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Mer 24 Aprile 2024 — 18:45

Rete Tim, l’offerta vincolante rischia di slittare



Il Mef è Kkr potrebbero chiedere una proroga rispetto alla scadenza del 30 settembre. Inoltre non c’è ancora stato alcun incontro con Vivendi

tim merlyn

L’offerta vincolante sulla rete Tim rischia di slittare. Il Mef è Kkr potrebbero chiedere alla compagnia una proroga rispetto alla scadenza del 30 settembre. Inoltre non c’è ancora stato alcun incontro con Vivendi, che intanto affila le armi.

Rete Tim, offerta vincolante ai tempi supplementari?

Tanto più che sulla valutazione della rete Tim le posizioni con il socio francese restano distanti: se da una parte Vivendi potrebbe scendere rispetto alla propria stima di 31 miliardi per gli asset della NetCo, dall’altra l’offerta del Tesoro con il fondo americano Kkr ancora non supera 23 miliardi con gli earn-out, supplementi di prezzo che scatterebbero nel caso di una fusione avvenuta con successo della rete Tim con Open Fiber.

Il calendario della potenziale operazione Netco, che si trascina ormai da mesi se non da anni, è destinato ad allungarsi è resta disseminato di ostacoli.

La notizia del possibile sforamento della deadline viene riportata oggi da Repubblica, secondo cui il Mef e Kkr potrebbero chiedere una proroga al cda di Tim, che ha in agenda una riunione il 27. Il Tesoro infatti è ancora in attesa del via libera della Corte dei Conti e dell’Antitrust, mentre il fondo Usa (Agcm); Kkr ha sondato i fondi sia sul debito sia sul capitale da raccogliere e non ha ancora chiuso i finanziamenti.

Da parte sua Tim lavora al contratto di servizio che una volta staccata la rete dovrebbe garantire la sostenibilità della società che resta.

Una volta ricevuta l’offerta, Tim avrà poi bisogno di 15-20 giorni per valutarla . Se il cda dovesse approvarla, e decidere di convocare un’assemblea ordinaria, ci vorranno altri 30 giorni. Fra l’altro il cda è in scadenza: il rinnovo è previsto ad aprile 2024 e anche qui non mancano le incognite.

Valutazione rete Tim

In merito alla valutazione, in base all’offerta dovrebbe restare di poco superiore ai 20 miliardi (e fino a 23 miliardi con gli earn-out), mentre si cercherebbe una rimodulazione del valore dei vari pezzi.

Fra questi: Sparkle, che in un secondo momento verrebbe rilevata dal Mef, il quale ha stanziato 2,2 miliardi per l’intera operazione, mentre è stata valutata da sola 1,25 miliardi; e Fibercop, di cui Kkr è compratore e venditore della sua quota del 37,5%.

Si lavora poi alla governance a cui parteciperà anche il fondo F2i: il governo esprimerà il presidente, per cui circola il nome di Massimo Sarmi, attuale presidente di Fibercop, e Kkr l’ad e il direttore finanziario, permcui è stato dato mandato al “cacciatore di teste” Egon Zehnder.

Infine domani, scrive Repubblica, Henry Kravis, uno dei fondatori di Kkr, sarà a Milano per una serie di incontri, e se è possibile che veda qualche advisor finanziario coinvolto nell’operazione, è escluso che incontri gli esponenti del governo per discute di rete.

Vivendi affila le armi legali

Ma la grande incognita resta Vivendi, primo socio della compagnia telefonica con circa il 24% e in grado in grado di stoppare l’operazione in un’assemblea straordinaria dove per statuto è richiesta una maggioranza dei due terzi.

Nelle scorse settimane pareva imminente una riunione dei vertici francesi con i tecnici del Mef, ma stando alle ultime indiscrezioni di stampa la media company dovrebbe essere sentita solo dopo la firma dell’offerta vincolante sulla rete Tim.

Il primo azionista di Telecom, che pure aveva aperto al dialogo con il Mef, resta dell’opinione che Netco sia sottovalutatata e che la sostenibilità della parte che rimane non sia garantita. I francesi mettono poi le mani avanti rappresentando che l’assemblea deve essere straordinaria in quanto la vendita incide sull’oggetto sociale, a fronte di pareri legali discordi.

Inoltre la Cdp potrà votare, ma se il suo 9,8% fosse dirimente, Vivendi.potrebbe impugnare la decisione dell’assise dato che il Mef detiene l’83% della Cassa.

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