Ven 18 Gennaio 2019 — 01:27

Oggi in Borsa: Stm, Unicredit, Carige, Intesa



Scivolano ancora i big tecnologici di Wall Street. Al via il meeting della Fed

Le azioni tecnologiche Usa sono scese ieri per il secondo giorno consecutivo, consegnando una chiusura in rosso a Wall Street e “contagiando” gli altri listini mondiali.

Nel mirino sempre titoli come Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Alphabet, già presi di mira pesantemente venerdì scorso, quando il Nasdaq aveva lasciato sul terreno quasi il 2%. A innescare le vendite, secondo una delle ipotesi, sarebbe stato un report di Goldman Sachs che si è interrogato sulle valutazioni raggiunte da questi titoli.

Occhi puntati inoltre sul Fomc della Federal Reserve, che domani potrebbe alzare i tassi d’interesse per la seconda volta quest’anno. Un ritocco sui Fed Funds di 25 punti base da parte della banca centrale Usa porterebbe il costo del denaro nella fascia dell’1-1,25%. Attese anche informazioni sulla volontà di procedere con la riduzione del bilancio, che ha raggiunto 4.500 miliardi, anche se in modo “graduale e prevedibile” come emerso dai verbali dell’ultimo meeting.

Sul fronte macro i dati più rilevanti sono i prezzi al consumo di maggio nel Regno Unito (ore 10,30 – attesi fermi al +2,7% annuo); l’indice Zew tedesco di giugno (ore 11 – consensus 21,5 da 20,6); e i prezzi alla produzione Usa di maggio (ore 14,30 – attesi in progresso dello 0,1% mensile).

A Tokyo intanto il Nikkei ha chiuso in calo dello 0,05% a 19.898 punti.

L’euro/dollaro segna quota 1,1189 (-0,1%).

In leggero rialzo il petrolio con il Brent a 48,55 dollari (+0,55%) e il Wti a 46,30 (+0,5%).

Wall Street ha chiuso ieri sera negativa, con il Dow Jones in calo dello 0,17% a 21.235 punti, S&P 500 -0,1% a 2.429 punti, Nasdaq -0,52% a quota 6.175 punti.

A Piazza Affari occhi puntati su StMicroelectronics, protagonista ieri di un tonfo di quasi il 10% assieme al settore tecnologico europeo dopo la correzione avviata sul Nasdaq. Fra le cause ipotizzate del crollo dell’hi-tech americano anche reazioni negative dei consumatori ad alcune indiscrezioni sul prossimo iPhone della Apple, di cui Stm è fornitrice. Tuttavia è probabile che si tratti di prese di beneficio “fisiologiche” dopo il rally degli ultimi mesi, che hanno visto il listino tecnologico Usa aggiornare più volte i massimi storici.

Unicredit ha emesso uno strumento
subordinato di tipologia Tier 2 per un ammontare di 1 miliardo di dollari con una struttura
innovativa callable.
I titoli hanno una scadenza a 15 anni e prevedono la possibilità di una sola call opzionale
dopo il decimo anno alla pari, previa autorizzazione da parte dell’autorità di vigilanza. Le
notes pagano una cedola fissa pari al 5.861% all’anno per i primi 10 anni corrisposta su
base semestrale; se non richiamate dall’emittente, la cedola verrà rideterminata in base al
tasso swap in dollari a 5 anni maggiorato di un margine pari a 370,3 punti base.
L’emissione, si spiega in una nota, contribuirà a rafforzare ulteriormente il Total Capital Ratio di Unicredit
e a migliorare l’attuale livello di Tier 2 capital, che è già superiore al requisito minimo
regolamentare.
Gli strumenti rappresentano la prima emissione subordinata, a valere sul nuovo
programma globale MTN da US$ 30 miliardi, recentemente aggiornato.
“Grazie ad un riscontro molto positivo da parte del mercato con un orderbook sopra i US$
3 miliardi, e ordini da circa 200 investitori provenienti da tutto il mondo, la price guidance
inizialmente fissata è stata ridotta ad uno spread finale di 365bps rispetto al 10-year U.S.
Treasury”.
Il collocamento è stato curato da BofAML, Citigroup, HSBC, JPMorgan, SG CIB and
UniCredit Bank AG in qualità di Joint Bookrunners.

Prosegue la saga di Carige dopo la sfiducia all’Ad Guido Bastianini. Ieri la riunione del Comitato nomine ha indicato una terna di nomi per riempire la casella del Direttore generale. Il posto potrebbe andare a Gabriele Delmonte, responsabile crediti di Carige, già dg di Carige Italia. Proprio ieri sera intanto sono arrivate le dimissioni di altri tre consiglieri del Cda: Claudio Calabi, consigliere di amministrazione e presidente del Comitato esecutivo, Alberto Mocchi, consigliere e membro del Comitato Rischi, e Maurizia Squinzi, consigliere di amministrazione, presidente del Comitato rischi e membro del Comitato remunerazione.

In generale il comparto bancario resta sorvegliato speciale in attesa di una schiarita sul dossier banche venete. Un possibile intervento pro quota (a partire dai grandi istituti) come auspicato dal Tesoro per accontentare le richieste della Commissione europea, sarà esaminato oggi dal Cda di Intesa Sanpaolo. “Non è un tema all’ordine del giorno ma penso se ne parlerà”, ha detto il presidente, Gian Maria Gros-Pietro. “Ogni decisione dipende dalle condizioni che saranno poste dalle autorità europee: la Commissione europea per quanto riguarda la concorrenza e la Bce per quanto riguarda la ricapitalizzazione”.

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