Gio 29 Ottobre 2020 — 06:18

Unicredit-Mps, matrimonio o bluff?



La designazione di Pier Carlo Padoan come futuro presidente di Unicredit ha riacceso la speculazione. Oggi però il titolo della banca senese si sgonfia. Gli analisti: nomina di alto profilo, ma crescita organica

unicredit mps

La designazione di Pier Carlo Padoan come futuro presidente di Unicredit ha riacceso la speculazione su un possibile matrimonio con Mps. La Borsa si è scatenata ieri dopo le prime indiscrezioni, ricordando i profondi legami di Padoan con Siena: così le azioni del Monte dei Paschi hanno preso il volo (+8%). Oggi però scattano le prese di beneficio e il titolo lascia sul terreno a metà seduta oltre il 3%.

Unicredit-Mps, Borsa scatenata

A innescare le ultime speculazioni è il fatto che l’ex ministro dell’Economia nel 2017 è stato regista del salvataggio pubblico di Mps. Non solo: Padoan, destinato a diventare il nuovo presidente di Unicredit, è stato eletto nelle file del Pd a Siena (si dimetterà da parlamentare per incompatibilità). E Banca Mps è in cerca di un partner per una fusione.

unicredit padoan

Pier Carlo Padoan

Allo stesso tempo però Unicredit ha sinora respinto il pressing del Tesoro (che ha oltre il 68% di Rocca Salimbeni). La banca milanese, secondo le voci di mercato, avrebbe fatto sapere di essere disponibile a un’acquisizione ma solo con un impatto neutrale sul capitale. Un’ipotesi quest’ultima che costringerebbe lo Stato a sborsare altri 3 miliardi per la causa di Siena.

Inoltre il ceo di Unicredit ha più volte ribadito che la banca non è interessata alla nuova fase di M&A inaugurata da Intesa Sanpaolo con l’opas su Ubi; e ha spiegato di essere concentrato sulla parte del piano che riguarda la remunerazione degli azionisti.

L’uscita del Mef

Unicredit peraltro sarebbe al lavoro sul dossier della subholding delle attività estere, e solo a valle di quest’operazione (la cui gestazione comporterà mesi probabilmente) potrà intraprendere eventuali iniziative.

Oggi poi a favorire le prese di beneficio su Mps ci sono le indiscrezioni di stampa secondo cui il Mef potrebbe chiedere alla Commissione Ue altri due anni di tempo per uscire dal capitale (lo scrive il quotidiano MF). Si tratterebbe di un rinvio fino al 2023 che consentirebbe allo Stato di prendere tempo per la fusione.

Su un matrimonio Unicredit-Mps sono scettici gli analisti di Credit Suisse: “Accogliamo con favore la nomina di un presidente di alto profilo anche se continuiamo a credere che Unicredit si atterrà a una strategia di crescita organica nel breve termine, come ripetutamente affermato dal suo ceo Mustier”, afferma una nota del broker.

Fabi respinge ipotesi Unicredit-Mps

Da registrare le preoccupazioni dei sindacati e in particolare della Fabi. “Un’eventuale operazione tra Unicredit e Mps, così complessa e impraticabile anche sul versante occupazionale, non potrà decollare se non con il consenso della Bce, ma anche del governo, del Mef e della stessa Banca d’Italia”, ha commentato ieri a caldo il segretario generale Lando Maria Sileoni.

Per Sileoni è però possibile “immaginare che si stiano muovendo forze e capitali internazionali. Basti pensare che la stragrande maggioranza dell’azionariato Unicredit è già in mano a fondi internazionali. Quindi è verosimile ritenere che tutto il processo di riassetto del settore bancario italiano, a partire dall’integrazione Intesa/Ubi, abbia innescato reazioni, strategie ed interessi anche in ambito europeo”.

In Borsa alle ore 14,33 Mps -2,92% a 1,262 euro; Unicredit -0,42% a 7,047 euro.

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