Mer 08 Dicembre 2021 — 14:02

Vendita Oto Melara e Wass diventa un caso politico



L’offerta del consorzio franco-tedesco si aggirerebbe sui 650 milioni, ma dopo le rimostranze dei sindacati si registrano le perplessità sulla cessione all’estero degli asset strategici inseriti nell’operazione

vendita oro melara

La vendita di Oto Melara e Wass da parte di Leonardo diventa un caso politico. L’offerta del consorzio franco-tedesco Knds si aggirerebbe sui 650 milioni, ma dopo le rimostranze dei sindacati si registrano le perplessità di una parte del mondo politico sulla cessione all’estero degli asset strategici inseriti nell’operazione (su cui il governo dovrebbe pronunciarsi ai sensi del golden power, e in particolare la presidenza del Consiglio cioè Mario Draghi).

La vendita di Oto Melara e Wass riguarda la produzione di veicoli blindati, cannoni navali, siluri e sonar. La società franco-tedesca Knds (Krauss Maffei Wegmann Nexter Defence Systems) avrebbe già presentato una proposta non vincolante da 650 milioni, secondo quanto ha scritto nel fine settimana il Sole 24 Ore.

Si attende ora la proposta di Fincantieri, per cui l’operazione sarebbe particolarmente sensata e che come Leonardo è controllata dallo Stato italiano.

Fincantieri aveva avviato le trattative la scorsa estate e secondo la ricostruzione del Sole valuterebbe Oto Melara e Wass circa 200 milioni in meno. Per la vendita l’ex Finmeccanica si è affidata all’advisor Rothschild.

Per il gruppo della cantieristica guidato da Giuseppe Bono, si renderebbe necessario un aumento di capitale.

L’operazione comporta per Leonardo la dismissione delle attività localizzate a La Spezia, Brescia e Livorno. Le due aziende hanno 1.400 addetti e un giro d’affari sui 500 milioni.

Oltre alle prese di posizione dei sindacati, voci contrarie si sono levate nelle ultime ore dal mondo della politica. Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha detto che la vendita “dell’ex Oto Melara alla Spezia da parte di Leonardo non può essere l’ennesima dismissione di un’industria strategica nazionale. Tanta tecnologia, tanto delicata, nel settore della difesa deve restare saldamente in mani italiane”.

“In Liguria, grazie alla presenza di tre cantieri navali di Fincantieri, c’è la possibilità di creare uno straordinario polo della difesa – ha aggiunto Toti – legato alle competenze del territorio e indispensabile al paese. Tanto più oggi che si torna a parlare di Difesa comune europea”.

In campo anche la Lega di Matteo Salvini, che già in passato non ha lesinato critiche nei confronti dell’ad di Leonardo, Alessandro Profumo.

Fonti del Carroccio oggi spiegano alle agenzie: “La Lega ritiene che il governo si debba impegnare ad assicurare che aziende strategiche del settore Difesa come ex Oto Melara ed ex Wass, poste in vendita da Leonardo, restino italiane e sotto controllo pubblico, attraverso l’acquisizione da parte di Fincantieri”.

“La tutela degli interessi nazionali, specie in un settore delicato come la difesa, impone di escludere la cessione a gruppi industriali stranieri anche per tutelare innovazione, capacità produttive e posti di lavoro estremamente qualificati. Fincantieri, sotto l’abile guida di Giuseppe Bono, ha conseguito grandi successi sui mercati internazionali, e queste acquisizioni – conclude la Lega – ne rafforzerebbero ulteriormente le capacità anche nei programmi di difesa europea, dove l’Italia può avere un ruolo da protagonista solo mantenendo e potenziando l’apparato industriale, non certo cedendolo a rivali e competitor”.

In Borsa alle ore 11,02 le azioni Leonardo segnano +0,52% a 6,584 euro; Fincantieri +0,07% a 0,7055 euro dopo il +3% di venerdì in scia ai conti.

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