Dom 17 Gennaio 2021 — 04:29

Italexit: conseguenze, vantaggi e svantaggi. Analisi a cura di TeleTrade



Nel corso degli ultimi anni è stato riproposto, da diversi esponenti politici e partiti euroscettici, la possibilità di un’uscita dall’Italia dall’Unione Europea

italexit

Nel corso degli ultimi anni è stato riproposto, da diversi esponenti politici e partiti italiani euroscettici, la possibilità di un’uscita dall’Italia dall’Unione Europea, coniando anche il termine “Italexit”.

Il rischio di una possibile uscita dalla zona euro, è stato avvertito per la prima volta, negli anni 2011-2012; in quel periodo il Governo italiano doveva fare i conti con l’allargamento dello spread tra i Btp ed il Bund; poi grazie al “whatever it takes” dell’ex numero uno della BCE, Mario Draghi, lo spettro di una Italexit è stato allontanato.

Poi in seguito, si è cominciato nuovamente a rispolverare la parola “Italexit” quando a capo del Governo italiano è entrato il duetto Lega e Movimento 5 Stelle facendo leva proprio sulla volontà di uscire dalla moneta unica.

Oggi la situazione è notevolmente cambiata, soprattutto nel momento in cui la Lega è stata sostituita del Partito Democratico, ed il Governo Conte Bis è stato visto al cospetto dell’Unione Europea, più moderato rispetto al precedente duetto, ed in particolare maggiormente incline ad ottenere una maggiore flessibilità finanziaria verso Bruxelles. Non bisogna dimenticare, che ad influire
positivamente verso una maggiore apertura del Governo italiano verso l’Europa è stata sia l’inversione di rotta della Banca Centrale Europea al quale ha tagliato ulteriormente i tassi di interesse ed ha introdotto un nuovo Quantitative Easing ed anche la decisa riduzione dello spread Btp-Bund.

Negli ultimi mesi, la situazione è andata nuovamente peggiorando, soprattutto da quando è entrato in scena il “fondo salva-Stati”, il quale dal punto di vista strategico non è visto di buon occhio dagli euroscettici, in quanto secondo questi ultimi l’utilizzo di tale fondo da parte dell’Italia non fa altro che essere a completo vantaggio del sistema bancario tedesco, già fortemente in crisi negli ultimi anni, secondo l’analisi di TeleTrade.

Analista teletrade

Giancarlo Della Pietà

Dopo una breve testimonianza storica degli ultimi anni sui vari momenti in cui la parola “Italexit” è balzata agli onori della cronaca; ora cerchiamo di capire cosa potrebbe succedere nel caso in cui il Bel Paese dovesse decidere abbandonare la valuta unica ed uscire dall’Europa Unita, individuando in linea di massima gli aspetti positivi, negativi ed i pro ed i contro anche se a priori nessuno può
prevedere con precisione cosa potrebbe realmente accadere.

Partiamo dall’analisi degli aspetti positivi, a tal riguardo facciamo un passo indietro, è come ben sapete quando nel lontano 1993, sono scomparse le dogane tra i paesi europei, non esistono più barriere fisiche, ovvero gli europei possono lavorare, muoversi, andare in pensione in altri paesi comunitari, avere una maggiore protezione e tutela della salute, maggiore tutela dei diritti, tutela della sicurezza; ovviamente questi aspetti positivi hanno avuto fino adesso un costo che in linea di massima si aggira sui 150 miliardi di euro che gravano giorno per giorno sulle casse di ogni stato membro rispetto al Pil.

Ma soprattutto negli ultimi anni, le cose non sono andate nel verso giusto o come si sperava all’inizio quando sono stati fatti i primi passi di Unione Europea; il quadro politico – finanziario è andato sgretolandosi, perpetrando sia tra i vari Governatori dei singoli Stati che tra gli stessi cittadini europei, una profonda delusione; il tutto condito da un fase di difficoltà, con deflazione, stagnazione, disoccupazione etc.; tutto ciò è stata la causa che ha fatto scatenare ripensamenti tra diversi Stati e tra cui anche l’Italia.

Svantaggi tra l’altro legati ad una perdita della propria sovranità sia nazionale che monetaria, eliminazione dell’unanimità, politiche di austerity e rigidità economica, a tutto vantaggio del principale paese esportatore europeo, ovvero la Germania.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare che l’Italia, per far fronte ad una situazione del genere, ha dovuto gestire il proprio bilancio statale in modo non proprio ottimale e con enormi sforzi; tutto ciò ha contribuito alla perdita della leadership che prima aveva l’Italia nei confronti sia degli stessi paesi Europei e sia nei confronti delle altre nazione extra europee.

Al momento, uscire o non uscire dall’euro, ci sono diverse correnti di pensiero con pareri contrastanti tra di loro: ossia con scenari da incubo ed ulteriore impoverimento della popolazione, ma anche visioni più rosee legate in particolare ad un ritorno alla propria sovranità sia nazionale che monetaria.

Mentre per quanto riguarda gli aspetti negativi, lasciare la zona Euro e la valuta unica, vorrebbe dire per l’Italia prima di tutto un enorme impoverimento, con un debito pubblico, di cui al momento circa il 70% nelle mani di istituzioni finanziarie e di cittadini, che diventerebbe ancora più insostenibile, tale situazione potrebbe provocare gravi effetti negativi sull’intero sistema, con scioperi e tumulti sociali con conseguenti disagi specialmente per i ceti più bassi, ovvero quelli che guadagnano di meno.

Secondo un sondaggio effettuato agli inizi del 2020, le varie compagini governative contrarie all’euro potrebbero raccogliere quasi il 50% dei consensi tra la popolazione; anche se diverse agenzie di rating internazionali, tra cui Moody’s, non credono di una possibile uscita dell’Italia dalla zona euro, in quanto è una sfida molto ardua da realizzare soprattutto perché bisognerebbe effettuare delle sostanziali modifiche anche dal punto di vista costituzionale, è l’analisi di TeleTrade.

In definitiva, una vittoria del “si” all’Italexit mediante un referendum potrebbe comportare scenari apocalittici, soprattutto per una ripresa dell’economia italiana. Secondo alcuni studi, il ritorno alla lira potrebbe cadere in un vortice ribassista, con una svalutazione della stessa intorno al 15% rispetto all’euro già dai primi giorni del corso della nuova valuta. Tale situazione potrebbe costringere in default diverse banche e ciò potrebbe costringere lo Stato ad intervenire comportando uno scenario molto simile a quello visto in Grecia un paio di anni fa.

Mentre a favore dell’Italexit, la svalutazione della lira potrebbe incrementare l’aumento delle esportazioni sia verso le altre nazioni europee che extraeuropee, tale situazione potrebbe migliorare la bilancia commerciale, mentre per i cittadini molto resterebbe invariato, anche se potrebbero pagare di più i beni importati. Inoltre, potrebbe sussistere una possibile inflazione, la quale potrebbe essere controbilanciata da una deflazione, ovviamente lo Stato di fronte ad una nuova ondata inflazionistica per prima cosa dovrebbe adottare una politica espansiva in modo da permettere al sistema economico italiano di ripartire ed avere una maggiore competitività oltre confine.

In conclusione, una ricerca di OFCE (Osservatorio francese delle congiunture economiche), mette in risalto che in caso di uscita dalla zona euro, l’Italia avrebbe un bel po’ da guadagnare e poco da perdere; mentre lo studio afferma che in caso di permanenza nella zona euro la situazione economica – finanziaria della nazione potrebbe addirittura peggiorare. Ovviamente, in caso di Italexit, la ricerca si sofferma soprattutto sul debito pubblico italiano, il quale nel caso fosse convertito in lire, sarebbe possibile una concreta diminuzione comportando prima di tutto un aumento delle esportazioni con una conseguente ripresa economica.
Giancarlo Della Pietà, Analista di TeleTrade

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