Ven 07 Maggio 2021 — 08:35

Smart working e salute, come affrontarlo al meglio



La tipologia lavorativa, diventata oggi in molti casi una necessità, è un fenomeno del quale in realtà si discute da tempo

smart working

Negli ultimi mesi per molti l’argomento dello smart working è diventata la tematica principale di conversazioni e confronti. La tipologia lavorativa, diventata oggi in molti casi una necessità, è un fenomeno del quale in realtà si discute da tempo, ben noto a numerosi lavoratori che, per esigenze di flessibilità di impiego, hanno imparato che il binomio ufficio-lavoro non è così inscindibile come si è sempre stati tendenzialmente portati a credere. Attorno allo smart working si sono sviluppate molteplici realtà, come gli spazi di coworking che già da tempo riscuotono diverso successo in numerose città italiane. La crescita repentina degli ultimi mesi ha avuto il merito di portare l’attenzione anche sulle possibili conseguenze ad esso connesse, alimentando le contrapposizioni tra chi nello smart working vede la tipologia lavorativa perfetta e chi, al contrario, ritiene che debba essere evitato o quantomeno limitato a casi particolari. Tra le due contrapposte posizioni, come spesso accade, è possibile trovare una posizione mediana nella quale, adottando dei dovuti accorgimenti, lo smart working si rivela un’alternativa più che valida alle modalità lavorative tradizionali.

Una delle critiche che più spesso si sente muovere allo smart working è quella che, lavorando in casa, si finirebbe per perdere la distinzione tra casa e lavoro, causando sovrapposizione fra le due sfere e conseguente malessere. Per quanto il rischio sia certamente concreto, bastano pochi accorgimenti per riuscire quantomeno a ridurne il possibile impatto. È per esempio da evitare il lavorare in pigiama: per quanto certamente comodo, contribuisce alla sensazione di assenza di differenze tra lavoro e casa. Lo stesso può dirsi per l’ambiente di lavoro: se spesso per lavorare da casa basta un computer con accesso a internet, rimanere a lavorare negli stessi ambienti dove si svolge la vita quotidiana può essere deleterio. Quindi si può senz’altro evitare di rimanere a letto o sul divano, preferendo invece organizzare un piccolo spazio nel quale ricreare quell’assenza di distrazioni tipica degli uffici. Altro aspetto in grado di fare la differenza è la scelta degli orari di lavoro. Spesso allo smart working si affianca una totale autonomia circa gli orari lavorativi, che sono quindi lasciati alla più discrezionale gestione contando, come unico fine, il raggiungimento di un determinato risultato. La massima libertà in tal senso, pur essendo estremamente allettante, deve essere gestita in maniera da non far sovrapporre le due sfere di vita: è buona norma darsi degli orari da seguire, cercando quindi di rispettare la routine giornaliera che l’assenza di un ufficio potrebbe stravolgere.

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Altro rischio sempre presente è quello legato alla sedentarietà che, più di altri, i lavoratori in smart working si trovano ad affrontare. Non è prerogativa dello smart working, ovviamente, essendo più una conseguenza del fatto che la tipologia lavorativa può essere applicata in particolare ai lavoratori abituati a una scrivania in ufficio. Proprio per questo alcune soluzioni sono ben note a chi, per passione o per mestiere, si trovi a passare molto tempo di fronte allo schermo di un computer. Esistono innumerevoli guide ricche di esercizi poco intensi che mirano a mantenere attive le parti del corpo meno sollecitate durante prolungati periodi trascorsi alla scrivania, volte principalmente allo stretching e alla sollecitazione articolare e muscolare: dedicare pochi minuti a scadenze regolari durante l’arco della giornata lavorativa è in grado di fare la differenza. Un altro problema molto sentito è quello degli schermi: considerando che il lavoro viene svolto pressoché nella sua totalità di fronte a un monitor, possono essere adottati accorgimenti specifici. Molti monitor sono dotati di un preset di illuminazione più riposante, così come per le lenti da vista esiste la possibilità di inserire il filtro per la cosiddetta luce blu.

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Infine, una delle conseguenze maggiormente emerse in questi ultimi mesi è il rischio di alienazione e solitudine. Eliminando l’ambiente dell’ufficio, anche i rapporti umani vengono tagliati, facendo venir meno il complesso rapporto di relazioni interpersonali che necessariamente si formano sul lavoro. In proposito, sarebbe bene riuscire a organizzare degli incontri di persona fuori dall’orario di lavoro, durante i quali potersi confrontare su dinamiche del lavoro oltre che personali. Non sostitutivo, ma sicuramente una valida alternativa, può essere invece considerato incontrarsi su una delle innumerevoli piattaforme che, mai come in questi mesi, sono state utilizzate per creare riunioni virtuali: una possibilità da non scartare a priori in situazioni nelle quali il confronto diventa parte essenziale del lavoro oltre che della quotidianità.

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