Gio 29 Ottobre 2020 — 05:27

Profumo via da Leonardo? Il precedente di Moretti



L’amministratore delegato, condannato a 6 anni per i derivati Mps, si dice sorpreso e amareggiato. Cresce però il pressing politico di quanti vedono ragioni di opportunità in un eventuale passo indietro dell’ex banchiere

leonardo profumo

Azioni Leonardo sotto pressione in Borsa all’indomani della condanna a 6 anni nei confronti dell’ad Alessandro Profumo al processo Mps sui derivati.

Leonardo, Profumo darà dimissioni?

Profumo, che si è detto “sorpreso e amareggiato”, vuole restare in sella, mentre i legali dell’ex Finmeccanica hanno spiegato che le dimissioni non sono automatiche. Ma cresce il pressing politico di quanti vedono ragioni di opportunità in un eventuale passo indietro dell’ex banchiere.

Leonardo è una partecipata pubblica e Profumo era stato confermato dal Mef solo pochi mesi fa, nel segno della continuità, ma non senza qualche tensione all’interno della maggioranza Pd-M5s, con questi ultimi in particolare che tornano oggi alla carica.

Per la vicenda Mps il manager, che all’epoca era presidente della banca senese, è stato condannato anche a una maxi multa e a pene accessorie fra cui due anni di interdizione dalla rappresentanza di società.

Leonardo ha rilasciato questa dichiarazione: “In relazione alla condanna in primo grado di Alessandro Profumo relativa al precedente ruolo di Presidente di Mps, la società precisa che non sussistono cause di decadenza dalla carica di amministratore delegato di Leonardo ed esprime piena fiducia nella sua azione auspicando un percorso di continuità”.

Profumo, il precedente di Moretti

La condanna infatti è di primo grado e non definitiva. Inoltre, come ricorda oggi il Corriere della Sera, Leonardo non ha mai recepito nel proprio statuto la clausola etica prevista dalla direttiva Saccomanni del 2013, quella che dispone la non eleggibilità o decadenza dalla carica per coloro che hanno ricevuto un decreto di rinvio a giudizio o di condanna per alcuni reati.

Mauro Moretti

Per lo stesso motivo Profumo fu ritenuto nominabile al suo primo mandato, nel 2017, quando sul manager pendeva in quel caso non una condanna ma un rinvio a giudizio per usura bancaria in Mps. In quell’occasione, l’allora ministro dell’Economia (azionista di Leonardo), Pier Carlo Padoan difese la nomina appellandosi a quel mancato recepimento della direttiva. Una spiegazione, aggiunge il Corriere, che non convinse quanti ritengono tuttora che lo statuto societario di una partecipata non può superare la direttiva del suo azionista.

Inoltre furono ragioni di opportunità a impedire nel 2017 la riconferma in Leonardo del predecessore di Profumo, Mauro Moretti, dopo la condanna di primo grado a 7 anni (poi confermata in appello) per il disastro ferroviario di Viareggio.

M5s all’attacco

Questa mattina il M5s ha preso posizione con una nota pubblicata su Twitter: “Alla luce della condanna ricevuta, ci aspettiamo che Alessandro Profumo<, nell'interesse dell'azienda, rimetta il mandato da Ad di Leonardo", è stato scritto sull'account ufficiale del Movimento 5 Stelle.

“Profumo è innocente fino a sentenza definitiva e ha tutto il diritto di ricorrere in appello – aveva commentato ieri a caldo Alessandro Di Battista —. Ma, per adesso, è un condannato in primo grado. Può, per opportunità politica, continuare a guidare un’azienda come Leonardo? Secondo me no. Ecco perché insistemmo mesi fa sul punto delle nomine”.

Per gli analisti di Equita, invece, “le questioni legali non hanno impatti su cariche e strategia”.

Il titolo intanto soffre l’incertezza legata al manager del colosso della Difesa, ma recupera dai minimi della prima mattinata, quando era arrivato a cedere oltre il -3% (dopo il -4% di ieri). Alle ore 10,50 Leonardo segna -0,86% a 4,629 euro.

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