Dom 26 Settembre 2021 — 01:52

Cattolica chiede a Banco Bpm 500 milioni di danni



La compagnia contesta l’esercizio dell’opzione d’acquisto sul 65% delle joint-venture bancassicurative sulla base del supposto cambio di controllo legato all’ingresso di Generali

opa cattolica

Cattolica chiede a Banco Bpm 500 milioni di danni per l’esercizio dell’opzione d’acquisto sul 65% detenuto dalla compagnia nelle joint-venture bancassicurative Vera Vita e Vera Assicurazioni.

Lo scorso 15 dicembre la banca aveva annunciato la decisione di esercitare l’opzione di acquisto sostenendo che “l’operazione societaria e industriale tra Assicurazioni Generali e Cattolica abbia determinato un cambio di controllo su Cattolica e pertanto dia titolo a Banco Bpm a esercitare l’opzione di acquisto della quota” detenuta dalla compagnia veronese nel capitale delle joint venture.

A stretto giro Cattolica aveva preannunciato conseguenze legali. Questa sera è stata diffusa una lettera di diffida in cui la compagnia, in punta di diritto, prova a smontare l’operazione lanciata dal Banco Bpm. E imbastisce una causa in cui viene richiesto un maxi indennizzo.

Cattolica sostiene in particolare che l’opzione non possa essere esercitata sulla base del supposto cambio di controllo legato all’ingresso di Generali. “E’ peraltro curioso che Voi definiate fin d’ora Assicurazioni Generali come azionista di maggioranza, tenuto conto che Cattolica è società cooperativa”, scrivono i legali della società.

“Peraltro, dobbiamo significarVi specificamente che ritenere Assicurazioni Generali socio di controllo di Cattolica in quanto questa si è già trasformata in spa. fa venir meno alla radice la Vostra pretesa di esercitare la call option contrattuale in quanto proprio il contratto tra noi intercorso dispone che la call non può essere esercitata ove vi sia una trasformazione di Cattolica appunto in spa”.

In sostanza, secondo la compagina assicurativa, la trasformazione in Spa, che avverrà ad aprile come previsto dopo l’ingresso di Generali col 24,4% di Cattolica, fa decadere la clausola del cambio di controllo.

Viene pertanto chiesto un risarcimento di 452 milioni di euro, cui si aggiungono altri circa 50 milioni di penali.

Cattolica ricorda che Banco Bpm intende riconoscere per la quota 335,77 milioni di euro, mentre “in buona sostanza avete ricevuto due anni fa 755.450.501 euro, importo al quale deve altresì aggiungersi il versamento della scrivente Società ai fini dell’aumento di capitale in Vera Vita spa” per 32,5 milioni.

“E ora vorreste liberarVi di ogni impegno con la nostra Società riprendendoVi quanto allora dato, sulla base di un inesistente titolo di call option, locupletando una differenza di ben 452.180.501 euro”, è il calcolo della compagnia.

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