Mer 24 Aprile 2019 — 13:01

Pir, investire nei Piani Individuali di Risparmio



Cosa sono e qual è il vantaggio fiscale che caratterizza questa formula di investimento

Risparmio Pir

In Gran Bretagna li chiamano ISAS (Individual Savings Accounts), in Francia PEA (Plan d’Épargne en Actions), mentre in Italia hanno fatto capolino nel mercato degli investimenti con l’acronimo PIR (Piani Individuali di Risparmio). Vediamo come funzionano più precisamente questi piani, chi può sottoscriverli, con quali vantaggi.

I Piani Individuali di Risparmio sono stati inseriti tra le opzioni di investimento privato nella legge di Stabilità 2016, per essere poi resi effettivamente disponibili a partire da gennaio 2017. A settembre 2018, ovvero a quasi due anni dal lancio, hanno raccolto un patrimonio di circa 19 miliardi di euro, conquistato soprattutto nel primo anno e mezzo, quando sono stati accolti come un’interessante novità da molti risparmiatori.

I vantaggi dei Piani Individuali di Risparmio a Lungo Termine

L’interesse dei risparmiatori è giustificato dall’importante vantaggio fiscale che caratterizza questa formula di investimento, esente da tassazione sulle rendite se la quota versata resta nel piano per un minimo di cinque anni. Se si considera che l’imposta attuale sulle rendite è fissata al 26% (a meno che non si tratti di Titoli di Stato, agevolati al 12,5%) si comprende come il vantaggio non sia del tutto indifferente. Meglio però ribadire quanto sia importante ai fini del risparmio non riscattare l’investimento prima dei cinque anni, perché in questo caso il beneficio fiscale si perde interamente. Non solo, riscattando in anticipo l’investitore è tenuto a versare insieme alle aliquote non pagate anche gli interessi sugli arretrati corrisposti fuori tempo.

È insomma fortemente consigliato a chi investe in un PIR di farlo cosciente che la loro durata minima non dovrà essere troppo breve, affinché abbia un senso l’operazione. Un altro elemento da considerare e che rende i PIR appetibili a chi punta a un investimento di una certa durata, proiettato al futuro, è il fatto che siano esenti da una tassa di successione.

Le quote minime e la composizione del portafoglio PIR

I Piani Individuali di Risparmio a Lungo Termine non si possono intestare a più persone, come avviene invece ad esempio per un conto corrente o un conto deposito. Possono investire in un PIR solo persone fisiche, privati con residenza in Italia. E quanto possono investire?

Gli importi che il singolo investitore può versare nel PIR variano da un minimo di 500 euro fino a un massimo di 30.000 euro l’anno. Non è concesso ad ogni modo oltrepassare il limite massimo stabilito per questa forma di investimento, vale a dire 150.000 euro.

Il portafoglio dei PIR si compone in modo diversificato e comprende azioni, obbligazioni e altri prodotti finanziari che possono rientrare nella più ampia categoria del risparmio gestito. La questione della composizione del portafoglio merita alcune precisazioni, perché i PIR sono soggetti ad alcuni vincoli particolari che contribuiscono a definirne la finalità. Nello specifico investimenti mirati ne fanno uno strumento di potenziamento e rilancio delle imprese nazionali. In che modo? Basti pensare che di regola e senza deroghe ben il 70% del patrimonio dei PIR è finalizzato all’acquisto di azioni, obbligazioni e prodotti di investimento di imprese italiane. Unica eccezione le imprese europee stabilmente organizzate in territorio italiano.

Non solo. Di questo 70% almeno il 30% va a sostenere piccole e medie imprese in zona MidCap, AIM, STAR. La restante quota, circa il 40%, potrà essere investita invece su imprese dell’indice FTSE Mib. Resta il 30% del totale che è libero da vincoli di natura geografica e non tiene conto della nazionalità dell’emittente. Come sempre vale però un vincolo di concentrazione dell’investimento: i prodotti di un solo emittente non possono rappresentare più del 10% dell’investimento, è necessario diversificare. La diversificazione del portafoglio del resto è essenziale in molte forme di investimento per contenere i rischi per il capitale, a maggior ragione se ci si orienta al mercato azionario e obbligazionario.

Qualche dato sulla diffusione dei PIR in Italia

Il risultato di pubblico dei PIR non si è fatto attendere, tanto da far immaginare, a pochi mesi dal lancio del 2017, una raccolta intorno ai 60 miliardi di euro nei primi 5 anni. Le stime si sono in parte ridimensionate per via di un freno alle nuove sottoscrizioni da metà 2018. Parlando di numeri, nei dati forniti da Assogestioni si contano nel primo anno di lancio 800.000 investitori con 11.000 miliardi di euro raccolti che sono diventati 19.000 nell’autunno 2018.

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