Mar 28 Giugno 2022 — 23:35

Piano Mps: 4.000 uscite e obiettivo ritorno al dividendo



Aumento di capitale da 2,5 miliardi: pronto il consorzio, operazione entro l’anno

mps luigi lovaglio

Il “caso” Monte dei Paschi di Siena torna alla ribalta con il nuovo piano Mps 2022-2026 “A clear and simple commerial bank” che prevede per la banca controllata dallo Stato un aumento di capitale da 2 5 miliardi, 4.000 esuberi e perfino l’obiettivo di ritorno al dividendo.

Piano Mps, esuberi

Il piano Mps ricalca il nuovo corso atteso dal ceo Luigi Lovaglio e arriva nel solco delle interlocuzioni tra il Tesoro, socio Mps con oltre il 64%, e la Dg Comp europea. “Gli obiettivi e i fondamentali del piano tengono conto della revisione degli impegni tra la Repubblica Italiana e la Commissione Europea relativi alla banca, attesa prossimamente secondo quanto riferito dal Mef”, si legge nel comunicato di Siena. Da parte sua Lovaglio si ripromette di mettere la banca “nelle condizioni migliori per esprimere quel valore che è rimasto per troppo tempo silente a causa delle legacy del passato. Di riflesso, potremo diventare più attraenti per gli investitori”. L’obiettivo resta infatti quello dell’uscita del Mef e dell’agognata fusione (dopo il gran rifiuto di Unicredit, mentre ieri Crédit Agricole ha preso le distanze).

Per quanto riguarda gli esuberi Mps, il nuovo piano industriale 2022-2026 passa come previsto da un corposo piano di uscite volontarie (4.000 con la chiusura di 150 filiali). Per le uscite dei circa 4.000 addetti si prevede un risparmio dei costi di 270 milioni su base annua a partire dal 2023, a fronte di costi di ristrutturazione pari a circa 800 milioni.

La chiusura delle filiali sarà relativamente rapida: 100 entro il 2024 e altre 50 nell’arco del piano con un numero complessivo che scenderà a 1.218. Si attende ora la reazione dei sindacati.

Mps, obiettivi piano industriale 2022-2026

Fra i target del piano Mps: utile ante imposte pari a 705 mln nel 2024 e 909 mln nel 2026; un utile netto di 1 miliardo nel 2024. Cost/Income ratio al 60% nel 2024 e al 57% nel 2026 (vs 71% nel 2021); Cet1 ratio del 14,2% nel 2024 e del 15,4% nel 2026; e appunto ritorno al dividendo a partire dal risultato del 2025, sulla base di un pay-out ratio del 30%.

Per l’aumento di capitale è stato siglato un pre-accordo di garanzia con un pool di banche. Il consorzio schiera BofA, Citigroup, Credit Suisse e Mediobanca che agiranno in qualità di Joint Global Coordinators; il Mef aderirà in base alla sua quota (64,23%).

L’aumento di capitale verrà sottoposto all’approvazione dell’assemblea degli azionisti “entro la fine di settembre» e il suo completamento è atteso “entro fine 2022”.

Varata anche una riorganizzazione che vede la Direzione Chief Commercial Officer suddivisa in tre Direzioni, con l’obiettivo di puntare ad una maggiore specializzazione e all’offerta di un servizio “tailor-made” per la clientela:Direzione Cco Retail, Imprese e Private e Large Corporate & Investment Banking. Sarà costituita una struttura di “Cost Governance” sotto la responsabilità del Cfo Andrea Maffezzoni.

Widiba

Sempre a livello “industriale”, il piano prevede di rendere Mps una banca focalizzata su famiglie e imprese. Il primo passo sarà la semplificazione del gruppo: al via le fusioni per incorporazione delle controllate Mps Capital Services, Mps Leasing & Factoring e Mps Consorzio Operativo che “produrranno significative sinergie in termini di costi e ricavi incrementali”.

Mps potenzierà quindi l’offerta di prodotti di finanziamento per le famiglie, in particolare per quanto riguarda il credito al consumo e mutui. Potenziamento delle partnership in corso con Anima e Axa rispettivamente nel wealth management e nella bancassurance. Valorizzazione della banca online Widiba per la quale sono previsti investimenti per oltre 30 milioni. Rafforzamento della strategia digitale tramite un ulteriore potenziamento dei prodotti e dell’offerta internet e mobile banking. Fissati importanti obiettivi esg.

Il nuovo piano del Monte dei Paschi punta a ridurre ulteriormente lo stock di crediti deteriorati di 1,3 miliardi (dagli attuali 4,1 miliardi a 2,8 miliardi nel 2026), di cui 800 milioni di cessioni attualmente in corso e il cui completamento è previsto nel secondo semestre 2022. L’Npe ratio netto dovrebbe passare dal 2,6% del 2021 all’1,9% nel 2024 all’1,4% nel 2026.

Piano Mps, analisti

Fra le prime reazioni dei broker, Equita sottolinea l’anticipo delle uscite volontarie con un risparmio di costi pari a 270 milioni a partire dal 2023 (mentre il piano precedente le prevedeva per il 2024) e una semplificazione della struttura di gruppo Inoltre sul fronte dei ricavi, “in continuità col passato, è previsto lo sviluppo del credito al consumo e un focus maggiore su fabbriche prodotto”. Bene secondo la sim “la conferma della size dell’aumento di capitale pari a 2,5 miliardi, dato che fissa l’entità dell’aumento e la quota di mercato non riferibile al Mef (pari quindi a circa 900 milioni)”.

Anche Banca Akros evidenzia il tema della riduzione dei dipendenti, che comporta costi di ristrutturazione per 800 milioni, insieme alla chiusura di 150 filiali e di una previsione “prudente” di incremento dei ricavi (+2% medio annuo tra 2021 e 2026).

Da Intesa Sanpaolo ricordano che l’ammontare dell’aumento è in linea con il piano precedente, mentre i numeri sulle uscite sono inferiori rispetto a quanto anticipato dalla stampa. Il target al 2024 in termini di risultato pre-tasse è superiore del 91% al consensus. Considerato piuttosto sfidante il target di costo del rischio sotto 50 bps al 2024 e 2026.

Reazione per il momento neutra del mercato: alle ore 10,16 le azioni B.Mps segnano -1,46% a 0,6755 euro, in linea con il comparto bancario in una nuova seduta negativa per Piazza Affari sui timori di una prossima recessione.

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