Ven 19 Aprile 2019 — 07:14

Ubi abbandona il duale



E’ ufficialmente partito il processo di revisione del modello di governance della banca bergamasca. Si torna al sistema monistico sull’esempio di Intesa Sanpaolo

(Aggiornato alle ore 18) – Ubi Banca segue le orme di Intesa Sanpaolo. La banca bergamasca, come da attese delle ultime settimane, ha deciso di modificare il proprio modello di governance per passare dall’attuale sistema duale ad uno monistico, ossia dai due consigli di gestione e sorveglianza ad un solo consiglio di amministrazione. 

La notizia, diffusa a mercato aperto, non è bastata a risollevare il titolo, preso di mira a Piazza Affari (-3% finale a 3,94 euro) sui timori per le richieste della Bce in tema di crediti deteriorati.

Nello specifico è stato il consiglio di sorveglianza ad approvare nella riunione odierna “le linee guida di revisione della governance elaborate dalla “Commissione Governance”, organismo interno allo stesso CdS, istituito lo scorso giugno”. In una nota Ubi ha anche spiegato le motivazioni alla base della scelta di tornare, in un certo senso, al passato.

E dal passato, seppur prossimo, parte la banca per fornire le sue spiegazioni. “Il gruppo Ubi è stato costituito nel 2007 sulla base di tre pilastri, la forma cooperativa, il modello federale e la governance duale. Nell’ultimo triennio, il gruppo ha realizzato un importante percorso societario, modificando progressivamente gli elementi fondanti (forma cooperativa e modello federale), pur preservando la componente virtuosa del legame con i territori di tradizionale riferimento e con i diversi stakeholder”, evidenzia l’istituto di credito, ricordando la “trasformazione in Società per Azioni e la riduzione da 34 a 22 del numero dei consiglieri”, la “fusione per incorporazione in Ubi Banca delle sette banche territoriali, come da progetto Banca Unica e di due delle 3 banche acquisite nel 
maggio 2017” e la “progressiva semplificazione del perimetro societario del gruppo, con una riduzione molto significativa, di oltre il 70%, delle società controllate e del numero degli amministratori dal 2007 ad oggi”.

Ora, spiega ancora Ubi, si è “resa opportuna una valutazione anche del terzo elemento fondante, il modello dualistico adottato dal gruppo nel 2007, per verificarne la rispondenza ai nuovi assetti societari e organizzativi”. In tale direzione si è inserito il lavoro della Commissione Governance, che dopo aver esaminato anche le esperienze più rappresentative a livello nazionale e internazionale e studiato le soluzioni più adeguate, ha approvato le linee guida per l’adozione del sistema monistico.

Tale sistema è stato scelto perchè maggiormente riconoscibile, più efficiente sotto l’aspetto organizzativo e in grado di mantenere una forte focalizzazione sulla funzione di Controllo, collocata all’interno del consiglio, con la conseguente partecipazione all’assunzione di decisioni strategiche e alla gestione dell’azienda. Ubi avrà quindi un solo consiglio di amministrazione composto da 15 membri, due terzi dei quali indipendenti, e strutturato al suo interno con un Comitato per il Controllo sulla Gestione.

Ora inizia un cammino non del tutto semplice perché le linee guida sono state trasmesse al consiglio di gestione cui spetterà definire una proposta di modifica statutaria da far approvare al consiglio di sorveglianza. Il progetto di modifica, con annesso il nuovo statuto sociale, sarà sottoposto alla valutazione delle autorità competenti per essere poi presentato per l’approvazione dell’assemblea straordinaria dei soci. Il Consiglio di Sorveglianza auspica che il processo possa concludersi entro l’assemblea del 2019 che sarà così chiamata a nominare il consiglio di amministrazione in carica per i successivi tre anni.

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