Lun 22 Aprile 2019 — 13:01

Su Telecom i sindacati non tifano per nessuno



Ugliarolo (Uilcom) a Finanza Report:

bene la discesa in campo di Cassa Depositi e Prestiti, ma la battaglia fra Vivendi ed Elliott non deve
compromettere piano industriale e lavoro

Poche ore dopo la sentenza con cui il giudice Elena Riva Crugnola del Tribunale di Milano ha accolto il ricorso di Vivendi contro la richiesta del fondo Elliott sulla revoca dei consiglieri d’amministrazione Telecom espressione dell’azionista francese, dal mondo sindacale traspare sempre la cautela. Come spiega a Finanza Report Salvo Ugliarolo, segretario della sigla di settore Uilcom, la lotta per la supremazia finanziaria nel pacchetto azionario non interessa al sindacato in quanto tale, ma ovviamente per i suoi riflessi sul lavoro, che poi dipendono dal successo delle strategie messe in atto dall’azienda. Pertanto questo confronto non deve essere fatto mettendo in secondo piano la concretezza dei piani industriali e la salvaguardia dell’occupazione.

Ugliarolo, come avete accolto la sentenza di oggi del Tribunale di Milano?

“Noi come Uilcom non siamo tifosi né dell’una né dell’altra parte. A noi interessa che Telecom resti integra come perimetro e soprattutto come profilo occupazionale. Il fatto è che in questi giorni assistiamo a un confronto dettato da logiche puramente finanziarie, mentre a noi interessa che ci sia spazio per un piano industriale concreto. Certamente può essere positivo che, nel caso dello scorporo della rete, questa resti al 100% sotto controllo Telecom, come sostiene l’azionista Vivendi”.

E riguardo al crescente ruolo di Cassa Depositi e Prestiti, può rappresentare un ago della bilancia?

“Cassa Depositi e Prestiti è per noi un grande valore aggiunto. Il fatto più positivo di questi giorni è che sia scesa in campo. Significa che lo Stato ritorna, dopo anni in cui chiedevamo che proprio le autorità tornassero a far sentire la propria voce in un contesto così strategico. E’ vero però anche che l’arrivo di Cdp non deve spingersi fino a diventare quello che noi vedremmo come un effetto boomerang, ovvero il preludio a una possibile trasformazione della rete scorporata in un’azienda pubblica, sancendo quindi il suo totale distacco da Tim. Ciò perché temiamo avrebbe conseguenze occupazionali sui quasi 20.000 dipendenti che resterebbero alla società di rete”.

Quali sono le vostre iniziative attualmente?

“Come Uilcom, insieme alle altre sigle di categoria Fistel Cisl ed Slc Cgil, abbiamo fin da venerdì scorso inviato una lettera alle commissioni speciali di Camera e Senato chiedendo audizioni in cui i nostri rappresentanti sindacali possano riferire alle medesime circa la situazione e il nostro punto di vista. Auspichiamo che dal Parlamento ci rispondano entro pochi giorni. Nel frattempo la nostra funzione è di monitorare, osservare attentamente ciò che succederà nell’assemblea di domani e in quella del 4 maggio in cui verrà rinnovato il consiglio d’amministrazione del gruppo. La cosa altrettanto sicura è che ci faremo sentire”.

Come giudica la posizione dell’Associazione dei piccoli azionisti Telecom, la Asati, che si dice più vicina a Elliott, contando anche che fra i piccoli azionisti molti potrebbero essere dipendenti dell’azienda?

“E’ vero che molti dipendenti possono anche essere essi stessi piccoli azionisti di Telecom. Ma se l’associazione ritiene di appoggiare maggiormente il fondo Elliott, lo fa unicamente partendo dal presupposto di più alte quotazioni del titolo in borsa. Oltre al lato borsistico, va però tenuto conto anche del perimetro aziendale. Non credo che a quei piccoli azionisti che fossero anche dipendenti dell’azienda andrebbe bene, anche se il titolo quotasse maggiormente, che il proprio posto di lavoro rischiasse di rientrare in un ridimensionamento degli assetti”.

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