Ven 14 Agosto 2020 — 21:21

Gli Emirati Arabi ripartono dopo il Covid: non solo petrolio



L’agenda degli Emirati Arabi Uniti riprende dopo l’emergenza coronavirus. Puntando più sull’energia pulita che sul greggio

emirati arabi uniti

Oggi gli Emirati Arabi Uniti riaprono ufficialmente i loro aeroporti ai turisti e, simbolicamente, con il loro arrivo, ripartono anche le agende politiche ed economiche sospese durante la pandemia.

Ma, sorprendentemente, il petrolio non è più l’unico business al centro di tutto come è stato da sempre fino ad oggi. “Dubai clean energy strategy 2050”, “Hope Probe” e “Dubai Vision 2021”, sono segnali tangibili che qualcosa sta cambiando anche nel deserto e danno motivi di speranza su una potenziale ripresa, ad un mondo impazzito che sta riscrivendo le regole dell’economia internazionale.

“Dubai clean energy strategy 2050” è un piano economico che verrà realizzato entro il 2050 e che ha come proposito quello di realizzare il progetto ecosostenibile più importante al mondo, con sede negli Emirati Arabi Uniti, ovvero trasformare Dubai in un centro globale di energia pulita. Aumentare la porzione di energia rinnovabile a Dubai per ridurre le emissioni di carbonio del 16% entro il 2021, quindi trasformare la città del Golfo nella realtà con la più bassa emissione di carbonio al mondo. Un obiettivo dai risvolti sia sociali sia economici enormi, soprattutto dopo il recente calo del prezzo del greggio a causa del virus.

“Un deprezzamento che è stata la fortuna di agguerriti speculatori, che si sono approfittati della pandemia per realizzare enormi guadagni, avvalendosi del fenomeno del “contango”, cioè una sovrabbondanza di produzione unita a riserve al massimo delle loro capacità e al calo vertiginoso dei consumi: praticamente hanno acquistato greggio a -37 volte il suo valore, per poi rivenderlo ad almeno 20 volte di più del suo prezzo”, spiega Daniele Pescara, ceo di Falcon Advice, società con sede a Padova e a Dubai, che aiuta le aziende italiane ad investire negli Emirati Arabi Uniti.

Ma Dubai non investe solo nell’energia pulita, ma anche nelle nuove missioni spaziali come quella su Marte. Una sonda spaziale è stata sviluppata da un team di 450 giovani ingegneri arabi, dove le donne costituivano il 34%, attraverso 15 partnership internazionali, università e centri di ricerca. Con il lancio di “Hope Probe”, ovvero la missione spaziale emiratina senza equipaggio, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, vicepresidente, primo ministro degli Emirati Arabi Uniti e sovrano di Dubai, ha istituito un programma per addestrare giovani arabi nelle future tecnologie spaziali degli Emirati, allo scopo di formare e preparare una nuova generazione di astronauti arabi e scienziati spaziali per contribuire alle ricerche con tutta la comunità scientifica internazionale.

Il terzo importante progetto in agenda è “Dubai Vision 2021”, focus di Dubai Expo 2021, posticipato di un anno, un nuovo mercato emiratino diversificato, indipendente dal petrolio, che si basa su sei pilastri: istruzione, ambiente, sanità, giustizia, società e competitività. “Non può che essere l’agenda politica più azzeccata dopo il recente crollo del prezzo del greggio a causa della pandemia, che ha segnato il record negativo di 20 dollari al barile. Per questo motivo, mai come in questo momento, la diversificazione degli asset strategici degli Emirati Arabi Uniti non può che trovare terreno fertile e grande fermento sia tra la comunità, sia tra gli investitori”, dice infine Daniele Pescara.

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