Ven 28 Febbraio 2020 — 19:27

Dan John, brand italiano diventa internazionale



Tre negozi monomarca a Madrid e uno a Bruxelles. Intervista a Daniele Raccah, co-fondatore del marchio: fra gli obiettivi anche la Borsa

dan john daniele raccah

Tre negozi monomarca a Madrid e uno a Bruxelles. Per Dan John, il brand di moda uomo made in Italy, si tratta delle prime aperture fuori dai confini nazionali. L’azienda punta ora a raggiungere i 70 milioni di fatturato entro la fine dell’anno e i 180 milioni entro i prossimi tre anni. Ne abbiamo parlato con Daniele Raccah, co-fondatore del brand Dan John.

Avete annunciato diverse aperture all’estero, ma soprattutto un progetto di sviluppo ancora più significativo, ce ne può parlare
meglio?

“Dan John è una realtà che nasce nel dicembre 2015, ovviamente, partendo da un’esperienza trentennale degli imprenditori che l’hanno costituita. Ha iniziato il proprio sviluppo in Italia con grandissimo successo, aprendo in poco tempo decine di negozi monomarca diretti, e chiuderemo l’anno 2019 con 93 punti vendita. Dopo una lunga e attenta valutazione durata circa 18-24 mesi, nel 2019 abbiamo iniziato le prime aperture in mercati esteri. Le prime sono avvenute a partire da metà settembre, i primi tre negozi in Spagna e uno in Belgio, a Bruxelles, tutti situati lungo le arterie principali dello shopping cittadino, in magnifiche location. Lo sviluppo prevede altre aperture in diversi paesi europei e non solo. Il nostro team è rientrato proprio ieri in Italia dopo una serie di sopralluoghi, nel corso dei quali ha individuato delle location di grande interesse. Stiamo ora valutando Germania, Francia, Grecia e Inghilterra. Le aperture sono previste per il 2020, presumibilmente verso marzo e aprile, quindi prevediamo un grande sviluppo nei paesi europei ed extraeuropei, dal momento che l’Inghilterra si appresta ad uscire dall’Unione Europea. Saranno sempre dei negozi di altissima rappresentanza, con i quali cercheremo di raccontare la storia e il valore del nostro brand. Un marchio tutto italiano, che cerca di aggredire i mercati esteri, andando in controtendenza”.

La Spagna è il paese di Inditex, il colosso dell’abbigliamento cui fanno capo brand importanti, quali Zara, Bershka e Massimo Dutti. Perché scegliere proprio un mercato così complesso per le prime aperture?

“Per noi è stato un bel banco di prova. Abbiamo voluto iniziare proprio da quello che per noi era il mercato più difficile, la casa di Inditex, che registra ogni anno 30 miliardi di euro di fatturato. Abbiamo voluto testare da subito la reazione dei consumatori spagnoli, storicamente attaccatissimi ai marchi nazionali. Effettivamente è stata una battaglia di Davide contro Golia, ma stavolta Davide vince. Siamo andati ad affrontare Golia e siamo ritornati vittoriosi, e speriamo che accada anche nel resto d’Europa”.

dan john negozi

Si tratta di negozi di vostra proprietà e gestione diretta?

“Sì, certo. Saranno tutti diretti investimenti dell’azienda primaria, in mercati in cui crediamo molto. Riteniamo, quindi, di doverli seguire in prima persona in ogni in fase e sotto ogni punto di vista”.

Si tratta di un investimento significativo, quali sono i numeri attuali di bilancio e le prospettive economiche nei prossimi anni?

“Con le due società del gruppo Dan Joh, abbiamo chiuso il 2018 con circa 43-44 milioni di euro di fatturato, e per il 2019, ci aspettiamo di chiudere l’anno intorno ai 65 milioni di euro, per arrivare, nel 2020, a circa 74-75 milioni di euro di fatturato. Per il 2021, ci aspettiamo di ripartire ancora più forti, per raggiungere i 100 milioni di euro in chiusura di anno”.

Avete intenzione di aprire nuovi punti vendita anche in Italia?

“Attualmente siamo presenti pressappoco in tutte le regioni italiane. Ma la nostra bella penisola è grande ed è lunga. Siamo presenti in centri storici cittadini, in centri commerciali, nelle provincie, nelle città più importanti. Abbiamo un programma di sviluppo anche per l’Italia, dove puntiamo ad una diffusione sempre più capillare. Entro il 2023, puntiamo ad arrivare al 2023 con circa 187 punti vendita complessivi. Di questi 90 che saranno aperti nei prossimi 4 anni, circa il 40% sarà in Italia, il 60% all’estero”.

Avete in programma anche nuove linee di prodotto?

“No, noi continuiamo a fare ciò che sappiamo fare, dal momento che lo facciamo abbastanza bene. E questo lo dico a fronte dei risultati ottenuti in tutte le località italiane e del grande successo riscosso anche all’estero. Sappiamo creare uno stile di abbigliamento contemporaneo da uomo, sia per la giornata di lavoro, ad esempio, di un notaio, un avvocato o un imprenditore, ma anche per il tempo libero dei giovani e degli stessi professionisti, che ogni tanto si concedono un capo un po’ più informale. Una linea di abbigliamento che facciamo con successo da 40 anni. Non abbiamo intenzione di ampliare la nostra produzione, introducendo, ad esempio, una linea donna o bambino, anche se stiamo ricevendo diverse richieste di licenze per quanto riguarda la moda bimbo, ma facciamo davvero molta attenzione nel valutare a chi concederla. Al momento stiamo valutando tre o quattro richieste molto importanti, ma vogliamo prima avere bene chiara la situazione”.

Avete tra i vostri programmi a medio o lungo termine di arrivare ad una quotazione in Borsa? Oppure delle partnership economiche con Fondi di Investimento?

“Pensiamo che la quotazione in borsa sia una strada che intraprenderemo, ed è uno dei nostri obiettivi, perché vediamo nel nostro progetto un futuro ampliamento a livello globale, che includerà anche il Sud America e i paesi arabi. Una quotazione in borsa ci permetterebbe di strutturare anche i mezzi finanziari necessari a un’impresa di questo tipo, che ci porterebbe, a cinque anni da oggi, ad essere presenti con almeno 400 punti vendita monomarca Dan John. Ovviamente, la quotazione in borsa non è una questione imminente, passeranno ancora un paio di anni prima che tutto possa essere pronto e potremo prepararci a quotarci, e metteremo a
disposizione una piccola parte delle partecipazioni, poi vedremo cosa accadrà”.

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