Mer 27 Ottobre 2021 — 17:24

Diritto penale e lotta al riciclaggio: l’Università di diritto internazionale di Milano partecipa alle audizioni riguardanti il Decreto di attuazione



Cambiano gli strumenti di contrasto al riciclaggio.. L’analisi degli esperti

prof gianluca gambogi università milano

La Seconda Commissione Giustizia della Camera dei Deputati sta delineando lo schema definitivo del Decreto Legge in tema di lotta al riciclaggio mediante il diritto penale, attuando le disposizioni della Direttiva UE 2018/1673. Nei confronti della Repubblica Italiana è stata avviata una procedura d’infrazione proprio per mancato recepimento della Direttiva, sono perciò state effettuate varie audizioni che hanno coinvolto anche un docente dell’Università di diritto internazionale di Milano.

Sono stati forniti interessanti suggerimenti per modellare un sistema più moderno ed efficace di contrasto.

Le novità più importanti

È doveroso premettere che la Direttiva stabilisce norme minime relative alla definizione dei reati e alle sanzioni in materia di riciclaggio (art.1, paragr.1), mentre non si applica al riciclaggio riguardante beni derivanti da reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, soggetto alle norme della Direttiva (UE) 2017/1371, cosiddettaPIF. Le novità più importanti sono sostanzialmente due. – Spiega il Prof. Avv. Gianluca Gambogi (nella foto), Ordinario di diritto penale presso l’Università Popolare degli Studi di Milano – L’eliminazione del termine “non colposo” nel comma 1 (sia nell’art 648-bis sia nell’art 648-ter) e l’introduzione delle contravvenzioni, come reato presupposto, nei reati di ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e autoriciclaggio”.

Reato presupposto contravvenzionale

Nell’art. 648-bis e nell’art. 648-ter, nel caso di reato contravvenzionale presupposto, la pena prevista è la reclusione da 2 a 6 anni e una multa da € 2.500,00 a € 12.500,00. Nell’autoriciclaggio, reclusione da 1 a 4 anni e una multa da € 2.500,00 a € 12.500,00.

Nella ricettazione, reclusione da 1 a 4 anni e una multa da € 300,00 a € 6.000,00. – Prosegue il Prof. Avv. Gianluca Gambogi – In tutti i casi, si ritiene punibile il fatto quando riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l’arresto (da 1 anno massimo a 6 mesi minimo). Rispetto al testo proposto, viene suggerito un ripensamento nel caso in cui la Direttiva, proprio perché detta ‘disposizioni minime, consenta agli Stati membri di individuare il reato contravvenzionale presupposto del riciclaggio anche quando sia punito con una pena pari o inferiore a 1 anno (con il limite, comunque, di 6 mesi).”

In altri termini, cassare il termine “superiore” amplierebbe la rilevanza dei reati contravvenzionali considerati. Ciò pare coerente con un sistema che prevede sanzioni edittali per i reati, ben superiori a quelle richieste dall’Unione Europea. Si tratta di contravvenzioni a presidio da garantire vista la loro importanza ma non paiono però rientrare tra le attività criminose indicate per materia dalla Direttiva nell’art. 2, paragrafo 1, lett. da a) a v): quella prevista dall’art. 55, comma 4 (peraltro attinente al panorama delle misure a contrasto del riciclaggio) e quella sul divieto di subappalto senza autorizzazione, significativa per garantire la trasparenza in ambito di opere riguardanti la Pubblica Amministrazione.

Ampliamento circa l’utilizzo dello strumento concernente le intercettazioni

Per quanto riguarda la possibilità di consentire le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, apparentemente potrebbe sembrare che nulla verrà modificato. Nell’attuale formulazione, infatti, sono consentite nel comma 1 e 3 dell’autoriciclaggio, mentre non lo sono nel comma 2. Le intercettazioni rimarranno non consentite nel nuovo comma 2 ma lo scenario cambia considerando il comma 1 dove viene cassata la dizione ‘non colposo’, con conseguenza che qualsiasi delitto presupposto, doloso o colposo che sia, sarà punito con una pena tale da consentire le intercettazioni.

È evidente – Commenta il Prof. Avv. Giovanni Neri, Magnifico Rettore dell’Università Popolare degli Studi di Milano, riprendendo le considerazioni svolte dal Prof. Gambogi nell’audizione – la maggiore possibilità di ricercare la prova. Rimane confermato l’effetto dell’aggravante (oggi prevista nel comma 3 ma che verrà poi inserita nel comma 4) applicabile nel caso in cui il denaro, i beni o le altre attività provengano da un delitto commesso con le condizioni o con le finalità di cui all’art. 416-bis.1 c.p. (l’espresso richiamo alle circostanze aggravanti dell’associazione per delinquere di natura mafiosa è peraltro una novità)”.

I delitti colposi presupposto del riciclaggio e dell’autoriciclaggio

Lo scenario che si andrà a delineare sarà ben diverso rispetto a quello attuale: dovremo, infatti, abituarci a considerare, come reato presupposto, anche i delitti colposi e le contravvenzioni. Laddove l’intervento non dovesse essere effettuato, lo scenario rimarrebbe esattamente il seguente:

– I reati presupposto della ricettazione e dell’impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita sarebbero solo i delitti con conseguente esclusione di tutte le contravvenzioni;
– I reati presupposto del riciclaggio e dell’autoriciclaggio, sarebbero soloi delitti non colposi con conseguente esclusione sia di quelli colposi, sia delle contravvenzioni

Si evidenzia che, in relazione ai delitti di riciclaggio e autoriciclaggio, è stata prevista la medesima disciplina sia in caso di delitti presupposto colposi sia per quelli non colposi. Si è invece introdotta una disciplina sanzionatoria differenziata, di minor rigore sanzionatorio, nel caso in cui il reato presupposto sia una contravvenzione e ciò vale per tutte le norme incriminatrici che interessano l’intervento ovvero gli artt. 648, 648-bis, 648-ter e 648-ter.1.

Osservazioni finali

Le scelte compiute appaiono condivisibili anche quando si è ritenuto di non intervenire rispetto ad alcune indicazioni della Direttiva. Analoghe considerazioni possono farsi rispetto alla scelta di non adottare circostanze attenuanti e aggravanti come richiesto dall’art. 6 della Direttiva in virtù del fatto che nel nostro Ordinamento ne esistono già, come quelle previste dall’art. 61-bis e 416-bis.1. “Anche per quanto riguarda le indicazioni concernenti i reati commessi nell’ambito di un’organizzazione criminale – Aggiunge il Prof. Avv. Giovanni Neri –valgono le norme già presenti nel nostro Ordinamento (art. 416 c.p. e 416-bis c.p.). Inoltre, non pare necessario disporre interventi in tema di responsabilità delle persone giuridiche tenuto conto delle attuali previsioni normative del D.Lgs. n. 231/00. Appaiono altresì condivisibili gli interventi relativi all’ultimo comma dell’art. 9 c.p. e al comma 1 dell’art. 240-bis c.p. senz’altro necessari e di chiaro coordinamento sistematico con quanto proposto ai fini del recepimento”.

Infine, rimane da sottolineare la bontà complessiva della Legge n. 146/06 in tema di reato transnazionale, che contiene norme significativa per quanto attiene alla responsabilità amministrativa degli Enti e alle attività di indagini ai fini di confisca che sono possibili fino al termine di cui all’art. 430 c.p.p.

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