Lun 22 Aprile 2019 — 13:01

Unicredit vende agli austriaci il monte dei pegni



Attività florida con la crisi che ha colpito gli italiani. Il ceo Mustier vuole cederla alla case d’aste Dorotheum

Nuova tappa nella strategia di consolidamento di Unicredit, che dopo le cessioni di asset come Pioneer e Pekao e le maxi operazioni sui crediti deteriorati va ora a toccare un asset considerato di nicchia ma a quanto pare (purtroppo) tornato d’attualità: il monte dei pegni.

La banca guidata oggi da Jean Pierre Mustier primeggia nel settore e si appresterebbe ora a cedere la relativa divisione (Credito su pegno), con 200 milioni di impieghi e 35 filiali sparse sul territorio nazionale – alcune dal valore storico, come il Monte di Pietà a Roma – al gruppo austriaco Dorotheum.

Che l’operazione fosse in preparazione era noto da tempo, ma il fascicolo sulla dismissione sarebbe stata esaminato dal cda solo questa settimana.

Cos’è il monte dei pegni –
Il prestito su pegno viene accordato a fronte di necessità di
carattere straordinario e contingente, previa costituzione in pegno di determinati beni mobili. La durata può essere di tre mesi, sei mesi o di un anno, a un tasso che nel caso di Unicredit si attesta sopra l’11%. La concessione del prestito non prevede alcuna indagine
amministrativa o patrimoniale. Questo perché l’importo concedibile è commisurato al valore di stima della cosa offerta in
pegno, stima che viene effettuata sulla base del valore commerciale dei beni. Se il prestito non viene restituito, il bene resta alla banca. La stessa Unicredit nelle sale di Catania, Milano, Palermo e Roma svolge delle aste in cui è possibile acquistare preziosi, argenti, orologi e pellicce.

Sindacati in allarme – Il potenziale acquirente, Dorotheum, è la prima casa d’aste in Europa per giro d’affari. Conta 700 dipendenti, di cui 200 dislocati all’estero, e da 12 anni ha aperto una succursale a Milano. La possibile vendita di questo asset avrebbe intanto messo in allarme i sindacati, che evidentemente vorrebbero conoscere in maniera più particolareggiata i piani di Unicredit e soprattutto del compratore austriaco. Il tema nei mesi scorsi è stato anche al centro di assemblee di lavoratori del gruppo. Fra i timori espressi, anche quelli che gli austriaci non mostrino interesse a svolgere quello che è considerato un servizio comunque “sociale” e che rappresenta l’unica alternativa all’usura.

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