Sab 06 Marzo 2021 — 11:20

Carige chiude il 2020 con una perdita di 185,3 milioni



Il dato è peggiore delle previsioni del piano, che risalgono però a prima del Covid. Accelerano i ricavi

carige 2020

Carige archivia il 2020 con una perdita netta di 185,3 milioni, un dato peggiore delle previsioni del piano che tuttavia risalgono a prima del Covid. Accelerano i ricavi.

I risultati preliminari al 31 dicembre 2020 fanno riferimento al periodo 1 febbraio 2020 – 31 dicembre 2020, coincidente con il ritorno alla gestione ordinaria.

“Nel severo contesto economico determinato dalla pandemia, e riverberatosi anche sui conti economici di tutto il Sistema bancario, il Gruppo ha chiuso i risultati preliminari con una perdita netta di 185,3 milioni (161,1 milioni ante imposte), superiore, quindi, rispetto alle previsioni del Piano Strategico elaborate nel luglio 2019 dai Commissari Straordinari, che per l’intero 2020 delineavano una perdita di 78 milioni”, spiega Carige.

Sul fronte dei ricavi, “nell’ultimo trimestre del 2020 si sono consolidate le evidenze di accelerazione con il margine di interesse e le commissioni che confermano il trend di crescita rilevato nel terzo trimestre (rispettivamente +28,1% e +11,5% rispetto al secondo trimestre)”.

Il margine di intermediazione (pari a 378 milioni), grazie anche agli utili da negoziazione e da cessione di asset, risulta in linea con le previsioni di Piano Strategico 2019-23 elaborato ante-pandemia (371,2 milioni la previsione dell’intero 2020 ricondotta a undici mesi) e in crescita, nel quarto trimestre, del 31,6% rispetto al terzo trimestre”.

“Le gravi condizioni di contesto del 2020 non hanno impedito a Carige di chiudere l’anno con performance commerciali e con crescite di ricavi sempre superiori alle medie di sistema e, in numerosi ambiti, di primato assoluto”, il commento dell’ad Francesco Guido. “Carige conferma la propria identità di banca con basso profilo di rischio, lanciata verso il recupero progressivo della piena redditività”.

Quanto alle nuove previsioni, la banca ritiene di poter raggiungere nel 2021 – con differimento
temporale di un anno – il risultato netto atteso per il 2020 (una perdita di 80 milioni circa) “ed è quindi
prevedibile il conseguimento del target di break-even ante imposte nel 2022 e di utile netto a partire dal 2023”. Il risultato stimato per l’esercizio 2021 ipotizza uno scenario di rimbalzo del Pil italiano del 4,8%.

Nessun accenno ai preparativi per un prossimo ritorno in Borsa, mentre Carige ritiene al momento “prevedibile” entro il 31 dicembre 2021 il perfezionamento del percorso di business combination. Cassa Centrale Banca, oggi socia all’8,3%, ha infatti un’opzione di acquisto esercitabile fino a fine anno sull’80% in mano al Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Tornando ai risultati preliminari, prosegue la riduzione dei costi, in linea con i target di piano.

Crescono però le rettifiche, anche per effetto del Covid. “La necessità di contabilizzare poste non ricorrenti ed elementi straordinari, prevalentemente legati a rischi residui degli esercizi precedenti e all’incorporazione dello scenario pandemico, ha avuto impatti in termini di maggiori rettifiche di valore su crediti per circa 40 milioni (91,8 milioni rispetto a 52 milioni delle previsioni di Piano ricondotte a undici mesi) e di ulteriori accantonamenti prudenziali per complessivi 47 milioni, non prevedibili a Piano”.

Le cessioni di crediti deteriorati consentono l’ulteriore riduzione del Npe ratio lordo al 5,1% e netto al 2,5%.

Quanto alla solidità patrimoniale, il Cet1 ratio phased-in sale al 12,8% da 12% al 31 gennaio 2020 e il Total Capital ratio phased-in al 15,1% da 13,9%.

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