Gio 21 Marzo 2019 — 11:34

Saxo Bank, focus su trimestrali bancarie



Calendario fitto per i titoli che stanno facendo tremare il Ftse Mib, si inizia domani con Intesa Sanpaolo. Sullo sfondo l’incognita bad bank

Pubblichiamo la view di Saxobank sui titoli bancari italiani in vista della presentazione dei conti e in attesa del progetto bad bank.

Il FTSE Mib ha chiuso mercoledì a 17.428, con un crollo del 18,9% rispetto alla conclusione del 2015 a 21.488,5, affossato proprio dai titoli bancari che ne compongono quasi il 38%: il FTSE Italia All-Share Banks è infatti calato quasi del 26% nello stesso periodo, accompagnato da volumi quasi raddoppiati.

Il mercato sta tremando di fronte all’imminente svalutazone dei crediti deteriorati che le banche italiane dovranno contabilizzare per la partecipazione al progetto di bad bank; non hanno aiutato le simulazioni di Moody’s di questa settimana, con cui l’agenzia ha ricordato che la garanzia pubblica supporta il collocamento, ma non impatta sulle perdite da svalutazione. La pulizia dei bilanci nostrani consiste infatti in un programma di cartolarizzazioni garantite dallo stato: strumento per niente innovativo, oggetto di ampi dibattiti e del j’accuse alle agenzie di rating per la responsabilità nella crisi del 2007, il cui mercato è ormai morto.

Con la giornata di venerdì si inaugura quindi una settimana di EPS particolarmente movimentata per il FTSE Mib, anticipata da Intesa Sanpaolo (ISP:xmil), che da sola può spostarlo del 12,86%.
Gli Earnings Per Share del gruppo bancario sono attesi a 0,193 sopra la media delle peers, con un P/E prospettico di 13,01, che sensibilmente inferiore al multiplo storico di 14,65 riflette un’aspettativa di crescita più che proporzionale degli EPS, rendendo il titolo più conveniente nonostante il target price di 3,45€ implichi sui prossimi 12 mesi una salita di +42%. Il consensus degli analisti è uno dei più positivi tra le banche italiane, diviso tra 20 Buy – 13 Hold – 1 Sell, invariato nonostante il crollo dell’ultimo mese abbia colpito anche ISP con -20,3%.
Nonostante lo stock di crediti deteriorati continui a crescere toccando i 64,5 mld nel Q3 (+2,6% vs 2014), di cui 39 mld di sofferenze, un segnale rassicurante proviene dal calo del 25% del flussi in entrata nei crediti deteriorati, da 6,1 a 4,6 mld.

Segue a mercato chiuso la presentazione di Banca MPS (BMPS:xmil), con gli analisti che confermano Hold (5 Buy – 12 Hold – 3 Sell) ed EPS attesi a 0,003. I flussi in entrata nei crediti deteriorati stanno calando anche per MPS, (-28% annuale nel Q3): alla cessione di giugno di 1 mld e all’accordo con Nomura per la chiusura del CDO Alexandria, si dovrebbe aggiungere nel Q4 la cessione di un altro mld, accompagnato da un programma di emissioni strutturate che entro il 2018 dovrebbe permettere di ripulire il bilancio di Siena da altri 5,5 mld.
Si è parlato negli ultimi giorni di MPS come titolo sottovalutato, nell’ipotesi di una fusione con un gruppo bancario in grado di assorbirne sofferenze e falle di patrimonializzazione (quale UBI Banca), e nell’idea che possa essere uno dei nomi a trarre maggior beneficio dalla partecipazione alla bad bank, permettendo a margini e commissioni di crescere più velocemente una volta liberato del capitale (attesi a fine anno più di 5 mld di ricavi, +23% dal 2014). Una salita del titolo rimane tuttavia improbabile sul breve periodo nonostante il target price di 1,51€, piuttosto elevato per il titolo che ora scambia a 0,56€.

MARTEDÌ 9 FEBBRAIO

Martedì si prospetta un’altra giornata movimentata per l’indice italiano, coi risultati di UniCredit (UCG:xmil) che pesa per il 9,2%: promossa dagli analisti con Hold (13 Buy – 20 Hold – 3 Sell) e un target price di 5,89€, che senza considerare il -33% dell’ultimo mese implicherebbe soltanto un +16,6% rispetto al 5,05€ di inizio anno. Gli EPS sono attesi deboli rispetto alle concorrenti a 0,367, riflettendo le preoccupazioni sui dati di fine anno: 22,359 mld di ricavi (-0,6% vs 2014) e 2,1 mld di utili. Il P/E prospettico è infatti appena superiore a quello storico (9,49 vs 9,39) a conferma del lieve peggioramento atteso sulla redditività futura.

La tensione sul titolo è enfatizzata dall’impatto atteso per la cessione di due portafogli non performanti effettuata a dicembre: Raphael (per un valore contabile di circa 100 mln) e Ticino (iscritto a circa 150 mln). Nel Q3 i crediti deteriorati erano scesi a 80,7 mld dagli 84,4 di fine 2014: negli ultimi due anni UniCredit ha ceduto più di 9 mld, con un programma di dismissione che prevede ulteriori 6 mld entro il 2018.

Buone prospettive martedì per il Banco Popolare (BP:xmil), che si presenta sul mercato con un target price di 14,10€ (+74,4%) e un consensus lievemente spostato su Buy (10 Buy – 9 Hold – 1 Sell), in funzione degli EPS di 0,768, in crescita per il prossimo triennio. Il gruppo bancario, recentemente promosso da Moody’s di un notch a Ba2, presentava nel Q3 uno stock di non performanti pari a 21,5 mld, con un calo annuale dei flussi in entrata superiore al 55%.

MERCOLEDÌ 10 FEBBRAIO

Mercoledì sarà la volta di Mediobanca (MDBI:xmil), che chiude il semestre con EPS attesi a 0,76, in lieve calo rispetto ai trimestri precedenti, e un target price mediano che sebbene ridotto resiste sopra i 10€, mentre il giudizio degli analisti si è spostato da novembre su Buy (9 Buy – 5 Hold), con ricavi attesi a 2,2 mld (+7,3% su un anno). Il P/E prospettico risulta al momento sostanzialmente pari a quello storico, a 8,87.
Nonostante il limitato impatto dei conti correnti e del credito dovrebbero renderla meno sensibile al panorama di interessi negativi e alle preoccupazioni per il progetto bad bank, il titolo da gennaio si è comportato come le peers, con un crollo del 23,8% accompagnato da un sensibile aumento dei volumi.
Ma la componente di rischio per la banca d’investimento, più della partecipazione al programma di cartolarizzazioni delle sofferenze italiane (di cui è peraltro advisor), è costituita dalla possibilità di una separazione dal gruppo di CheBanca! e Compass, che da sole generano più della metà dei ricavi del gruppo; le conseguenze in termini di risultati, capitalizzazione e merito di credito potrebbero essere consistenti.

Hold invece per UBI Banca (UBI:xmil), i cui EPS sono attesi a 0,27 (+3,4% vs 2014) in vista di un target price sui prossimi 12 mesi di 6,96€ (6 Buy – 12 Hold – 2 Sell).

mps news 20-03-2019 — 10:18

Mps: petitum da cause legali balza a 5 miliardi. Diamanti, altro sequestro

Torna a crescere il contenzioso. Sul caso dei diamanti, fra le righe del bilancio spunta un secondo ordine di sequestro preventivo

continua la lettura