Dom 26 Settembre 2021 — 03:06

Unicredit chiede garanzie su crediti Mps per 15 miliardi



Allo studio anche cartolarizzazioni sintetiche sul modello dell’operazione lanciata da Siena a fine luglio. Intanto entrano in data room Amco e Mediocredito Centrale

mps vendita

Faro di Unicredit su almeno 15 miliardi di crediti Mps. La banca guidata da Andrea Orcel chiede garanzie su un ampio portafoglio, secondo quanto filtra dalla due diligence in corso sulla banca senese.

Unicredit chiede garanzie su crediti Mps

L’esclusiva accordata dal Tesoro, azionista di Siena con il 64%, scade fra una settimana ma è destinata a essere rinnovata. Intanto i primi nodi che vengono al pettine, nell’esame di Unicredit, riguardano i crediti di Mps.

Del resto Unicredit ha messo in chiaro che l’eventuale acquisizione dovrà essere senza rischi.

Il Monte dei Paschi intanto ha reso noto che è stata “predisposta una data room focalizzata sugli aspetti inerenti ai crediti deteriorati e crediti classificati come Stage 2, cui ha avuto accesso Amco”, la società del Tesoro specializzata in Npl.

I dubbi di Unicredit, secondo indiscrezioni di stampa, riguardano circa 15 miliardi di crediti (esclusi i deteriorati, ma su questo i rumors sono discordanti) su cui la banca guidata da Andrea Orcel chiede garanzie.

Secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica, si lavora a forme di cartolarizzazione sintetica, che al costo di una commissione spostino i rischi di perdita su terzi.

Crediti Stage 2

Il problema, rivelano due fonti al giornale, riguarda la quantità e complessità di decine di migliaia di finanziamenti, che ammontano a 90,5 miliardi e formano la gran parte del bilancio del Monte. Gli esperti di Unicredit avrebbero per ora accettato di rilevare una fetta minoritaria – circa 30 miliardi di crediti Mps – dei “fino a 80 miliardi” menzionati nel comunicato di fine luglio.

In particolare restano in sospeso 15,25 miliardi di crediti classificati come “stage 2”: esposizioni formalmente in bonis, ma di qualità secondaria che Unicredit non rileverà ipso facto. Orcel e i suoi avrebbero chiesto una clausola di vendita (put) sui crediti stage 2, per restituirli al venditore se si rivelassero, nel tempo, inesigibili, alla stregua di quel che ottenne Intesa Sanpaolo sulle banche venete.

Ma tali clausole hanno prezzi elevati che aumenterebbero ulteriormente il fardello a carico dello stato. Per questo, scrive Repubblica, le parti discutono forme di assicurazione parziale di tali rischi, che potrebbero ricalcare le cartolarizzazioni sintetiche stipulate da Mps lo scorso 23 luglio, quando trasferì il rischio di prima perdita (una tranche Juniore le due Mezzanine delle operazioni) su 1,4 miliardi di Stage 2 al fondo specializzato Christofferson Robb & Company tramite un contratto di garanzia.

Quanto ai 4,15 miliardi di euro di crediti Mps che sono già insolventi, sono comunque destinati a essere ceduti ad Amco.

Mediocredito in data room Mps

Ieri sera Mps ha inoltre confermato l’ingresso di Mediocredito Centrale (Mcc) in data room.

L’istituto sarebbe interessato a 100-150 filiali al Sud. Inoltre si parla di alcuni asset come Mps Capital Services, mentre secondo le ultimissime voci non ci sarebbe interesse per il marchio.

Le filiali in eccesso per ragioni di antitrust sarebbero 300 ,secondo quanto scrive oggi il Messaggero, e potrebbero farsi avanti anche Banco Bpm e Bper per rilevarne alcune. Gli sportelli da cedere sono situati in Lombardia, Veneto e in regioni dal Lazio in giù dove la quota di mercato di Unicredit supera il 30%.

Sul fronte degli esuberi, i sindacati Mps hanno proclamato uno sciopero il 24 settembre.

In Borsa alle ore 10,37 le azioni Unicredit segnano +2,27% a 10,808 euro; B.Mps +0,62% a 1,1325 euro.

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