Finanzareport.it | Nomine: Meloni pigliatutto, trattative ai supplementari - FinanzaReport News

Gio 25 Luglio 2024 — 08:38

Nomine partecipate: Meloni pigliatutto, trattative ai supplementari



Lega e Forza Italia sulle barricate, secondo la premier il nome di Cingolani a Leonardo avrebbe anche l’ok del Quirinale

Giorgia Meloni

La partita sulle nomine nelle partecipate pubbliche va ai supplementari: ieri sera le varie anime del governo Meloni non avrebbero trovato un accordo sui nomi da inserire nelle liste, che in base alla tempistica dovranno essere presentate entro la giornata di domani 13 aprile. In palio ci sono le poltrone ai vertici di alcune Big quotate del calibro di Eni, Enel, Terna, Leonardo, Poste.

Nomine, Meloni pigliatutto?

Il dossier nomine vede impegnati nelle trattative la stessa premier Giorgia Meloni, con Matteo Salvini per la Lega e Gianni Letta per Forza Italia. A far discutere sarebbe stata una rosa di nomi imposta di fatto dalla Presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia.

Queste le indicazioni della Meloni sugli amministratori delegati dei colossi di Stato: Claudio Descalzi confermato all’Eni, come da attese, con presidente da indicare da parte della Lega; Stefano Donnarumma all’Enel con presidente che non può essere Paolo Scaroni, secondo Meloni, come richiesto da Forza Italia; Matteo Del Fante confermato a Poste Italiane con presidenza da definire; Roberto Cingolani a Leonardo con presidente Giuseppe Zafarana; Giuseppina Di Foggia a Terna.

Nomine, il caso Leonardo

Le proposte maggiormente contestate sarebbero quelle di Donnarumma all’Enel e Cingolani a Leonardo. Il ministro Giancarlo Giorgetti, secondo quanto scrive oggi Repubblica, avrebbe ricevuto nelle settimane scorse diverse lettere da parte di fondi preoccupati per il cambio al vertice di Enel, dove l’attuale amministratore delegato Francesco Starace ha varato un piano per tagliare il maxi debito. Un tema quest’ultimo che non rientra però nelle principali caratteristiche del manager Donnarumma.

fascia dimagrante

A Cingolani, ex ministro del governo di Mario Draghi, si riconoscono invece capacità scientifiche ma nessuna esperienza nella gestione di società quotate in Borsa delle dimensioni di Leonardo. In un momento delicato per la situazione geopolitica occidentale, Cingolani secondo Meloni avrebbe il sostegno del Quirinale. Ricordiamo che al dossier Leonardo si sarebbe interessata persino la Nato, pare auspicando la conferma di Alessandro Profumo per il suo contributo ai rifornimenti di armi all’Ucraina. Proprio sull’ex Finmeccanica la premier avrebbe puntato i piedi, al punto che secondo quanto riporta il Messaggero a chi le contestava la scelta, avrebbe risposto in modo perentorio: “Faremo così”.

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