Mar 07 Febbraio 2023 — 03:04

Banche, verso nuovo fondo da 600 milioni per salvare le piccole in crisi



Lo schema, allo studio del sistema bancario con Bankitalia e Mef, sarebbe quasi in dirittura d’arrivo. Obiettivo sventare potenziali casi di liquidazione coatta amministrativa

azioni banche italiane

In arrivo un nuovo fondo per salvare le piccole banche da potenziali casi di liquidazione coatta amministrativa.

La dotazione, secondo indiscrezioni di stampa, sarebbe di 5-600 milioni di euro. Lo strumento sarebbe cofinanziato dalle principali banche italiane e, in parte residuale, dallo Stato e destinato a intervenire in anticipo nel capitale di piccoli istituti in condizioni di fragilità.

Il fondo banche sarebbe stato al centro di un incontro riservato tenutosi a inizio agosto a Roma e che ha visto coinvolti i massimi vertici della Vigilanza di Bankitalia, del Mef e del Fondo interbancario. In questo contesto, secondo quanto riporta oggi il Sole 24 Ore, sarebbero state tracciate le linee guida dell’operazione che sarebbe a buon punto, e per cui non sono escluse accelerazioni nelle prossime settimane, anche se la realizzazione del progetto si intreccerà inevitabilmente con la prossima scadenza elettorale e con l’agenda del nuovo governo.

Da tempo, ricorda il giornale, in Italia è attivo un apposito fondo pubblico, peraltro finora mai utilizzato, che è nato proprio con l’obiettivo di permettere l’ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione delle banche più piccole, quelle dotate di un attivo inferiore a 5 miliardi. Il fondo potrà essere utilizzato fino al prossimo novembre per i vincoli legislativi previsti all’origine e definiti con l’Europa.

A pochi mesi da questa scadenza, nasce dunque la necessità di trovare nuove modalità di aiuto per banche in difficoltà: il fondo interverrebbe in via preventiva nel capitale delle banche non ancora in crisi conclamata per evitare il costo, ben più elevato per il sistema bancario e per il tessuto economico, di una successiva liquidazione coatta amministrativa e di una soluzione “atomistica”, con il rimborso dei soggetti protetti.

Da sciogliere restano ancora un paio di punti. A partire dai finanziatori. Per evitare stop di Bruxelles, il veicolo dovrà agire a condizioni di mercato ed essere prevalentemente privato: a elargire il capitale dovrebbero quindi essere chiamate le maggiori banche del Paese – tra cui non mancherebbe qualche malumore per i possibili esborsi.

Le banche conferirebbero la parte prevalente del capitale complessivo, stimato in 5-600 milioni. A coprire la quota minoritaria, che sarà di competenza pubblica, sarebbe Mcc, già è presente nel capitale di Popolare Bari e avrebbe maggiori margini di manovra rispetto all’altro soggetto ipotizzato, ovvero Cdp.

Altra questione di rilievo da smarcare è poi quella dell’ok da parte della Ue: nei suoi interventi il veicolo dovrà agire all’interno della cornice della Brrd e non dovrà infrangere le regole sulla concorrenza. Da definire la governance mentre ad apportare competenze e know how sarebbe il Fitd, forte dell’esperienza maturata in materia di salvataggi.

A ribadire la necessità di creare uno strumento ad hoc per le banche minori è stato di recente lo stesso governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che in occasione dell’assemblea Abi dello scorso 8 luglio ha sottolineato l’esigenza di individuare “nuovi strumenti” in grado di finanziare “la ristrutturazione degli intermediari più fragili, prevenendone ove possibile la crisi e le conseguenti potenziali esternalità negative sull’intero settore”. Visco ha auspicato l’ingresso nel mercato di operatori specializzati nella “ristrutturazione di aziende bancarie”, esigenza che potrebbe essere soddisfatta “anche dallo stesso sistema bancario con la creazione di un apposito veicolo finanziato a condizioni di mercato e con il contributo di soggetti pubblici”.

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