Mer 26 Giugno 2019 — 12:54

Tim, pronto il piano della Cdp per operazione Open Fiber



Lo schema, che la scorsa settimana sarebbe stato illustrato ai vertici di Vivendi nel corso di una missione a Parigi, vedrebbe la Cdp mettere sul piatto il suo 50% di Open Fiber, in cambio di azioni Telecom

telecom tim news

La Cdp ha pronto un piano per una potenziale fusione tra Tim e Open Fiber. Lo schema, che la scorsa settimana sarebbe stato illustrato ai vertici di Vivendi (primo socio con il 23,9% benché in minoranza nel cda targato Elliott Management) nel corso di una missione a Parigi, vedrebbe in sostanza la Cdp mettere sul piatto il suo 50% di Open Fiber, in cambio di azioni Telecom. Lo ha scritto nel fine settimana il Messaggero. L’operazione, che andrà a sua volta valutato da Enel che controlla l’altra metà della joint venture Open Fiber, avverrebbe attraverso un aumento di capitale di Tim riservato a Cdp, che salirebbe fino al 20-25% dell’azienda telefonica, mentre gli altri soci si diluirebbero.

Tim-Open Fiber, il piano della Cdp

Il piano dela Cdp per la rete unica Tim-Open Fiber, operazione da tempo auspicata dalla Cassa (che vede il Tesoro a circa l’83% e le fondazioni bancarie al 16%) e condivisa dall’ad Luigi Gubitosi, sarbbe stato discusso a Parigi da presidente Massimo Tononi e l’ad Fabrizio Palermo assieme all’ad di vivendi Arnaud de Puyfontaine e al patron della media company francese Vincent Bolloré.

Una delle soluzioni prospettate da Palermo, e di cui sarebbe stato messo al corrente lo stesso management di Tim, sarebbe il conferimento a Tim del 50% di Cdp in Open Fiber. Un’operazione, secondo la ricostruzione pubblicata dal Messaggero, che avverrebbe attraverso un aumento di capitale di Tim riservato a Cdp.

Successivamente a Open Fiber potrebbe essere ceduta l’infrastruttura di Tim, creando in tal modo la società unica della rete. Forte di questa nuova architettura, scrive il quotidiano romano, Open Fiber offrirebbe connettività a tutti gli operatori sul mercato, sarebbe non verticalmente integrata per poter mantenere la titolarità delle concessioni pubbliche nelle aree cosiddette a fallimento di mercato e sarebbe controllata da Tim, mentre Enel resterebbe in minoranza riservandosi o un accordo di governance o l’eventuale successiva uscita dal capitale.

Serve l’ok di Enel, socio Open Fiber, e dell’assemblea Tim

Il dossier è allo studio degli advisor Rothschild e Vitale per Tim, Jp Morgan e Unicredit per la Cassa Depositi e Prestiti, e Mediobanca per Enel.

L’operazione, viene spiegato, comporterebbe un riequilibrio dei pesi azionari, e potenzialmente della governance, che andrebbe ratificato dall’assemblea. Ipotizzando una valutazione del 50% di Open Fiber intorno a 1 miliardo (Enel permettendo), questa inciderebbe per circa il 15% sull’attuale capitale di Tim (sceso recentemente fino a 7 miliardi).

La Cdp si ritroverebbe quindi con una quota fra il 20 e il 25%, mentre Vivendi si diluirebbe quindi intorno al 20% dall’attuale 23,9% ed Elliott a circa l’8%.

Dalla Francia arrivano aperture condizionate. Vivendi ne avrebbe approfittato per chiedere come contropartita il riequilibrio della governance, al centro di una battaglia all’ultimo sangue nell’ultimo anno che è fra le i motivi del tracollo di Telecom in Borsa. Bollorè, secondo le indiscrezioni, avrebbe chiesto in primis un cambio di presidenza e altri tre consiglieri. Un rimpasto del cda sarebbe in ogni caso inevitabile.

Intanto le azioni Telecom, dopo i nuovi minimi storici a 43 centesimi, questa mattina rimbalzano in Borsa: il titolo alle ore 10,14 è tra i migliori del Ftse Mib con un +1,6% a 0,4451 euro.

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