Mer 08 Dicembre 2021 — 12:56

Banche, convocate in Parlamento su mutui e crediti deteriorati



L’iniziativa avrebbe un duplice obiettivo: la nascita di un Fia (Fondo di investimento alternativo) e una corsia preferenziale per banche e debitore nel negoziare condizioni di risoluzione del rapporto di credito

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Il Parlamento convoca le banche per fare ordine su mutui e crediti difficili in tempo di pandemia e rinnovata emergenza Covid. Obiettivo: assumere su di sé la gestione degli interventi sui crediti deteriorati delle banche (20 miliardi le sofferenze nette a giugno, secondo l’Abi) e mettere attorno a un tavolo i grandi istituti e le principali società specializzate per elaborare la bozza di iniziativa legislativa.

La notizia viene riportata oggi dal Messaggero, secondo cui giovedì scorso 22 luglio, si è tenuto un vertice (in presenza ma con alcuni collegati da remoto) guidato da Carla Ruocco, presidente della Commissione bicamerale sulle banche.

Alla riunione hanno partecipato i rappresentanti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps, Bper, Ibl banca, Amco, Prelios, do Value, Intrum.

Ruocco era affiancata da Toni Marcelli, alto funzionario della Consob distaccato in Commissione, mentre del progetto farebbe parte anche la Cdp che dovrebbe avere un ruolo chiave.

Questa iniziativa, secondo la ricostruzione di stampa, assorbe le altre ipotesi, come il piano Glam di Amco, esaminato dall’Abi a metà luglio. Il prossimo vertice è in calendario il 24 settembre.

Il nuovo piano di lavoro su banche, mutui e crediti prevede un duplice obiettivo. Da un lato, scrive il giornale, la nascita di un Fia (Fondo di investimento alternativo) e dall’altro una corsia preferenziale per banche e debitore nel negoziare condizioni di risoluzione del rapporto di credito – specie relativamente ai mutui prima casa – favorevoli per il debitore e nel rispetto del credito.

Di un mutuo il Fondo comprerebbe il credito che ha come sottostante la casa, lasciando al debitore il possesso per dieci anni, con un canone di favore e l’opzione di riacquisto della stessa casa a condizioni vantaggiose.

Il primo confronto avrebbe riscontrato grande interesse delle banche a sostenere la nascita dell’iniziativa.

Al Fia (soggetto completamente terzo rispetto al creditore e al debitore) spetta acquistare l’immobile dal debitore originario garantendo a quest’ultimo delle “tutele”, definite dal regolamento del fondo, tra cui la locazione dell’immobile stesso, per un periodo almeno decennale e ad un canone agevolato, e la possibilità di acquistare la casa a un prezzo predeterminato e costante per tutta la durata della locazione.

All’ex debitore, per il tramite del Fia, viene concessa la facoltà di estinguere il proprio debito nei confronti del creditore e di ottenere la cancellazione dell’ipoteca in sede di atto di compravendita dell’immobile.

Infine, al creditore di natura bancaria è consentita l’eliminazione contabile della sofferenza e il mancato assoggettamento alla normativa di vigilanza in materia di calendar provisioning. Tali previsioni possono essere tuttavia applicate solo a condizione che il gestore del Fia, il creditore, il debitore e l’investitore non versino in alcun modo in situazioni di conflitto di interessi e non siano parti correlate, che non vi siano operazioni tra parti correlate e, ai sensi del principio contabile IFRS 10, che non vi sia alcun soggetto in grado di esercitare una «notevole influenza» su uno o più degli altri soggetti.

Vengono segnalate perplessità su chi dovrebbe finanziarie il Fia, sebbene si sia parlato di Cdp e di investitori istituzionali.

Dubbi sono stati sollevati dalle banche sul prezzo di acquisto degli immobili. E c’è chi vorrebbe introdurre alcune soglie di reddito affinché l’iniziativa sia limitata a coloro che hanno realmente bisogno, come i giovani, le coppie appena unite e i lavoratori che a seguito del Covid si sono trovati in difficoltà: tutti questi con riferimento alla salvaguardia della prima casa.

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