Dom 19 Settembre 2021 — 07:24

Vendita Mps, il Tesoro vuole prendere decisione entro luglio



Il Mef in particolare, secondo le ultime indiscrezioni di stampa, punterebbe a vendere a un acquirente unico, che procederebbe poi a scindere il perimetro come Intesa ha fatto con Ubi

Mps tesoro

Si profila un’estate calda per Mps e il suo attuale maggiore azionista, il Tesoro con il 64%. Il ministero di via XX Settembre punterebbe tuttavia a prendere una decisione sulla sua uscita dal capitale della banca entro il mese di luglio. Proprio quattro anni fa avveniva il salvataggio e vedeva la luce il piano di ristrutturazione concoredato con la Ue.

Mps, Tesoro accelera exit strategy

La soluzione sarebbe quella dello spezzatino, di cui si parla ormai da settimane, anche perché nessun compratore si è fatto avanti seriamente per rilevare di fatto il Monte dei Paschi di Siena. Tuttavia il break up arriverebbe soltanto a valle della fusione. Il Mef in particolare, secondo le ultime indiscrezioni di stampa, punterebbe a vendere a un acquirente unico, che procederebbe poi a scindere il perimetro come Intesa ha fatto con Ubi (e il coinvolgimento di Bper, per motivi di antitrust).

Le prossime sei settimane, secondo quanto riporta oggi MF-Milano Finanza saranno decisive per la privatizzazione di Mps, sia perché mancano pochi mesi dalla scadenza del bonus sulle Dta sia perché il Tesoro, assistito da BofA Merrill Lynch e dallo studio Orrick, “sembra intenzionato a smarcare il dossier in tempi rapidi”, scrive il giornale.

Ciò detto, la data room aperta nei mesi scorsi dalla banca e curata dagli advisor Mediobanca, Credit Suisse, Bonelli Erede e Oliver Wyman è andata finora deserta, a eccezione del fondo Apollo che avrebbe però manifestato solo un tiepido interesse.

Mps, spezzatino piace a Orcel

Secondo altri rumors di stampa l’ad di Unicredit Andrea Orcel avrebbe fatto pervenire segnali di indisponibilità ad acquisire la maggioranza sia pure in un piano di garanzie sui rischi pregressi, e utilizzando il beneficio fiscale dei 4 miliardi di Dta in pancia a Mps computabili a capitale.

Lo scrive oggi il Messaggero, secondo cui “la proposta fatta balenare da Orcel tramite advisor sarebbe di procedere a un break-up (spezzatino) nel quale lo Stato dovrebbe ricollocare i circa 6.000 dipendenti in esubero della direzione generale attraverso un data center che sembra una manovra gradita ai sindacati per sistemarli in zona”.

Nello spezzatino entrerebbero Unicredit, Mcc-Popolare di Bari, probabilmente Bper e al Tesoro si vorrebbe sondare Intesa Sanpaolo per una tranche.

mps tesoro bastianini

Guido Bastianini

Cda Mps si spacca su accordo con Anima

Bocciata invece dal cda l’iniziativa dell’ad Guido Bastianini, che all’ultimo cda di giovedì 27 maggio avrebbe proposto una rivisitazione dei termini dell’accordo di distribuzione con Anima, tra cui l’estensione del canale per altri 15 anni rispetto alla scadenza (29 dicembre 2030): il banchiere avrebbe voluto rendere esclusivo un accordo preferenziale.

All’interno del board di Mps ci sono da tempo diversità di vedute fra il capo azienda e la presidente Patrizia Grieco, allineata con il Tesoro e questo piano sarebbe stato frenato perché è sembrato poco opportuno. Anima è il più grande gruppo indipendente del risparmio gestito in Italia, con un patrimonio complessivo in gestione di oltre 194 miliardi e più di un milione di clienti. Fa capo per il 20% a Banco Bpm, per un 10,3% alle Poste, quindi al Tesoro mentre un 3% sono azioni proprie. Nel capitale c’era Rocca Salimbeni che a giugno 2015 ha ceduto la partecipazione a Poste mantenendo un canale preferenziale di vendita di prodotti del risparmio gestito per 15 anni.

Lo stop alla revisione dei termini del canale distributivo Mps-Anima con ritocchi su esclusiva e commissioni, secondo il Messaggero potrebbe spiegarsi con la necessità di non condizionare il processo di ri-privatizzazione della banca senese.

In Borsa alle ore 14,49 le azioni Mps segnano +1,05% a 1,2515 euro.

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