Ven 19 Aprile 2019 — 06:21

Telecom, piccoli azionisti in pressing sul governo per rete e ruolo Cdp



Il presidente di Asati, Franco Lombardi, interpellato da Finanza Report dopo la lettera scritta dall’associazione al nuovo premier Conte

Mentre il nuovo premier Giuseppe Conte incassa la fiducia del Parlamento, l’associazione dei piccoli azionisti di Telecom, Asati, scrive un lettera aperta al primo ministro per auspicare soluzioni sia in termini di controllo pubblico, sia di scorporo della rete.

Telecom, del resto, ha perso in Borsa oltre il 20% nell’ultimo mese, a partire dall’assemblea dello scorso 4 maggio, quella del “ribaltone” che ha premiato il fondo Elliott ai danni di Vivendi. Una performance deludente, considerate le aspettative che erano state riposte.

Da chiarire comunque il tema della governance, con Vivendi che resta il maggior azionista al 23,94% ed esprime fra l’altro l’ad Amos Genish.

Il presidente di Asati, Franco Lombardi, ha scritto a Conte partendo da ragionamenti su “una rete unica, oggetto della convergenza della rete di Telecom Italia con quella di Enel Open Fiber”, che “eviterà diseconomie, abiliterà i nuovi servizi della comunicazione globale, consentendo al Paese di eliminare il divario digitale ultra-broad-band tra le aree metropolitane e quelle rurali e svolgendo un ruolo da protagonista anche nello scenario mondiale nell’ottica della Gigabit Society”.

Il presidente di Asati ha chiesto inoltre che lo Stato attui “un più efficace ruolo di controllo (rispetto ai poteri conferitigli dalla normativa sul golden power dimostratisi, nei fatti, poco incisivi) su un asset strategico per la sicurezza e difesa nazionale, e bilanci le partecipazioni azionarie favorendo l’ingresso di altri investitori, proprio nell’ottica di una vera ed efficace Public Company”.

Interpellato da Finanza Report, Lombardi, ci ha dato un quadro più approfondito degli auspici dei piccoli azionisti Tim: “Se vogliamo andare davvero verso una public company, Vivendi dovrà scendere al di sotto del suo attuale 24%. E Cassa Depositi e Prestiti aumentare le sue quote, mentre Elliott dovrebbe rimanere su quell’8% circa. Lo Stato deve inoltre dapprima favorire la creazione della società di rete controllata al 100% da Telecom, per poi riunirla con la Open Fiber di Enel. Bisogna agire, perché abbiamo già visto in questi giorni il titolo andare male in Borsa. E non c’è alternativa per economizzare e ottimizzare le risorse, perché se noi guardiamo agli altri grandi paesi europei, dalla Francia alla Germania, dalla Spagna alla Gran Bretagna, esiste in ognuno di essi un’unica grande società di rete nazionale, non ne troveremo uno con due reti. Noi di Asati speriamo davvero che questo nuovo governo risolva problemi originatisi fin dall’epoca delle grandi privatizzazioni negli anni Novanta, al tempo dei Ciampi e dei D’Alema. Io stesso, che ho lavorato per 40 anni nella storica SIP, ricordo bene che la società aveva allora 5 miliardi di vecchie lire di debito. E pensare che la SIP era per ben il 42% dell’Iri, poi il resto era quotato in borsa”.

Alla luce di come è cambiato il panorama politico italiano nelle ultime settimane, Lombardi confida che sia davvero arrivato il momento giusto per porre rimedio ad anni di sbagli: “Sono fiducioso verso il nuovo esecutivo di Conte, perché noto che ai partiti che lo sostengono, visto anche il loro programma di governo sintetizzato nel contratto Lega-M5S, sta molto a cuore il tema della sovranità e delle garanzie pubbliche, a vantaggio del paese. Ma dirò di più, secondo me anche il Partito Democratico appoggerebbe la formazione della società unica di rete, su cui si era già detto d’accordo nei mesi scorsi. Sono ottimista”.

Non ultimo aspetto della questione, sarà quello occupazionale, dato che Telecom prevede 29.000 cassintegrati e 4500 esuberi, dovuti anche al “disvalore creato da una privatizzazione critica”, come ricordato dallo stesso Lombardi, e sui quali si discuterà nei due imminenti incontri, l’8 e 11 giugno, fra l’azienda e le sigle Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.

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