Lun 06 Dicembre 2021 — 23:53

Mps-Unicredit, Orcel detta le condizioni al Tesoro



Primo incontro tra il ceo e il Mef: no all’acquisizione di Siena ma interesse per filiali Toscana e Lombardia

Andrea Orcel unicredit piano

La partita Mps-Unicredit, dominata finora dal pressing del Tesoro sulla banca milanese per un’acquisizione, potrebbe avere imboccato una svolta. Secondo indiscrezioni di stampa, si è tenuto infatti il primo incontro tra il nuovo ceo di Unicredit, Andrea Orcel, e il Tesoro (titolare del 64% di Mps) dove il dossier è seguito dal dg Alessandro Rivera.

Mps-Unicredit, incontro tra Orcel e Tesoro

Nell’incontro, svoltosi due settimane fa, Orcel avrebbe chiarito che Unicredit non è interessata a un’acquisizione di Siena neppure con i corposi incentivi offerti dallo Stato, che vanno dalla dote fiscale alla copertura dei rischi legali. Lo scrive oggi il Messaggero.

La banca di Piazza Gae Aulenti, che in queste settimane è concentrata sulla riorganizzazione del business, sarebbe tuttavia disposta a partecipare a uno spezzatino di Mps rilevando le filiali di Lombardia e Toscana, sempre secondo la ricostruzione di stampa.

La conversazione fra Orcel e il Tesoro, scrive il giornale, è avvenuta in un clima di grande cordialità anche se il neo amministratore delegato di Unicredit ha ribadito la sua freddezza sull’acquisizione, nel senso che Mps non è tra le priorità dell’istituto perchè in queste settimane è impegnato in una radicale riorganizzazione del gruppo dove non potrà trovare spazio nessuna operazione straordinaria diversa dal riposizionamento del business.

Il Mef a questo punto potrebbe discutere con Ue e Bce un piano B alla luce anche degli stress test che il prossimo 30 luglio dovrebbero evidenziare il deficit di capitale di Mps (attualmente  stimato fino a 2,5 miliardi).

Unicredit-Mps, il piano del governo

Orcel infatti avrebbe ribadito che non può condividere il piano che ha in mente il governo: acquistare il pacchetto di maggioranza (64%), poi lanciare l’opa, pur in un percorso agevolato da concessioni, come la norma del Sostegni bis sulle Dta computabili a capitale, pari al 2% degli attivi del soggetto più piccolo: in questo caso i crediti fiscali massimi si attesterebbero a 2,3 miliardi al netto della fee del 25% applicabile. Questa norma scatta nelle fusioni da deliberare entro il 31 dicembre 2021 e da perfezionare entro l’anno successivo.

Oltre a questa agevolazione, il governo sarebbe disponibile a concederne altre sul contenzioso pregresso, Npl, garanzie sulla bancassurance, su crediti che potrebbero diventare deteriorati, a fronte di un intervento diretto nel capitale, come d’altronde il Tesoro ha concordato nel 2017 con la Dg Comp europea in occasione della ricapitalizzazione precauzionale da 5,4 miliardi.

Dalla ricostruzione del Messaggero, si apprende inoltre che un anno fa (luglio 2020) fu l’ex ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, a manifestare la disponibilità di Unicredit a esaminare, a certe condizioni, l’acquisto del Monte dei Paschi, come risposta all’opas di Intesa Sanpaolo su Ubi. Ma ora a dettare le condizioni è Andrea Orcel.

In Borsa alle ore 9,29 le azioni Mps segnano +0,64% a 1,188 euro; Unicredit invariata a 10,208 euro.

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