati a vario titolo sono truffa aggravata, riciclaggio e autoriciclaggio. Le persone giuridiche rispondono in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Il caso riguarda la presunta maxi truffa sull’acquisto di diamanti da investimento a prezzi gonfiati, con profitti illeciti per quasi 500 milioni di euro, ai danni di migliaia di investitori raggirati, tra cui, come già emerso, anche clienti vip come Vasco Rossi e l’imprenditrice Diana Bracco.

Nel maxi procedimento sono oltre 600 le persone offese individuate mentre è stata stralciata la posizione di Intesa Sanpaolo e di Diamond Private Investment spa in vista del patteggiamento, già concordato con la Procura.

Nell’inchiesta a febbraio 2019 erano stati sequestrati oltre 700 milioni, mentre l’episodio che riguarda la rockstar è prescritto in quanto risale al 2010.

Diamanti da investimento allo sportello di banca

Tra coloro di cui è stato proposto il rinvio a giudizio figurano, oltre a Intermarket Diamond Business spa, Maurizio Faroni, ex ad di Banca Aletti e poi ex dg di Banco Bpm (si è dimesso quando è emersa l’indagine) e Maurizio Sacchi, ai tempi titolare della Dpi, società allora leader nel settore attiva soprattutto nel Nord Italia.

Inoltre chiesto il processo per Franco Novelli, amministratore della Idb spa fino al fallimento dichiarato nel gennaio 2019; e Maurizio Zancanaro, dal 2001 al 2018 prima dg e poi ad di Banca Aletti.

Compaiono inoltre i nomi di vari ex dirigenti o funzionari o direttori di filiali degli istituti di credito al centro dell’indagine i quali, secondo la ricostruzione, avrebbero raggirato decine di migliaia di risparmiatori “sollecitando” contratti di acquisto dei diamanti – presentati come un “bene rifugio” in cui investire e garantendo “rendimenti superiori” a titoli di Stato o all’oro – per un prezzo notevolmente maggiore rispetto al reale valore della pietra. E questo anche attraverso “false quotazioni”.

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