Ven 23 Agosto 2019 — 16:22

Banche italiane, possibili prede “a sconto”: allarme Uilca



Crescono gli utili, ma scendono i ricavi. Intanto il valore di mercato dei principali istituti di credito è sceso al 44% del patrimonio

banche spread

Crescono gli utili, ma scendono i ricavi: questo il bilancio delle semestrali di 11 banche italiane tracciato dalla Uilca, che evidenzia peraltro come le valutazioni di Borsa degli istituti di credito abbiano raggiunto livelli sufficientemente bassi da renderle una possibile preda di takeover dall’estero “a buon mercato”.

Studio Uilca: nel semestre cresce utile banche italiane, ma calano ricavi

L’analisi Uilca dei conti economici del primo semestre del 2019 delle 11 principali banche italiane ha evidenziato un incremento dell’utile complessivo rispetto allo stesso periodo del 2018 di 847 milioni (+15%) a 6,5 miliardi, pur con la presenza di operazioni straordinarie. La classifica è guidata in particolare dai conti di Unicredit e da quelli
di Intesa Sanpaolo.

Il margine d’interesse complessivo è sceso però del 3,5% e le commissioni del 3,6%, mentre i ricavi cedono il 5,2%.

Il segretario della Uilca, Massimo Masi, evidenzia come in un anno nelle undici banche principali si siano persi 4.818 posti di lavoro.

Banche italiane nel mirino di acquisizioni a sconto

Gli istituti di credito italiani scambiano intanto sempre più a sconto a Piazza Affari. Il valore di mercato delle principali banche italiane è pari al 44% del loro patrimonio. Un elemento che, assieme all’aumento della redditività negli ultimi anni, le fa diventare anche possibili prede per investitori disposti “a smontarle e rivenderle a pezzi. Idea che con lo spread sui titoli di Stato in aumento diverrà sempre più conveniente”, ha avvertito Roberto Telatin, responsabile del Centro Studi Uilca Orietta Guerra.

Dopo le vendite dei giorni scorsi, fra l’altro, un report di Equita su 9 banche italiane è tornato a sottolineare la correlazione tra istituti di credito e Btp nonché rischio spread.

Masi si chiede invece “cosa resterà di un’economia che vedrà ridursi il numero delle banche con la possibilità che minori banche significheranno anche minori finanziamenti alle imprese. Concordiamo con il presidente dell’Abi Patuelli- continua Masi- che le fusioni si fanno se necessario non a prescindere”.

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