Gio 21 Novembre 2019 — 10:32

Carige, salvataggio “alla veneta” costerebbe fino a 1,4 mld (studio Deutsche Bank)



La banca tedesca assegna probabilità basse a uno scenario di salvataggio sul modello seguito per Veneto Banca e BpVi. La strada preferibile è la soluzione di mercato con la ricerca di un partner come auspicato anche oggi da Bankitalia per bocca del vice dg Panetta

Carige

Negli ultimi giorni sono circolate ipotesi di un salvataggio di Carige secondo il modello utilizzato dallo Stato con l’ausilio di Intesa Sanpaolo per le due popolari venete, Veneto Banca e Bpvi. E’ ovviamente solo un’ipotesi ma tra gli analisti c’è già chi la esclude.

E’ il caso di Deutsche Bank, che assegna una probabilità bassa a un’idea comunque attraente per le banche eventualmente interessate. Infatti, secondo gli analisti dell’istituto tedesco, non converrebbe soprattutto al governo seguire la stessa strada delle popolari venete perchè troppo costosa dal punto di vista politico rispetto invece a una ricapitalizzazione precauzionale da realizzarsi sulla falsariga del salvataggio di Mps.

Intesa Sanpaolo ha infatti acquistato le sole attività in bonis di Veneto Banca e BpVi per la cifra simbolica di 1 euro ricevendo anche una serie di garanzie pubbliche sulle obbligazioni a cui la banca lombardo-piemontese ha successivamente rinunciato. Le stesse condizioni, secondo DB, potrebbero essere applicate anche a Carige determinando l’interesse di alcune delle banche – Ubi, Bper e Banco Bpm sono tra le più citate – che finora hanno smentito qualsiasi volontà di intervenire.

Ma quanto costerebbe il salvataggio nel caso qualcuna venisse convinta dal governo a partecipare a un’eventuale acquisizione? Per la banca tedesca il costo, al netto di oneri di integrazione e razionalizzazione per un massimo di 300 milioni, sarebbe di 1,284 nel caso di Ubi, di 1,439 miliardi per Banco Bpm e di 1,326 per Unicredit.

Modello ‘venete’ e ricapitalizzazione rappresentano due dei tre possibili scenari delineati da Deutsche Bank. Il terzo è rappresentato dalla soluzione cui auspicano i vertici della banca ligure: l’aumento di capitale con l’intervento dei privati.

Del resto anche per Fabio Panetta, vice direttore generale della Banca d’Italia, la ricapitalizzazione è solo un’extrema ratio “cui si può ricorrere solo qualora l’auspicato rafforzamento patrimoniale dell’intermediario non possa essere realizzato altrimenti”. La via maestra rimane “quella del risanamento mediante il ricorso al mercato e di una soluzione aggregativa”.

A tal proposito, Panetta ha auspicato, nel corso di un’audizione sul DL Carige, “che la ricerca di un partner, deliberata dal Cda lo scorso novembre, si concluda con esito positivo in tempi contenuti” anche se prima “è importante procedere speditamente nelle iniziative di ristrutturazione aziendale avviate dai commissari straordinari”. Dopo di che “un’operazione d’aggregazione rappresenta la soluzione più adeguata ed efficace per preservare i valori e sfruttare le potenzialità inespresse”.

Del resto la banca ligure è “solvibile” e presenta “valori e potenzialità da non disperdere: forte radicamento in tre regioni (Liguria, Lombardia e Lazio); elevata fidelizzazione della clientela; ampi margini di miglioramento in termini di costi, efficienza e produttività della rete distributiva; potenziale per ridurre – mediante l’utilizzo di modelli per il calcolo dei requisiti patrimoniali – l’assorbimento patrimoniale a fronte dei rischi assunti”.

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