Ven 19 Aprile 2019 — 06:40

Pacchetto Ue e addendum, a marzo pioggia di regole per le banche



In dirittura d’arrivo il “pacchetto” della Commissione europea. Ma anche la Bce prepara l’ultima versione del famigerato addendum

L’Unione europea sarebbe pronta a mitigare le svalutazioni sugli Npl per le banche del Vecchio Continente, una misura di cui dovrebbero beneficiare in primis gli istituti italiani visti gli stock ancora elevati di crediti deteriorati.

Allo stesso tempo però anche la Bce sta limando i dettagli del suo addendum, con il rischio di provocare incertezza su un tema che avrebbe bisogno semmai di chiarezza, soprattutto per un Paese come l’Italia dove un eccessivo inasprimento delle regole potrebbe mettere a repentaglio il credito, e indirettamente la fragile ripresa economica.

Secondo le ultime indiscrezioni provenienti da Bruxelles, gli sherpa della Commissione europea avrebbero dato luce verde alle bozze della proposta legislativa sui crediti deteriorati. Tale proposta, contenuta nel pacchetto banche, comprende una direttiva sul recupero extra giudiziale del collaterale, un passaporto europeo per gli Npl e il piano bad bank nazionale. Nel documento ora sarebbero state introdotte alcune novità che potrebbero allentare la tensione sul sistema, mitigando il rigore su quanto capitale gli istituti devono mettere per legge sul cosiddetto Pilastro 1. Fra le ipotesi, quella citata da Reuters per cui sarebbero concessi 8 anni di tempo alle banche per portare al 100% gli accantonamenti su crediti garantiti (la Bce prevede 7 anni) e due anni per i crediti non garantiti. Una piccola apertura.

La proposta della Commissione, lo ricordiamo, avrebbe appunto la forma di una regola di primo pilastro, cioè generale e richiesta a tutte le banche e si applicherà solo a Npl che vengono da nuovi prestiti.

Per contro la vigilanza Bce sta mettendo a punto l’ormai famigerato addendum, misura che è di secondo pilastro ossia non vincolante e applicata banca per banca. L’addendum (leggi qui la scheda su che cos’è e cosa prevede) riguarderebbe però i nuovi crediti deteriorati che emergono anche da crediti esistenti. Entrambe le proposte dovrebbero essere finalizzate a marzo.

Recentemente uno studio di Mediobanca ha calcolato il possibile impatto delle regole Bce su un gruppo di banche italiane di media grandezza, evidenziando come queste debbano fronteggiare grandi sforzi per allinearsi ai nuovi criteri. Carige sarebbe la banca più colpita, ma anche Banco Bpm e Mps.

Insomma, l’Europa procede su un doppio binario rischiando di alimentare la confusione. Di qui l’avvertimento lanciato nei giorni scorsi dal vice direttore generale della Banca d‘Italia, Fabio Panetta, nel corso di un incontro con gli investitori a Londra. Le due proposte, ha detto Panetta, “dovrebbero essere adeguatamente coordinate, per ottenere risultati ottimali ed evitare di generare confusione tra banche e investitori”. Infatti “c’è un limite alla velocità quando ci si occupa di riduzione degli Npl. Banche e supervisori dovrebbero puntare alla velocità massima, ma tenendo conto del limite”.

In base ai numeri di Bankitalia, il flusso di nuovi Non performing loans è al 2% del totale dei prestiti e sotto la media pre-crisi. Sul fronte della riduzione, dopo i 30 miliardi ceduti nel 2017, sono attesi oltre 25 miliardi nella prima metà del 2018. Di qui la discesa dello stock di Npl, che a metà del 2018, secondo le previsioni di Via Nazionale, si collocherà sotto i 140 miliardi al netto degli accantonamenti, con una riduzione di circa un terzo dal picco raggiunto nel 2015.

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