Sab 05 Dicembre 2020 — 15:41

Carige, l’ex Tesauro lancia dure accuse sui compensi dei manager



L’ex presidente rafforza le tesi alla base della richiesta della Bce di avviare un’azione di responsabilità contro gli ex manager

Carige

Giuseppe Tesauro, ex presidente di Carige, lancia dure accuse contro gli ex manager della banca ligure e rafforza così la richiesta della Bce di un’azione di responsabilità.

In un colloquio con il quotidiano La Stampa, Tesauro parla di “compensi fuori controllo”, di procedure di cessione non trasparenti, di documentazione non consegnata al consiglio per “ragioni di riservatezza”. Serve dunque fare “chiarezza”, aggiunge il costituzionalista.

“Mi riferisco in particolare alla procedura di cessione dei crediti deteriorati, di cui predicavo, pur non avendo deleghe, la necessità di un contesto competitivo reale. E da ultimo i contratti stipulati con le banche e i professionisti le une e gli altri con compensi fuori controllo per garantire l’aumento di capitale del 2017”.

“Il rifiuto dell’ad – aggiunge Tesauro riferendosi a Paolo Fiorentino – di darmi la documentazione fu da lui giustificata con ragioni di riservatezza: ero comunque il presidente e mi pare che avessi il diritto, come tutti i membri del Cda, di ricevere informative tempestive ed adeguate sulle decisioni chiamato a prendere”.

Del resto, ricorda la testata, è il tema delle consulenze a rappresentare una bomba per Carige. Nel 2017 le spese per servizi professionali salgono dai 36,7 milioni del 2016 a 55,2 milioni di euro, di cui 26,2 milioni per consulenze e 26,7 milioni per spese legali. E la bomba, mai attentamente esaminata in Cda, scoppia in occasione dell’ultimo aumento di capitale a causa delle commissioni pagate al consorzio di garanzia, ben 52,1 milioni su una ricapitalizzazione di poco più di 500 milioni. Il resto è una storia caratterizzata da una raffica di dimissioni e da frequenti scontri tra azionisti e manager.

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