Sab 14 Dicembre 2019 — 04:33

Salini in pressing per chiudere su Astaldi e Progetto Italia



Il ceo e azionista: “Dobbiamo chiudere questo aumento di capitale assieme agli altri stakeholders, le banche devono sedere al tavolo con noi per finanziare il piano perché puntiamo a creare un soggetto investment grade con una capacità di credito globale”

pietro salini impregilo astaldi

“Astaldi è un boccone troppo grosso per noi da soli. Per mantenere Salini Impregilo solido serve uno sforzo importante. Come famiglia azionista abbiamo dato la nostra disponibilità a diluirci. La nostra è un’offerta molto seria, bisogna però convincere tutti gli stakeholders a fare la propria parte. Tutto il sistema finanziario deve intervenire, serve condivisione”. Parole di Pietro Salini, azionista (la famiglia è oggi al 74,5%) e ceo di Salini Impregilo, in vista del rush finale per il salvataggio di Astaldi e per l’operazione di sistema destinata a rimettere in carreggiata il settore delle costruzioni (“Progetto italia”).

Nuovo polo costruzioni “sarà investment grade”

Salini, il cui gruppo due giorni fa si è aggiudicato una mega commessa in Australia, prendendo il largo in Borsa (+10%) resta tuttavia concentrato sul fronte domestico e sembra avere affidato alcuni messaggi in un’intervista rilasciata nel fine settimana al Sole 24 Ore. “Entro il 15 maggio – spiega Pietro Salini interpellato sulla tempistica – dobbiamo dare una risposta al Tribunale di Roma per Astaldi e contemporaneamente portiamo avanti il Progetto Italia. Dobbiamo chiudere questo aumento di capitale assieme agli altri stakeholders, le banche devono sedere al tavolo con noi per finanziare il piano perché puntiamo a creare un soggetto investment grade con una capacità di credito globale”.

Quanto alla dotazione di capitale, il ceo spiega: “Stiamo definendo con tutti gli advisor le necessità finanziarie, di certo sono somme rilevanti che superano i 225 milioni fin qui preventivati per Astaldi”.

Per il Progetto Italia si prospettano infatti grandi numeri. Secondo quanto spiega il manager, l’obiettivo è arrivare a un giro d’affari di almeno 12 miliardi, il doppio praticamente dell’attuale fatturato di un colosso come Salini impregilo. “Una simile realtà non si costruisce in un minuto ma nell’arco di un piano industriale mettendo assieme soggetti in crisi e soggetti sani che condividano l’idea che la dimensione famigliare non rappresenta per forza un plus”, dice Salini.

Salini, su Astaldi e Progetto Italia attesa per la Cdp

“Abbiamo fatto adesso un’offerta su Astaldi, che è il secondo operatore del paese e questo già significa mettere in sicurezza un gran bel pezzo dell’industria – prosegue l’imprenditore -. Abbiamo già preso Cossi (rilevando una quota di maggioranza del gruppo valtellinese, ndr), stiamo cercando di rilevare Seli Overseas e Grandi Lavori, entrambe di Grandi Lavori Fincosit. Come impresa ci stiamo dando da fare per cogliere questa opportunità e salvaguardare delle competenze uniche”.

Intanto si attendono le mosse della Cdp, dopo che Giuseppe Guzzetti, “azionista” della Cassa in quanto presidente dell’Acri (le fondazioni detengono il 16% della Cdp) ha detto che iniziative come il nuovo polo delle costruzioni meritano di essere sostenute e accompagnate. La Cdp “può investire in un progetto, che deve essere verificato, valutato”.

In proposito, Salini riconosce che “il consenso attorno al piano si sta formando”.

Intanto in Borsa le azioni Salini Impregilo proseguono il rally di venerdì scorso, mettendo a segno a metà mattina un ulteriore +1,8% a 2,35 euro, mentre Astaldi si mette a in luce a sua volta con un +2,5%.

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