Mer 24 Aprile 2019 — 12:57

Oro sotto quota 1.300 dollari in attesa di Fed e Bce



Il probabile rialzo dei tassi Usa deprime le quotazioni del metallo giallo, a scapito del ruolo di bene rifugio contro le tensioni internazionali

L’oro si conferma debole oggi nel giorno in cui la Fed potrebbe annunciare il secondo rialzo dei tassi d’interesse quest’anno, portando il costo del denaro nella “forchetta” 1,75%-2%.

Il prezzo spot dell’oro segna 1.293 dollari l’oncia in questo momento, in linea con i minimi da una settimana registrati ieri. Stesso discorso per il future consegna agosto che si mantiene a sua volta sotto quota 1.300 dollari.

L’andamento dell’oro è inversamente correlato a quello dei tassi di interesse in quanto si ritiene che un ambiente di tassi più alti renda meno interessante possedere oro, il quale non offre un rendimento.

Ovviamente il metallo giallo resta un bene rifugio, ma l’incombere del verdetto della Fed certamente non aiuta.

“L’oro sta oscillando fra due forze opposte”, spiega in una nota Névine Pollini, Senior commodity analyst di Union Bancaire Privée – UBP.

“Da un lato – scrive Pollini -, la possibilità di un aumento dei tassi di interesse globale è ribassista per i prezzi dell’oro, e dall’altro le preoccupazioni per le sanzioni commerciali degli Stati Uniti contro la Cina, i paesi Nafta e la Ue”, nonché per l’esito dell’accordo Usa-Corea del Nord sulla denuclearizzazione raggiunto nello storico vertice di ieri.

“Dopo i dati economici americani più solidi del previsto, in particolare il tasso di disoccupazione di maggio, sceso al 3,8%, minimo da 18 anni, ci si aspetta che la Fed alzi i tassi d’interesse questa sera”, continua l’analista del gruppo svizzero. “Nella riunione di politica monetaria del 14 giugno (domani, ndr), la Bce potrebbe anche annunciare il ritmo con cui uscirà dal programma QE. Due eventi che potrebbero pesare sui prezzi dell’oro”.

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