Sab 04 Aprile 2020 — 22:57

Nomine partecipate: rischio slittamento da Leonardo a Eni, Enel, Terna e Poste



Nuovi rumors su un rinvio delle nomine governative giustificato con l’emergenza coronavirus ma che nasconderebbe divergenze politiche

nomine partecipate

Nuove voci su un possibile effetto coronavirus sulle nomine 2020 nelle partecipate del Tesoro. Se le recenti indiscrezioni indicavano una salomonica riconferma dei vertici, vista l’emergenza Covid-19 che vede i vari ministeri impegnati su tutt’altro fronte, secondo gli ultimi rumors si profilerebbe un rinvio delle nomine governative giustificato con l’emergenza coronavirus, ma che nasconderebbe divergenze politiche. Il dossier riguarda importanti società quotate: Leonardo, Eni, Enel, Terna, Poste, Enav e Rai Way.

Nomine partecipate: rinvio in vista?

Per Banca Mps invece sarebbe stata trovata la quadra e la lista del Tesoro calendario alla mano potrebbe arrivare in giornata. L’assemblea al momento è fissata il 6 aprile.

Per il resto, secondo indiscrezioni di stampa, nel governo non ci sarebbe accordo sulla composizione dei cda che dovranno guidare le società per i prossimi tre anni e in particolare sugli amministratori delegati. Per questo, scrive oggi il Sole 24 Ore, è probabile un rinvio delle nomine che, invocando l’emergenza sanitaria, farebbe slittare fino a tre mesi le assemblee, dovrebbero tenersi entro luglio.

Slitterebbe l’assemblea di Poste già fissata per il 16 aprile e, se l’emergenza virus non venisse superata, anche le successive: Terna (27 aprile), Enav (5 maggio), Eni (13 maggio), Enel (14 maggio) e Leonardo (prevista tra il 6 e 20 maggio). Le liste con i candidati al cda devono essere depositate dal Mef, come dagli altri soci, almeno 25 giorni prima dell’assemblea. Il termine per la lista di Poste scade il 22 marzo. Per le altre società ci sarebbe più tempo, ma è prassi del Mef depositare tutte le liste contemporaneamente, questo agevola l’accordo politico sulla spartizione dei posti.

I fondi contrari

Il M5s però valuterebbe alcune nuove candidature, mentre il Pd non è compatto nel giudizio sui manager uscenti, che in gran parte sono gli stessi nominati nel 2014 dal governo Renzi e in maggioranza sono stati confermati nel 2017 dal governo Gentiloni. I maggiori interrogativi riguardano Eni (Claudio Descalzi) e Leonardo (Alessandro Profumo).

Da registrare sul punto la contrarietà dei fondi. I grandi investitori, secondo quanto riportato oggi dal Messaggero, non vedrebbero di buon occhio il rinvio in blocco delle assemblee delle società quotate, eventualità che sarebbe stata sollecitata da Assonime a Consob e sarebbe ora al vaglio della commissione di Borsa italiana.

Gli investitori istituzionali non condividono la necessità di uno slittamento per le nomine partecipate 2020 perché non vedono un vero motivo per non attrezzare le riunioni dei soci in streaming, ma temono che questa possa essere solo una buona scusa dell’esecutivo per rinviare con il decreto atteso domani le nomine delle partecipate pubbliche.

Il momento di emergenza non sembra giustificare tante riflessioni sulla guida di gruppi come Eni, Enel, Terna o Leonardo, che hanno numeri di tutto rispetto nell’ultimo triennio. Senza contare che un rinvio dei conti annuali farebbe scattare anche il rinvio del via libera ai conti trimestrali.

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