Mar 19 Marzo 2019 — 16:44

Unicredit, il maxi aumento diventa incubo



Una nota diffusa nella notte non placa gli investitori. Attesa snervante per il piano

Unicredit affonda anche oggi in Borsa e scende a una capitalizzazione pari a 11,9 miliardi. Oltre un miliardo in meno rispetto alla ventilata maxi ricapitalizzazione da 13 miliardi che dovrebbe essere annunciata il prossimo 13 dicembre all’interno di un programma di rafforzamento patrimoniale pari a 20 miliardi di euro complessivi. Un piano a cui sta lavorando l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier sin dalla sua nomina a fine luglio, proprio nei giorni in cui gli esiti opachi degli stress test hanno evidenziato un deficit di capitale di 13 miliardi per l’istituto di Piazza Gae Aulenti.

A complicare la situazione ieri notte (alle 23.10), Unicredit ha pubblicato un comunicato stampa in cui per la prima volta parla apertamente di aumento di capitale. Un’ipotesi di giorno in giorno più concreta per Piazza Affari che, sin dalla scorsa estate ragionava sui termini della ricapitalizzazione anche se, inizialmente, si parlava di un aumento compreso tra i 5 e gli 8 miliardi. Il fatto tuttavia che il colosso del credito prenda ufficialmente posizione, rende più concreta, almeno per gli investitori, l’eventualità che si tratti di una maxi ricapitalizzazione da 13 miliardi di euro. Il che significa in poche parole che gli investitori che volessero mantenere la loro posizione sul gruppo dovranno aprire il portafoglio o rischieranno di vedere il proprio perso in Unicredit più che dimezzato.

“Come annunciato in data 11 luglio 2016, UniCredit ha intrapreso un approfondito riesame strategico a livello di gruppo, il cui esito sarà rivelato a Capital Markets Day di Londra (il 13 dicembre ndr) – recita il comunicato stampa diffuso ieri notte -. La revisione strategica si sta concentrando su come rafforzare e ottimizzare la situazione patrimoniale del gruppo, migliorare la redditività, garantire una continua evoluzione delle attività di business e mantenere la flessibilità necessaria a cogliere tutte le opportunità di generazione di valore. Ne faranno parte tutte le principali aree della banca. Ci sarà particolare attenzione alle opportunità di ottimizzazione del capitale, un’ulteriore riduzione dei costi, cross selling tra le entità del Gruppo e, soprattutto, sarà ulteriormente migliorata la disciplina del rischio. Come parte dell’obiettivo di ottimizzazione del capitale, il gruppo sta esaminando una serie di alternative e possibili azioni, tra cui un possibile aumento di capitale. Nessuna decisione è stata presa su quali azioni il Gruppo intraprenderà nell’ambito delle sue iniziative di ottimizzazione del capitale o per le condizioni alle quali tali operazioni potenziali potrebbero procedere. Come annunciato i risultati della revisione strategica verranno comunicati al mercato in data 13 Dicembre 2016”.

Il mercato, oltre all’ammontare del piano, attende di conoscere anche i termini delle cessioni (nessuna delle quali, evidentemente, ufficializzata) di Pioneer e di Bank Pekao, oltre che della costituzione di una bad bank (anche questa solo ipotizzata) dove far confluire 20 miliardi di crediti incagliati. Simili operazioni, porterebbero l’indice i patrimonializzazione (cet1) al 14,5% dall’attuale 11,2%.

Non manca poi chi ipotizza un colpo da prestigiatore per Unicredit: quello di cedere la quota detenuta in Mediobanca (pari all’8,6%) che, a sua volta garantisce la partecipazione di maggioranza relativa in Generali (il 13% circa). Insomma, un asset prelibato per chiunque, a cominciare dai cinesi e dai francesi, volesse metter piede nel Belpaese ed eventuale moneta di scambio per altre numerose operazioni finanziarie al momento all’esame degli investitori istituzionali internazionali.

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